I dati incoraggianti nell’intervista al Presidente ANEV, Simone Togni

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Tra gli obiettivi principali dell’utilizzo e sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili è, oltre al risparmio delle emissioni di CO2, soprattutto quello di renderci sempre più indipendenti energeticamente dalle fonti fossili e di conseguenza più indipendenti energeticamente dall’estero, e di diminuire il rischio geopolitico. In un momento storico dove il clima con la sua instabilità ed il Medio Oriente con le sue guerre sono tra i principali argomenti sviscerati dai media ci è sembrato necessario fare il punto sulla situazione delle rinnovabili in Italia, andando ad incontrare il Dott. Simone Togni, Presidente di ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento). Questa associazione, nata nel luglio2002, vede riunite circa 70 Aziende che operano nel settore eolico e oltre 5.000 soggetti tra produttori, operatori di energia, studi ingegneristici ed ambientali. È membro di Confindustria Energia e del Coordinamento Free, collabora da anni con le principali associazioni ambientaliste Legambiente, WWF e Greenpeace sottoscrivendo con loro un protocollo di intesa finalizzato alla diffusione dell’eolico tutelandone il corretto inserimento nel paesaggio.
Secondo l'Associazione Nazionale Energia del Vento, sul territorio nazionale sono ad oggi distribuiti 60.229 aerogeneratori di varia taglia per un totale di potenza installata paria 8.556 MW; la quota di energia prodotta nel 2013 da fonte eolica si è attestata a circa 15 TWh, pari al fabbisogno di circa 15 milioni di persone.

Presidente, può farci una panoramica sul lavoro di ANEV ed il punto sulla situazione dell’eolico in Italia?
L’energia eolica è un’energia rinnovabile che sfrutta la forza del vento trasformandola in energia elettrica. L’ANEV è una associazione di categoria dell’eolico che esiste da 12 anni e si occupa di tutelare gli interessi del settore promuovendone lo sviluppo con una particolare attenzione a: ruolo ambientale, occupazionale e industriale, favorendo tutte le buone pratiche per l’inserimento nel paesaggio di queste strutture. Siamo fermamente convinti che per impianti cosi importanti ci deve essere sinergia con il territorio che le ospita per cosi lungo tempo, si parla di 15/20 anni la durata del ciclo di vita degli impianti, e analogo rispetto dei vincoli paesaggistico ambientali .
Abbiamo anche un protocollo interno stilato in collaborazione con molte associazioni ambientaliste quali Greenpeace e Legambiente, dove appunto sono evidenziati i siti da rispettare perché di particolare pregio paesaggistico o faunistico, rispettando le rotte migratorie dei volatili o i corridoi verdi per l’avifauna. Questo percorso virtuoso ha fatto sì che fino al 2012 abbiamo visto un incremento crescente di installazioni di parchi eolici con l’installazione di quasi 1.200 MW/anno con un solo arresto nell’ultimo anno dovuto tanto al cambio della normativa, quanto alla crisi internazionale più generalizzata. Oggi, comunque, grazie all’energia eolica si producono 15 miliardi di KW/h di energia elettrica pulita, circa il 5% circa della produzione nazionale. Entro il 2020, per rispettare gli impegni presi, tale produzione andrebbe raddoppiata ma con questo freno temiamo di non raggiungerlo sperando comunque di avvicinarci il più possibile.
Da un punto di vista occupazionale l’eolico oggi impiega circa 37 mila addetti perché l’eolico è riuscito a sviluppare in questi anni una filiera industriale nazionale che riesce addirittura ad esportare le nostre tecnologie in particolare gli aereo generatori.
Le criticità del settore sono dovute allo spostamento dei costi costruttivi dovuti anche all’introduzione di nuove tecnologie più efficienti ma anche più onerose che si scontrano con un mercato energetico in forte contrazione. Vorremmo ricordare che vi sono molte Nazioni europee dove l’approvvigionamento elettrico da fonti rinnovabili sfora ben oltre le nostre percentuali: caso emblematico fra tutti la Danimarca con una copertura energetica del 100%, questi casi ci sono di aiuto per assicurarci l’assenza di problemi alla rete elettrica fino ad una penetrazione del 45% di elettricità fornita da fonti rinnovabili non continue.

Cosa ne pensa ANEV riguardo allo sviluppo del mini eolico?
I dati che ho fornito fino ad ora sono riferiti a tutte le categorie dell’eolico, l’ANEV crede molto nell’importanza culturale che deriva dallo sviluppo del minieolico dato che risponde a quelle esigenze di generazione distribuita che rispondono a pieno al fine ultimo delle rinnovabili che è quello di arrivare ad una indipendenza energetica . Si sta sviluppando ma il problema è che anche per piccoli impianti è necessario eseguire una analisi anemometrica prima dell’installazione che è molto costosa facendo lievitare i costi iniziali e rendendo gli investimenti poco economici. Sarebbe interessante che venisse aiutata lo studio anemometrico .

Siamo sempre abituati a vedere i parchi eolici lungo le vette dei nostri rilievi che ovviamente sono più esposti ai venti, ma che subiscono anche il maggior impatto visivo. È auspicabile un aumento degli impianti presso le zone industriali dismesse?
Dato che gli incentivi non sono a fondo perduto ma sulla produzione ed essendo questa un’attività imprenditoriale privata, gli imprenditori installano lì dove producono di più per avere, ovviamente, un più veloce ritorno dell’investimento. Fermi restando i vincoli paesaggistici, quindi è possibile che questi investimenti vengano fatti anche in aree diverse, sempre che siano produttive. Tra i vincoli che hanno gli imprenditori che si avventurano nella costruzione di un parco eolico, c’è l’obbligo di ripristino delle aree a fine del ciclo di vita in modo da ripristinare il paesaggio dopo i circa 20 anni di produzione con tutto il beneficio che l’ambiente ha avuto producendo energia elettrica con energia pulita.