Apre i battenti a Roma il Museo dei crimini ambientali (Macri). Prima e unica nel suo genere, la struttura raccoglie oltre 71mila reperti sequestrati dal Corpo forestale dello Stato: dalle zanne di elefante intagliate ai rimedi afrodisiaci ricavati dai corni di rinoceronte.

museo crimini ambientali

Inaugurato il 31 gennaio al Bioparco di Roma alla presenza del Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, dal Capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone e dal Presidente della Fondazione Bioparco di Roma Federico Coccia, il primo Museo Permanente del Crimine Ambientale ha l’obiettivo di sensibilizzare il grande pubblico sul commercio illegale di fauna e flora in via d’estinzione.

Sviluppato su 400 metri quadrati, il museo espone reperti confiscati nel corso delle innumerevoli operazioni del Servizio CITES (la Convenzione internazionale che regolamenta il commercio internazionale di specie di flora e fauna in via di estinzione) del Corpo forestale dello Stato negli ultimi venti anni, sia sul territorio nazionale che internazionale.

Si stima che attualmente siano conservati dal Corpo forestale dello Stato oltre 71mila reperti. L’Italia rappresenta, infatti, uno dei più importanti mercati di prodotti ed articoli derivati da specie animali e vegetali, il cui giro di affari a livello internazionale è stimato nell’ordine di 260 miliardi di euro l’anno. Il contrasto ai traffici illegali di specie selvatiche e la verifica delle filiere produttive e dei commerci che impiegano tali specie sono gli obiettivi principali che il Corpo forestale dello Stato si pone quale Autorità preposta al controllo del commercio in attuazione della CITES e dei relativi regolamenti europei. Per fare un esempio, nel 2011 sono stati effettuati 59.665 accertamenti e posti sotto sequestro 1.233 animali vivi, tra cui grandi felini, scimmie, pappagalli, rapaci rari, pitoni, testuggini e coralli.

C'è un concetto educativo legato alla nascita del Museo dei crimini ambientali: dobbiamo alzare l’asticella della consapevolezza - ha dichiarato Martina - e con il Macri facciamo un passo importante verso i temi dell’Expo 2015, che sarà un grande appuntamento educativo”.

Lungo il percorso espositivo, oltre ai reperti, sono presenti anche animali vivi, spesso esotici e importati illegalmente in Italia. Questi animali, dopo esser stati sequestrati, non possono essere liberati perché porterebbero delle alterazioni nell’ecosistema o avrebbero difficoltà nell’ambientarsi. Sono così costretti ad una vita in cattività.

Il museo non è solo un’esposizione statica - ha spiegato Patrone - ma un punto d'incontro per ricerche, dibattiti, divulgazione ed educazione ambientale. Si tratta del primo museo di questo genere che sia mai stato aperto in Europa e rappresenta un primato per il Bioparco e per l'Italia”.

Il Museo
Lo spazio museale ha un forte impatto emotivo sui visitatori: l’allestimento è curato da professionisti, artigiani, tecnici specializzati, insieme ad esperti del settore del cinema.
Ad accogliere il visitatore un breve filmato in cui l’etologo Danilo Mainardi presenta le tematiche del Museo.
Nell’area dedicata al tema dell’inquinamento ambientale e agli incendi sono presenti esemplari vivi di avocette (uccelli dal curioso becco all’insù), spesso vittime dell’inquinamento delle zone umide, e testuggini marginate in rappresentanza di tutti gli animali vittime degli incendi boschivi. Mentre nell’area dedicata al taglio illegale delle foreste pluviali ci sono gli storni splendenti purpurei, il turaco di Livingstone, le tortore ali verdi, i roul roul.
Nella parte centrale della struttura si trovano le teche espositive dedicate alla CITES e contenenti, tra gli altri, esemplari imbalsamati, parti e prodotti derivati, confiscati e custoditi dal Servizio Forestale, che vengono esposti e mostrati al pubblico per la prima volta.
Alcune di queste teche sono dedicate al bracconaggio e al reato di maltrattamento animale e contengono gli oggetti di cattura più utilizzati nella caccia illegale. Altre espongono gli strumenti di cui dispone l’investigatore della natura nella sua attività di indagine, che vanno dalle tecniche di laboratorio forense al laboratorio mobile della Forestale, dal criminal profiling alle tecniche di identificazione delle specie protette, ecc.

La Convenzione di Washington
Dopo la droga e le armi, il commercio illegale di fauna e flora è il secondo mercato clandestino al mondo per fatturato e numero di persone coinvolte, con un giro di denaro pari a miliardi di dollari.
È stato calcolato che a causa dell’uomo ogni anno 100 specie di animali si estinguono: milioni di esemplari vivi vengono continuamente prelevati dall’ambiente naturale per essere destinati al mercato degli animali da compagnia o a quello delle piante ornamentali, oltre all’enorme commercio di pellame, pellicce, legno e manufatti lavorati.
Per far fronte a ciò, la comunità internazionale ha istituito la Convenzione di Washington, conosciuta come CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) che regolamenta il commercio di migliaia di specie viventi, favorendo un uso sostenibile delle risorse naturali. La CITES, che fa parte delle attività del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) rappresenta, ad oggi, la più importante convenzione per la tutela delle specie viventi, nonostante pochi ne conoscano l’esistenza.