È giunto finalmente in GU il Piano nazionale che definisce le linee guida per la diffusione sul territorio delle colonnine di ricarica per chi si muove con auto o mezzi commerciali elettrici.
Il provvedimento dovrebbe costituire un passo importante per lo sviluppo della mobilità pulita e una spinta per il mercato dei veicoli elettrici.

colonnine elettriche

Sulla GU n. 280 del 2 dicembre 2014 è stato pubblicato il D.P.C.M. del 26 settembre 2014, avente ad oggetto “Piano infrastrutturale per i veicoli alimentati ad energia elettrica, ai sensi dell'articolo 17-septies del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83”.
Come indica l’oggetto, si tratta di un provvedimento già previsto dal cosiddetto “Decreto Sviluppo” che conteneva, tra le altre, anche le “Disposizioni per favorire lo sviluppo della mobilità mediante veicoli a basse emissioni complessive”, attraverso la realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica di veicoli alimentati ad energia elettrica, prevedendo che entro 6 mesi dalla conversione in Legge del Decreto dovesse essere emanato il Piano nazionale che, pertanto, è giunto in GU con 20 mesi di ritardo.
L’attuazione del Piano, contenuto nell’Allegato, come prevede l’Art. 2 del D.P.C.M., “al fine di concentrare gli interventi nei singoli contesti territoriali in funzione delle effettive esigenze verrà realizzata attraverso la stipula di appositi accordi di programma” tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le Regioni, valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati, comprese le società di distribuzione dell’energia elettrica.

Nel frattempo, la Commissione UE aveva adottato all’inizio del 2013 un pacchetto di misure (Clean Fuel Strategy) per la realizzazione di infrastrutture per i combustibili alternativi, che dopo il previsto iter legislativo e un compromesso raggiunto tra Parlamento e Consiglio si è tradotto nella Direttiva 2014/94/UE del 22 ottobre 2014 che stabilisce un quadro comune di misure per ridurre al minimo la dipendenza dal petrolio e attenuare l'impatto ambientale nel settore dei trasporti, definendo requisiti minimi per la costruzione dell'infrastruttura per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricarica per veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale (GNL e GNC) e idrogeno, da attuarsi mediante i quadri strategici nazionali degli Stati membri, nonché le specifiche tecniche comuni per tali punti di ricarica e di rifornimento, e requisiti concernenti le informazioni agli utenti.
La Direttiva, che dovrà essere recepita nelle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali entro il 18 novembre 2016, si inserisce nella Strategia Europa 2020 per un uso efficiente delle risorse che mira anche a ridurre l’importazione di petrolio e nella Strategia Trasporti che prevede la riduzione del 60% delle emissioni del settore al 2050.

Secondo la Commissione UE, l’uso di combustibili puliti è ostacolato da tre fattori principali: l’elevato costo dei veicoli, un basso livello di accettazione da parte dei consumatori e la mancanza di stazioni di ricarica e rifornimento. Si tratta di un circolo vizioso: non vengono costruite stazioni di rifornimento perché non ci sono abbastanza veicoli; i veicoli non sono venduti a prezzi competitivi perché la domanda è insufficiente; i consumatori non acquistano i veicoli perché sono costosi e non ci sono stazioni di rifornimento.

Per quanto attiene la fornitura di elettricità per il trasporto, il Piano nazionale fissa 3 obiettivi temporali:
- al 2016, 90.000 punti di ricarica accessibili al pubblico;
- al 2018, 110.000 punti;
- al 2020, 130.000 punti.
Tale articolazione era correlata alla proposta originaria della Commissione UE che definiva una tabella con un numero minimo di punti di ricarica per ogni Paese membro (per l’Italia si prevedeva che dovessero essere installati almeno 125.000 punti di ricarica al 2020), che è stata fortemente ridimensionata dal compromesso Parlamento-Consiglio, e che ha previsto l’installazione entro la fine del 2020 di un numero tale da permettere ai veicoli elettrici di circolare senza problemi almeno nelle città e nelle aree suburbane. Nel complesso, “un numero appropriato per tali punti non dovrebbe essere inferiore a uno per ogni 10 veicoli".

Aggiornato al 30 giugno di ogni anno, e probabilmente rivisitato alla luce della Direttiva 2014/94/UE, il Piano nazionale viene finanziato con le risorse contenute nell'apposito Fondo istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con una dotazione di 47.629.309 di euro, di cui: 18.417.176 euro per il 2013; 14.297.133 per il 2014; 14.915.000 per il 2015.
Con queste risorse il Ministero co-finanzierà, fino al 50%, le spese sostenute per l'acquisto e l'installazione degli impianti per la ricarica dei veicoli elettrici.
Una quota pari all'80% dei trasferimenti erariali a favore di ogni Regione sarà erogata a condizione che la Regione stessa abbia adottato apposite misure di riduzione dei costi della politica.

Oltre a quello relativo alle infrastrutture di ricarica, il Piano prevede altri due ambiti di intervento:
- finanziamenti per la promozione della ricerca tecnologica nel settore, a valere sul Fondo rotativo di cui alla legge n. 311-2004;
- agevolazioni per l'acquisto di veicoli a basse emissioni complessive, a valere su risorse pari a 108.141.548 euro, di cui:
36.385.329 euro per il 2013; 31.363.943 euro per il 2014 ; 40.392.276 euro per il 2015.