Entra nella fase attuativa il Programma nazionale per la mobilità sostenibile previsto dal Collegato ambientale.
Ai Comuni spetta ora il compito di saper cogliere le opportunità, anche se le risorse sono scarse e non hanno il carattere della continuità.

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Dopo l'annuncio fatto dal Sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo all'indomani del via libera delle Commissioni Ambiente e Lavori Pubblici del Senato nello scorso mese, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato il 21 luglio 2016 che è stato firmato il Decreto che assegna 35 milioni di euro per il Programma nazionale di mobilità sostenibile previsto dal "Collegato ambientale".

"Entriamo dunque nella fase attuativa di una delle misure strategiche messe in campo per realizzare quella programmazione nel contrasto all’inquinamento delle città che è a lungo mancata - ha spiegato il Ministro Gian Luca Galletti - I soldi ci sono, ora mi aspetto che i Comuni colgano questa opportunità e mostrino una grande voglia di innovare la mobilità dei nostri centri urbani: ho convocato per mercoledì prossimo il tavolo sulla qualità dell’aria al ministero per fare il punto su questo decreto, come sullo stato di avanzamento delle altre azioni previste nel protocollo sottoscritto con Regioni e Comuni".

Tra gli interventi finanziabili ci sono i servizi e le infrastrutture di mobilità collettiva e condivisa a basse emissioni, come il car pooling, il car e bike sharing, ma anche bike to work, bicibus, piedibus e infomobilità. Verranno poi valutati progetti per la realizzazione di percorsi protetti, tra cui le corsie ciclabili e le "zone 30", come quelli che prevedono la riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sostain prossimità di istituti scolastici, università e sedi di lavoro. Saranno valutate anche le proposte di programmazione di uscite didattiche e spostamenti durante l’orario di lavoro per motivi di servizio con mezzi di trasporto a basse emissioni, i progetti di formazione ed educazione di sicurezza stradale e di guida ecologica, cosi come quelli che prevedono la cessione a titolo gratuito di "buoni mobilità" o agevolazioni per studenti e lavoratori che nei tragitti casa-scuola e casa-lavoro vogliano usare modalità di trasporto sostenibile.

Destinatari del Programma sperimentale sono uno o più Enti Locali che presentino progetti riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a centomila abitanti, ma a parità di valutazione saranno finanziati prioritariamente i progetti nei Comuni in cui si sia verificato nel 2015 un superamento dei limiti di legge di PM10 e NOx e in cui si sia adottato il Piano Urbano della Mobilità, cosi come per i Comuni che abbiano aderito ad accordi territoriali di contenimento dell’inquinamento atmosferico da fonti mobili.

I punteggi saranno attribuiti secondo precisi criteri: la qualità dell’intervento, dunque innanzitutto la fattibilità e la copertura finanziaria, i benefici ambientali che è in grado di apportare, il livello di integrazione con altre azioni sul territorio, il grado di innovazione, la presenza di una pianificazione dei trasporti e di iniziative di mobility management all’interno dell’amministrazione.

Ogni Ente potrà presentare il suo progetto entro 90 giorni dalla pubblicazione dell’avviso in Gazzetta Ufficiale ed entro 60 giorni dalla scadenza del termine un Decreto del Ministro indicherà gli Enti Locali beneficiari e la conseguente ripartizione delle risorse.

Sono state in parte recepite alcune osservazioni che alla bozza di Decreto erano state avanzate dalla FIAB (Federazioni Italiana Amici della Bicicletta) che aveva sottolineato come, per scoraggiare il più possibile l’utilizzo dell’auto privata, sia necessario promuovere un “sistema multimodale, integrando a pieno titolo la bicicletta con una serie di iniziative, tra cui: trasporto bici al seguito su tutti i mezzi pubblici, servizi di bike-sharing supportati da adeguati parcheggi per chi proviene dalle cosiddette 'zone a domanda debole' (aree urbanizzate dell’hinterland poco servite dai trasporti pubblici), realizzazione di corsie ciclabili 'zone 30' con velocità ridotta per gli autoveicoli".

Insomma, ci sono le premesse per cominciare a realizzare “sani” percorsi di mobilità "sostenibile". C'è da verificare la volontà e capacità degli Enti a cogliere le opportunità, anche se le risorse sono scarse e, soprattutto, non sono continuative