Presentato il Rapporto finale del TEEB


rapporto finale teeb

Come avevamo anticipato nel numero di ottobre, in occasione della 10a Conferenza delle Parti CBD di Nagoya (ndr.: per i risultati conseguiti si veda l’articolo “A Nagoya anche il cappello di Indiana Jones sul tavolo negoziale” a pag. 46 di questo stesso numero), è stato presentato il 20 ottobre 2010 il Report finale del TEEB (acronimo che sta per “L’economia degli Ecosistemi e della Biodiversità”), dal titolo “Mainstreaming the Economics of Nature”.

Si è trattato del Documento riassuntivo finale di 5 relazioni interconnesse, precedentemente pubblicate e singolarmente da noi analizzate sulle pagine di Regioni&Ambiente: la Relazione intermedia rilasciata a Maggio del 2008, in occasione della 9a Conferenza delle Parti della Convenzione CBD di Bonn; la Relazione sul Clima del Settembre 2009; quelle indirizzate ai Decisori politici internazionali e nazionali (Novembre 2009), alle Imprese (Luglio 2010) ai Governi locali (Settembre 2010), agli Economisti e Ecologisti (Ottobre 2010) e ai Cittadini (Ottobre 2010).
Il Rapporto conclude un lavoro imponente durato 3 anni che ha avuto per fine la divulgazione del valore economico del patrimonio naturale e dei costi socioeconomici connessi alla sua perdita, dal momento che mentre la questione climatica in questi ultimi due decennio ha assunto rilievo nell’agenda politica al alto livello, la perdita di biodiversità, invece, è rimasta ai margini della governance internazionale.

Il progetto era nato in occasione del G8 Ambiente di Potsdam (Marzo 2007) su proposta dell’ex Ministro dell’Ambiente della Germania, Gabriel Sigmar e dell’allora Commissario UE all’Ambiente Stavros Dimas, ed è stato successivamente patrocinato dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), con il supporto economico della Commissione UE, tanto che l’attuale Commissario all’Ambiente Janez Potočnik, presente a Nagoya, dopo averne rivendicato l’originaria proposta e il convinto sostegno ha sottolineato che “la Commissione UE ha intenzione di avviare uno studio per esaminare più in dettaglio i dati disponibili in un contesto comunitario e nelle aree per implementare le analisi sviluppate dal TEEB nelle nostre politiche”.

Il Progetto è stato coordinato dall’economista indiano Pavan Sukhdev, Direttore a Londra della Sezione Mercati globali della Deutsche Bank e Direttore della Green Economy Initiative dell’UNEP.
“L’approccio del TEEB permette di reimpostare la bussola economica e di inaugurare una nuova era in cui il valore dei servizi della natura sia visibile e divenga un elemento esplicito nel prendere decisioni sia a livello politico che imprenditoriale - ha affermato Sukhdev - L’inazione non soltanto ci fa perdere migliaia di miliardi equivalenti agli attuali e futuri benefici per la società, ma fa impoverire ulteriormente chi è già in difficoltà e mette a rischio le future generazioni. Il tempo dell’ignorare la biodiversità e del persistere con il pensiero convenzionale relativo alla creazione della ricchezza e dello sviluppo è finito: dobbiamo proseguire nel percorso verso un’economia verde”.

La natura fornisce alla società umana una serie di benefici, quali il cibo, il legname, l’acqua, le medicine, i suoli, ecc. che sono pubblici e non hanno mercato, nonostante si riconosca che stanno subendo gravi conseguenze a seguito delle pressioni antropiche, sono putroppo ignorati dai convenziali sistemi di contabilità. Il Rapporto dimostra che i costi economici della perdita di biodiversità e la relativa diminuzione dei servizi ecosistemici in tutto il mondo sono pesantissimi, per cui occorre che i sistemi nazionali di contabilità misurino i significativi vantaggi che offrono, perché in tal modo sarebbe più facile adottare misure legislative e di progettazione per meccanismi di finanziamento per la loro conservazione.

Nella Relazione finale “Mettere al centro l’economia della natura”, ci sono tre scenari: un ecosistema naturale (le foreste); un insediamento umano (città); un settore di attività (miniere), per illustrare come i concetti economici e gli strumenti descritti nel TEEB possono aiutare a dotare la società dei mezzi necessari per integrare i valori della natura nel processo decisionale a tutti i livelli.
Con oltre la metà della popolazione umana che vive nelle aree urbane, le città hanno un ruolo determinante da svolgere nel riconoscere come il capitale naturale sia necessario per mantenere e migliorare il benessere dei propri abitanti. Stanno emergendo innovativi strumenti economici e politiche di governo che premiano le buone pratiche. Ad esempio, la città giapponese di Nagoya che ha ospitato la COP-10, ha implementato un nuovo sistema di sviluppo dei diritti negoziabili per cui chi desidera superare i limiti esistenti in materia di altezza degli edifici può compensare l’impatto che ne consegue con l’acquisto e la conservazione di aree del paesaggio agricolo tradizionale del Giappone. Sono previsti sconti sui prestiti bancari per gli edifici che conseguono elevati punteggi basati su sistemi di certificazione green che, progettati dalle autorità cittadine, hanno anche creato incentivi per maggiori spazi verdi all’interno dei progetti della città.

Un altro importante risultato che consegue dai molti studi realizzati dal TEEB è il contributo delle foreste e degli altri ecosistemi per il sostentamento di famiglie rurali povere, e quindi il potenziale significativo che hanno gli sforzi di conservazione nel contribuire alla riduzione della povertà. È stato stimato che i servizi ecosistemici e gli altri beni naturali non commerciabili costituiscano tra il 47% e l’89% del cosiddetto “PIL dei poveri” (cioè il PIL effettivo o il totale delle fonti di sostentamento delle famiglie povere che vivono nelle aree rurali e forestali), in alcuni grandi Paesi in via di sviluppo.
“In passato solo settori tradizionali come il manifatturiero, il minerario, della vendita al dettaglio, delle costruzioni e della produzione di energia sono stati più in alto nella mente dei pianificatori economici e dei ministri delle finanze, dello sviluppo e del commercio - ha osservato Achim Steiner, Direttore esecutivo dell’UNEP - Il TEEB ha portato all’attenzione del mondo che i beni e i servizi offerti dalla natura hanno un egual peso, se non addirittura di più, per la ricchezza delle nazioni, poveri compresi, aspetto questo che avrà un maggior rilievo, visto che il pianeta ha risorse limitate per una popolazione destinata ad aumentare a 9 miliardi di individui entro il 2050”.

Il Rapporto contiene anche il messaggio che il mondo degli affari è incapace di tener conto del valore del capitale naturale, in particolare settori come quello minerario possono rappresentare significativi rischi commerciali e sociali. La società di consulenza britannica Trucost ha stimato che gli impatti negativi o le “esternalità ambientali” delle 3.000 compagnie mondiali quotate assommano a circa 2.200 miliardi di dollari annui.
Approcci del tipo impatto positivo netto, mitigazione delle zone umide e bio-banking possono aiutare ad assicurare che questi attuatori si assumano la responsabilità del loro impatto ambientale. Allo stesso modo consumatori e governi che optano per scelte di acquisti più verdi offrono al settore imprenditoriale l’opportunità di conseguire guadagni considerevoli:
- entro il 2020 la dimensione del mercato annuale dei prodotti agricoli certificati è stimato nell’ordine di 210 miliardi di dollari;
- i pagamenti per i servizi ecosistemici legati all’acqua, in 6 miliardi di dollari;
- i compensi per azioni volontarie per la biodiversità, in 100 milioni di dollari annui.

Molti Paesi stanno già prendendo provvedimenti per adottare l’approccio TEEB, come nel caso dell’India che, come ha spiegato il suo Ministro dell’Ambiente Jairam Ramesh, “Ha in animo di adottare le linee guida dello studio TEEB per la contabilità nazionale che possa concretizzarsi entro il 2015, al fine di prendere decisioni che non si basino su obiettivi a breve termine, ma che gettino le basi per uno sviluppo sostenibile ed inclusivo del Paese”.
Altrettanto si appresta a fare il Brasile dove “Governo ed Imprese stanno prendendo in seria considerazione di muoversi verso l’approccio pratico e sostenibile del processo decisionale, secondo le raccomandazioni del TEEB”, ha affermato a sua volta Braulio Dias, Segretario per la Biodiversità e Foreste del Brasile.

Lo studio TEEB si conclude con le seguenti Raccomandazioni:
1. La comunicazione al pubblico e la responsabilità per gli impatti sulla natura dovrebbero essere i risultati essenziali della valutazione della biodiversità.
2. L’attuale sistema di contabilità nazionale dovrebbe essere rapidamente aggiornato per includere il valore della variazione delle scorte di capitale naturale e dei servizi ecosistemici.
3. Una priorità urgente è quella di elaborare coerenti conti “fisici” degli stock forestali e dei servizi ecosistemici, entrambi i quali sono necessari, ad esempio, per lo sviluppo di nuovi meccanismi e incentivi di carbonio delle foreste.
4. Le relazioni annuali e i conti delle imprese e di altre organizzazioni devono indicare tutte le “esternalità” importanti, compreso il danno ambientale che colpisce la società e le variazioni del patrimonio naturale che non sono attualmente pubblicate nei bilanci pubblici.
5. I principi di “No Net Loss” o “Net Positive Impact” dovrebbero essere considerati come normale prassi commerciale, utilizzando il solido “Biodiversity Performance Benchmark and Assurance Process”, al fine di prevenire e limitare i danni, insieme con gli investimenti probiodiversità, per compensare gli impatti negativi che non possono essere evitati.
6. I principi del “chi inquina paga” e del “pieno recupero dei danni” sono potenti linee guida per la riorganizzazione delle strutture di incentivazione e di riforma fiscale. In alcuni contesti, il principio del “chi ne beneficia paga” può essere invocato a sostegno di nuovi incentivi positivi, come i pagamenti per i servizi ecosistemici, agevolazioni fiscali e altri trasferimenti fiscali che mirano ad incoraggiare gli attori del settore pubblico e privato a fornire servizi ecosistemici.
7. I Governi dovrebbero puntare alla completa divulgazione dei sussidi, alla misurazione e alla rendicontazione annuale, in modo che le loro componenti perverse possano essere riconosciute, monitorate e, infine, eliminate.
8. Dovrebbe essere perseguita l’istituzione di sistemi di gestione completi, rappresentativi, efficaci ed equi delle aree protette regionali e nazionali (in particolare in alto mare) al fine di conservare la biodiversità e mantenere una vasta gamma di servizi ecosistemici. La valutazione degli ecosistemi può aiutare a giustificare la politica delle aree protette, ad identificare le opportunità di finanziamento e di investimento, ad informare sulle priorità di conservazione.
9. La tutela e il recupero dell’ecosistema dovrebbero essere considerati come una valida opzione di investimento a sostegno delle azioni di mitigazione e adattamento dei cambiamenti climatici. Nell’ambito del processo REDD-Plus dell’UNFCCC, dovrebbe essere prioritario accelerarne l’attuazione, a partire da progetti pilota e dagli sforzi per rafforzare la capacità dei Paesi in via di sviluppo, aiutandoli a creare sistemi credibili di monitoraggio e di verifica che consentano la completa diffusione di tale strumento.
10. La dipendenza dell’uomo dai servizi ecosistemici e, in particolare, il loro ruolo come ancora di salvezza per molte famiglie povere, deve essere maggiormente integrata nelle politiche. Ciò vale sia per mirare gli interventi per lo sviluppo, sia per valutare l’impatto sociale delle politiche che incidono sull’ambiente.