“Mare Monstrum 2016”: in Italia il 40% delle acque non trattate viene riversato nei fiumi, quindi in mare

“Mare Monstrum 2016”: in Italia il 40% delle acque non trattate viene riversato nei fiumi, quindi in mare

Il Dossier di Legambiente che denuncia ogni anno quanta illegalità sia diffusa nei nostri mari, evidenzia che il numero di persone denunciate è cresciuto del 27% nel 2015 e che, oltre la pesca, si segnalano le infrazioni relative a cattiva depurazione e scarichi selvaggi, e all’abusivismo edilizio costiero.

goletta

Alla vigila della partenza da Genova di “Goletta Verde”, la storica imbarcazione di Legambiente, che svolge da 30 anni l’attività di analisi della qualità delle acque, di denuncia dell’inquinamento, della scarsa e inefficiente depurazione dei reflui, delle speculazioni edilizie e degli ecomostri e della cattiva gestione delle coste italiane, l’Associazione ambientalista ha presentato il 27 giugno 2016 “Mare Monstrum”, il Dossier che ogni anno, grazie alla preziosa collaborazione delle forze dell'ordine (Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato e delle Regioni a statuto speciale, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Polizia di Stato), dei magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale, degli avvocati dei Centri di azione giuridica di Legambiente, dei circoli territoriali di Legambiente, denuncia quanto sia critica la situazione del “mare illegale”.

In Italia i reati ai danni del mare sono cresciuti nel 2015 del 27% ed è salito pure il numero delle persone denunciate, che passano da 18.109 a 19.614, mentre flette, seppur di poco il dato dei sequestri, sono 4.680 a fronte dei 4.777 del 2014.
A fare la parte del leone è il settore della pesca illegale, con 6.810 reati accertati, seguita dalle infrazioni relative alla cattiva depurazione e agli scarichi selvaggi, che sono state 4.542,.
In Italia il 40% delle acque che non viene trattato è riversato nei fiumi, quindi in mare. 
Secondo quanto riportato dalla missione di governo #italiasicura nel 21% dei maggiori comuni italiani la rete fognaria non è allacciata a un depuratore, impianto fondamentale per garantire la rimozione di scarichi inquinanti che si riversano nei corsi d'acqua e nel mare.

È un vero e proprio “deficit depurativo” quello denunciato da Legambiente, reso ancora più evidente dalle 2 condanne delle procedure d'infrazione 2004/2034 e 2009/2034:
- la prima relativa agli agglomerati maggiori di 10mila abitanti equivalenti (a.e) che scaricano in aree ''sensibili'', la cui violazione da parte di 110 agglomerati è stata accertata con la sentenza 19 luglio 2012 della Corte di Giustizia;
- la seconda è relativa alla non attuazione della Direttiva 91/271/CEE per 41 agglomerati con più di 2mila a. e., con sentenza emessa il 10 aprile 2014.
L'Italia ha subito anche una terza procedura d'infrazione, avviata all'inizio del 2014, relativa agli agglomerati con carico generato superiore a 2mila a.e.

Le Regioni maggiormente interessate sono la Campania, con l'81% degli agglomerati condannati o interessati in procedure d'infrazione, la Sicilia, con il 73% e la Calabria con il 62%. Se guardiamo però anche al numero assoluto di agglomerati coinvolti, insieme alla Sicilia, con 244 agglomerati, e alla Calabria con 148, nei primi posti c'è anche la Lombardia con 127 agglomerati, seguita dalla Campania (122). In queste sole 4 regioni è concentrato oltre il 60% degli agglomerati fuori norma. La condanna del 2012 riguarda dunque Sicilia in primis, con 62 agglomerati, seguita dalla Calabria (18), Campania (10), Liguria (9), Puglia (6), Friuli Venezia Giulia (2), Lazio (1) e Abruzzo (1).

A gennaio del 2016 è scaduto il termine ultimo per adeguarsi ai contenuti della sentenza di condanna emessa nel luglio 2012 per le carenze infrastrutturali dei sistemi di raccolta e trattamento degli scarichi fognari in 88 agglomerati urbani con più di 15mila abitanti. Sono le regioni a dover pagare le sanzioni e il governo italiano ha già annunciato di volersi avvalere del potere di rivalsa secondo il quale potrà bloccare i fondo destinati a comuni e regioni. Per avere un'idea, si va dai 185 milioni per la Sicilia, ai 5 per Valle d'Aosta e Veneto.
Altrettanto elevato è il numero delle infrazioni legate al ciclo del cemento, 4.482, dove domina la fattispecie dell’abusivismo edilizio costiero. I nostri litorali sono puntellati da distese di villini sorti “spontaneamente”, in barba alle regole edilizie, al paesaggio e alla qualità dei manufatti. E ci sono poi alcuni casi esemplari di sfregio alle coste, che Legambiente denuncia da sempre nei suoi dossier e nelle sue iniziative: ecomostri, grandi alberghi o villaggi in riva al mare, che rappresentano appieno la devastazione illegale e impunita dell’abusivismo edilizio, e di cui l’associazione chiede ai Comuni e alle istituzioni nazionali l’abbattimento in via preferenziale. 

Dopo l’abbattimento nel 2014 degli scheletri sulla collina di Quarto Caldo nel Parco nazionale del Circeo e dello scheletro di Alimuri a Vico Equense, quest’anno la top 5 dell’abusivismo edilizio vede accanto agli scheletri di Pizzo Sella a Palermo, il villaggio di Torre Mileto a Lesina (FG), lo scheletro dell’Aloha Mare ad Acireale (CT), le 35 ville nell’area archeologica di Capo Colonna a Crotone e le case abusive dell’Isola di Ischia.
Il 52,4% degli illeciti si concentra nelle regioni del Sud, anche classificabili come quelle “a tradizionale presenza mafiosa”, ossia Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. In testa, c’è la Campania con 3.110 illeciti, il 16,8% del totale, ben 6,6 per chilometro di costa. Molto vicino si piazza la Sicilia, con 3.021 reati, il 16,4%. Le due regioni, da sole, rappresentano un terzo di tutti i reati. Terzo è il Lazio, con 1.920 reati accertati, al quarto posto troviamo la Calabria con 1.838 e quinta è la Puglia con 1.701. 
La Campania detiene anche il primato specifico del cemento illegale, con quasi il 20% dei reati accertati. Gran parte di questi reati è legata alla realizzazione di case, stabilimenti turistici, hotel, villaggi vacanza e altre infrastrutture private sul demanio marittimo o in aree vincolate lungo la costa. 
Al 2° posto, la Calabria con il 13,2%, seguita dal Lazio con l’11,5%, dalla Sicilia con il 10,3% e dalla Puglia con il 9,6%. 
Approvare al più presto la legge sugli abbattimenti degli ecomostri, che giace in Parlamento dal 2012, è una priorità per il nostro Paese - ha dichiarato Rossella Muroni, Presidente di Legambiente - Abbiamo vinto tante battaglie contro gli oltraggi al nostro prezioso patrimonio ambientale, a partire dalla nuova legge sugli ecoreati, ma molto resta ancora da fare sia contro il cemento e gli abusi edilizi che rovinano irreparabilmente la bellezza delle nostre coste, sia contro le trivellazioni e le ricerche petrolifere che danneggiano e mettono a repentaglio l’ecosistema marino, contro gli scarichi e le sostanze inquinanti che in mare vengono sversate ogni giorno e contro il marine litter la cui presenza è, purtroppo, sempre più forte nei mari e sulle spiagge”.

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