Una proposta congiunta USA-Nuova Zelanda ha portato alla salvaguardia di un ecosistema unico per la sua biodiversità e tra i più resistenti ai cambiamenti climatici.

È stata scoperta solo 175 anni fa, ma da subito si è capito che doveva essere protetta dall'intervento dell'uomo. Il 26 ottobre 2016 il Mare di Ross, una profonda baia nel sud dell'Antartide con un'estensione di 1,55 milioni di km2 (circa due volte la Spagna), è diventata la più grande area marina protetta (MPA) del mondo.

Ad istituirla è stata la Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi in Antartide (CCAMLR), riunitasi a Hobart (Australia), in cui tutti i Paesi membri hanno deciso di approvare una proposta congiunta Stati Uniti Nuova Zelanda per salvaguardare quest'area, in particolare dalle attività umane. Questa decisione segue un cammino già intrapreso nel 2009, quando venne istituita la prima area protetta in mare aperto: le South Orkney Islands, una regione che copre 94.000 km2 nel sud Atlantico.

Il Mare di Ross è il più grande ecosistema posto nel continente antartico, contenendo caratteristiche uniche e un livello di biodiversità superiore alle altre zone polari.

La caratteristica principale che rende così unica questa zona è dovuta alla sua conformazione fisica. Infatti, quest'area rimane isolata dal resto dell'Oceano Antartico, perché la maggior parte della sua acqua di superficie rimane all'interno della sua area e si mescola poco con l'acqua esterna. Questo isolamento fa si che i pesci e le larve presenti non si disperdano e non si mescolino con le altre specie. Così, non solo l'Antartide è un posto unico per la sua fauna marina, ma la fauna presente nel Mare di Ross ha caratteristiche proprie che si trovano solo lì e non altrove.


Questa nuova MPA, che entrerà ufficialmente in vigore nel dicembre 2017, limiterà o vieterà alcune attività al fine di conservarla al meglio, così verranno protetti gli habitat naturali degli animali, si monitorerà lo sviluppo degli ecosistemi e la pesca servirà solo per fini scientifici. Infatti, il 72% della riserva sarà una no-take zone, che vieterà qualsiasi attività di pesca, mentre altre sezioni permetteranno la raccolta di alcuni pesci e del krill per la ricerca scientifica. Le aree chiuse alla pesca, o in cui queste attività sono limitate, possono essere utilizzate dagli scienziati per confrontarle con le zone che, invece, sono aperte. In questo modo i ricercatori saranno in grado di valutare i relativi impatti della pesca e di altri cambiamenti.

Inoltre, una riserva marina di questo tipo permetterà di proteggere il Mare di Ross, ma non solo, più in generale offrirà agli scienziati un laboratorio naturale unico per studiare gli impatti dei cambiamenti climatici liberi dall'influenza di altri tipi di attività umana.

Infatti, secondo le previsioni del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC), il Mare di Ross rimarrà l'ultima parte dell'Oceano Antartico con il ghiaccio marino presente tutto l'anno. È previsto che il ghiaccio marino continui ad espandersi nel corso dei prossimi decenni, poi si stabilizzerà e infine diminuirà.

Di conseguenza, questa regione diventerà ancora più importante di quello che è oggi: sarà il luogo in cui le specie che non possono vivere senza ghiaccio si rifugeranno, sarà inoltre il luogo più adatto per studiare i cambiamenti climatici, quelli marini e quelli legati al ghiaccio.

La decisione di far diventare il Mare di Ross una riserva marina protetta è arrivata solo dopo diversi anni di lavoro. Il lungo percorso è iniziato nel 2011, quando il comitato scientifico della CCAMLR ha approvato la base scientifica affinché si potesse procedere alla presentazione di proposte per la regione del Mare di Ross da parte degli Stati Uniti e Nuova Zelanda. Così, ogni anno dal 2012 al 2015, la proposta è stata affinata sia in termini di dati scientifici a sostegno della tesi, sia sui dettagli specifici riguardanti la futura riserva, come la posizione esatta dei suoi confini. Con l'approvazione della proposta, il lavoro futuro riguarderà i dettagli di attuazione della riserva marina, che dovranno essere negoziati attraverso lo sviluppo di uno specifico piano di monitoraggio e di valutazione.

"Un certo numero di dettagli per quanto riguarda la MPA devono ancora essere finalizzati, ma l'istituzione della zona protetta non ha dubbi e siamo incredibilmente orgogliosi di aver raggiunto questo punto – ha detto Andrew Wright, segretario esecutivo della CCAMLR – Questa decisione rappresenta un livello quasi senza precedenti di cooperazione internazionale in materia di un ampio ecosistema marino che comprende importanti habitat bentonici e pelagici. Ne è valsa la pena aspettare perché ora c'è un accordo fra tutti i membri che questa è la cosa giusta da fare e tutti lavoreranno per un'implementazione di successo della MPA".

L'area marina protetta è estremamente vasta e con lei si proteggono anche le specie viventi, l'habitat e la biodiversità in essa custoditi. Ciò può portare a nuove scoperte e ad un ripopolamento ittico che, a causa della pesca intensiva, era andato perduto. Adesso si auspica che i Paesi continuino a collaborare affinché in tutti gli oceani vengano istituite sempre più aree marine protette.

di Sara Carrassi