La Cina pronta ad intraprendere un nuovo modello di sviluppo dopo che un nuovo e incontrovertibile Studio denuncia le differenti e gravi condizioni di salute degli abitanti a Nord del fiume Huai , nelle cui province il Governo aveva concesso gratuitamente per 30 anni il carbone per il riscaldamento, stante le diverse condizioni climatiche rispetto alle regioni meridionali.

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Nel corso dell’Eco Global Forum, svoltosi a Guiyang  (Provincia di Guizhou) dal 19 al 21 luglio 2013 e dedicato alla promozione delle tecnologie clean , dell’urbanistica sostenibile e dei prodotti verdi ,che ha visto la presenza di esperti e operatori da tutto il mondo, il Ministro della Protezione Ambientale della Cina Zhou Shengxian, ha annunciato che entro la fine del mese verrà adottato un Piano per il controllo e la prevenzione dell’inquinamento atmosferico, in particolare del PM2,5, che contribuirà a migliorare anche il sistema industriale nei settori dell’energia, della siderurgia e dell’edilizia.

La Cina si è resa conto che la situazione ambientale e sanitaria del Paese a causa dell’inquinamento atmosferico ha raggiunto livelli insopportabili e cerca di correre ai ripari, sia intraprendendo azioni di sviluppo sostenibile sia introducendo misure repressive che prevedono condanne esemplari per reati ambientali (cfr: “La Cina alla ricerca di un nuovo modello di crescita”).

Di recente, ha destato grande eco mediatica la pubblicazione di uno Studio di ricercatori dell’Università di Pechino, Gerusalemme, Harvard e del Massachusetts Institue of Technology, che ha evidenziato che l’aspettativa di vita della popolazione delle regioni settentrionali della Cina è inferiore a quella dei loro connazionali che abitano in quelle meridionali ( Yuyu ChenAvraham EbensteinMichael Greenstone, and Hongbin Li: Li: “Evidence on the impact of sustained exposure to air pollution on life expectancy from China’s Huai River policy” - Published online before print July 8, 2013 - “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). 

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Le città indicate sono le posizioni dei punti di sorveglianza epidemiologica. Le città a nord della linea continua sono stati coperti dalla politica di riscaldamento domestico.

Analizzando i dati della qualità dell’aria in  90 Città cinesi tra il 1981 e il 2000 e quelli sulla mortalità dal 1990, i ricercatori hanno tracciato una linea di demarcazione che coincide con il percorso del fiume Huai che divide geograficamente il Nord dal Sud della Cina e costituisce anche una isoglossa per le differenze dialettali tra le due aree. Per motivi climatici gli abitanti delle province settentrionali hanno bisogno di riscaldarsi più del doppio di quelli che abitano a sud, tant’è che il Governo cinese tra il 1950 e il 1980 aveva concesso gratuitamente il carbone per alimentare le caldaie di riscaldamento domestico. Questo misura, intrapresa per motivi sociali, si è rivelata dannosa in termini sanitari, dal momento che i livelli di inquinamento registrati nelle province settentrionali è risultato superiore a 500 microgrammi per m3, mentre in quelle a sud del fiume Huai si è attestato a 320. 

Dal momento che il livello di industrializzazione è stato pressoché identico, la differenza deve essere imputata all’utilizzo del carbone per il riscaldamento, a cui si deve anche il numero maggiore del 38% di decessi per cause cardio-circolatorie nel nord del Paese, che rapportato alla speranza di vita determina la differenza di oltre 5 anni di vita in meno per i cinesi che vi vivono nel nord.  

La validità scientifica dello studio è notevole poiché quelle politiche intraprese in modo così netto da un punto di vista geografico e la scarsa migrazione interna fra le due aree ha permesso di raccogliere dati che in un contesto sperimentale sarebbe stato impossibile conseguire, con due punti incontrovertibili: la dannosità dell’uso dei combustibili fossili per la salute umana; la riduzione quantitativa dell’aspettativa di vita causata dall’inquinamento atmosferico.

È una perdita enorme - ha affermato Yuyu Chen dell’Università di Pechino e principale autore dello Studio - L’inquinamento atmosferico in Cina danneggia la salute delle persone molto più di quanto suggerirebbero i risultati dalla letteratura precedente. Dopo questo studio, non dovrebbe sussistere più argomenti contrari al fatto di prendere sul serio la questione dell’inquinamento atmosferico […] Abbiamo bisogno di mettere in atto misure di radicale pulizia dell’aria in Cina”.

La Cina non ha ancora un know-how per combattere efficacemente l’inquinamento ambientale e deve fare affidamento su quei Paesi che hanno approntato tecnologie adeguate per contrastarlo. In questo quadro si aprono ampie prospettive per le imprese europee che hanno messo a punto sistemi di monitoraggio e prevenzione. Anche a questo è servita la recente visita in Cina dell’Unione europea con una delegazione di PMI specializzate in prodotti e servizi “verdi”.

Che si parli di ‘civilizzazione ecologica’, come dicono qui, oppure di ‘crescita verde’, come la chiamiamo nell’UE, il succo è lo stesso - ha sottolineato il Commissario UE per l’Ambiente Janez Potočnik che ha accompagnato, assieme al Vicepresidente della Commissione UE Antonio Tajani, la delegazione delle imprese europee - In Cina sta crescendo la preoccupazione per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e per i rifiuti, ed è chiaro che la nuova leadership cinese sta ponendo questo tema fra le sue priorità. Questa missione prepara la strada per il prossimo summit UE-Cina di novembre, che avrà come tema portante proprio l’economia verde”.