I rapporti dell'Agenzia Europea dell'Ambiente sulla base dei quali la Commissione UE ha presentato l'annuale relazione sui progressi dei Paesi Ue nel raggiungimento degli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e quelli di politiche energetiche, mostrano un quadro più eterogeneo rispetto a quello generale dell'UE.
Nove Paesi stanno compiendo buoni progressi nel raggiungimento dei tre obiettivi politici tra loro correlati - riduzione di emissioni di gas a effetto serra, energia rinnovabile ed efficienza energetica; altri 3 rischiano di non raggiungere i propri obiettivi; mentre 6 (tra cui l'Italia) non saranno in grado di raggiungerli tramite politiche e misure interne per il 2020.

trends and projections in Europe 2014

L'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA) ha pubblicato il 28 ottobre 2014 un pacchetto di Rapporti, sulla base dei quali la Commissione UE presenta al Parlamento europeo e al Consiglio la Relazione sui progressi dei Paesi UE nel raggiungimento degli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e quelli di politiche energetiche.Tali obiettivi comprendono sia quelli presi a livello internazionale, ai sensi del Protocollo di Kyoto di ridurre del 20% le emissioni di gas serra (GHG) entro il 2020, rispetto all’anno base 1990, sia quelli del Pacchetto “Clima-Energia”, meglio conosciuto come il pacchetto del triplo “20”, adottato formalmente nel 2009 dall’UE, che prevedono, oltre al taglio delle emissioni sopra indicato, l’aumento al 2020:
- del 20% dell’efficienza energetica;
- del 20% della quota di fonti energetiche rinnovabili nella produzione di energia primaria.

C'è da osservare che la pubblicazione dei dati è avvenuta in ritardo di qualche settimana, rispetto agli anni precedenti e dopo la conclusione del Consiglio UE nel corso del quale sono state prese le decisioni sul pacchetto "Clima ed Energia" al 2030 proposto dalla Commissione UE.
C'è il sospetto che non si sia voluto inasprire il dibattito avviato in una certa direzione e che proprio il Rapporto "Trends and projections in Europe 2014" mostra che si poteva fissare obiettivi più ambiziosi di quelli concordati.

Secondo l’analisi dell’AEA basate sulle proiezioni effettuate dagli Stati membri, l’UE sarà probabilmente in grado di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 21% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, superando l’obiettivo postosi pari al 20%.
 Con il 14% del consumo finale di energia generata da fonti rinnovabili nel 2012, l’UE si trova avanti anche rispetto al percorso pianificato per raggiungere il 20% di energia rinnovabile entro il 2020 e, analogamente, il consumo di energia dell’UE sta subendo un calo più rapido di quanto non sarebbe necessario per raggiungere l’obiettivo di efficienza energetica entro il 2020.

"La nostra analisi mostra che l'Europa è sulla buona strada per raggiungere i propri obbiettivi fissati per il 2020 - ha affermato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell'AEA - Nonostante la recessione economica degli ultimi anni, osserviamo come le politiche e le misure adottate stiano mostrando i propri effetti e abbiano svolto un ruolo chiave nel raggiungimento di questo esito intermedio. Tuttavia, non c'è spazio per l'autocompiacimento. L'analisi che stiamo pubblicando oggi evidenzia anche i Paesi e i settori in cui il progresso è stato più lento del previsto".

Il quadro a livello dei singoli Stati membri, infatti, è più eterogeneo rispetto a quello generale dell´UE. Nove Paesi (Croazia, Cipro, Republica Ceca, Danimarca, Gran Bretagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Ungheria) stanno compiendo buoni progressi nel raggiungimento dei tre obiettivi politici tra loro correlati - riduzione di emissioni di gas a effetto serra, energia rinnovabile ed efficienza energetica – e nessuno Stato membro ha mostrato ritardo in tutti i settori. Tuttavia, tre Stati membri (Germania, Lussemburgo e Polonia; anche se pure Austria, Belgio, Finlandia, Irlanda e Spagna, sono sotto obiettivo ma potrebbero riuscire a conseguirlo implementando nuove misure o usando i meccanismi di flessibilità) rischiano di non raggiungere i propri obiettivi individuali stabiliti dalla decisione sulla condivisione degli sforzi entro il 2013 e le proiezioni relative alle emissioni di gas a effetto serra per sei Stati membri (Bulgaria, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Slovenia) indicano che questi non saranno in grado di raggiungere i propri obiettivi tramite politiche e misure interne per il 2020. Inoltre, le proiezioni degli Stati membri mostrano riduzioni di emissioni limitate o assenti nei settori dei trasporti e dell’agricoltura.

eea climate energy targets

Per la prima volta la relazione sui progressi fornisce i dati sull'uso delle entrate fiscali derivanti dalle aste del sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS). Le entrate degli Stati membri da questa nuova fonte sono ammontate a 3,6 miliardi di euro nel 2013, dei quali circa 3 miliardi di euro saranno utilizzati a fini connessi a clima ed energia; un valore nettamente superiore alla soglia del 50% raccomandata dalla Direttiva UE sull'ETS.
Questi ricavi vanno ad integrare i fondi del programma NER 300, che beneficia di una dotazione di 2,1 miliardi di euro per sostenere 39 progetti di dimostrazione su vasta scala che promuovono le tecnologie a bassa intensità di carbonio in tutta Europa.

"Il raggiungimento degli obiettivi per il 2020 dimostra che l'Europa è pronta per rafforzare il suo impegno - ha dichiarato Connie Hedegaard, la Commissaria UE di Azione per il Clima - Ma non solo: evidenzia anche che l'UE sta effettuando tagli drastici. Le politiche funzionano. Pertanto, la scorsa settimana, i leader dell'UE hanno deciso di continuare questo percorso ambizioso e raggiungere almeno il 40% entro il 2030. Ciò richiederà investimenti significativi. Ecco perché è incoraggiante constatare che gli Stati membri hanno deciso di utilizzare la maggior parte dei loro attuali proventi derivanti dal sistema ETS per investimenti in materia di clima ed energia e di proseguire nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio".

La maggior parte dei Paesi ha realizzato tali investimenti in settori come l'efficienza energetica, le energie rinnovabili o i trasporti sostenibili. Ad esempio, la Francia, la Repubblica ceca e la Lituania utilizzano tutti i ricavi delle aste per progetti volti a migliorare l'efficienza energetica degli edifici. Bulgaria, Portogallo e Spagna utilizzano gran parte delle entrate per sviluppare le energie rinnovabili e la Polonia destina gran parte delle entrate dedicate alla lotta contro i cambiamenti climatici al sostegno dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili. In Germania la maggior parte delle entrate alimenta uno specifico fondo per il clima e l'energia, che finanzia un'ampia gamma di progetti, compresi la ricerca e il trasporto sostenibile. Il Regno Unito concentra le risorse in particolare sull'efficienza energetica, le energie rinnovabili, la ricerca e l'assistenza finanziaria per le famiglie a basso reddito in relazione alla spesa energetica. Gli importi indicati rappresentano solo una parte della spesa complessiva relativa a clima ed energia nei bilanci degli Stati membri.