A seguito dell’indagine anti-dumping promossa dopo le denunce dei produttori fotovoltaici europei, la Commissione UE si appresterebbe ad introdurre dazi aggiuntivi sui prezzi dei moduli PV cinesi.

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Le misure antidumping che la Commissione UE avrebbe deciso nei confronti dei pannelli solari importati dalla Cina hanno animato il dibattito al Global Solar Summit, la I edizione della Conferenza Internazionale, svoltasi a Milano nell’ambito della Manifestazione Solarexpo ( 8-10 maggio 2013), che ha visto riunite le industrie e le associazioni mondiali del fotovoltaico.

Nè poteva essere altrimenti, visto che si tratta di una delle dispute commerciali più grandi che l’Unione europea si appresta a lanciare e le diverse posizioni espresse in merito dal settore.

La maggior parte delle aziende europee che producono moduli sono favorevoli all’introduzione dei dazi applicati ai pannelli cinesi, come avviene dallo scorso anno negli USA, per permettere alle imprese di rimanere competitive, mentre da parte delle associazioni degli installatori e di altri operatori della filiera c’è la preoccupazione che l’aumento dei prezzi possa comportare un forte calo della domanda, con ripercussioni anche sugli obiettivi delle quote di produzione di energia primaria da rinnovabili che la Commissione stessa si è data entro il 2020.

Era stata l’Agenzia Reuters, citando il Commissario UE per il Commercio Karel De Gucht, a diffondere la notizia il 7 maggio che la Commissione UE si appresterebbe ad imporre un onere aggiuntivo all’importazione di pannelli cinesi, dopo aver accertato, nel corso di un’indagine iniziata a settembre 2012, che su 30 casi di dumping indagati, 19 coinvolgerebbero proprio aziende cinesi che venderebbero i pannelli ad un prezzo inferiore a quello applicato nel mercato interno.

Successivamente l’Agenzia EurActiv, solitamente ben informata sulle politiche dell’Unione, in un articolo pubblicato il 10 maggio, riportando dichiarazioni di funzionari UE, ha quantificato nel 47% l’onere medio aggiuntivo sul prezzo (passando da un minimo del 36% ad un massimo del 67%, a seconda dei rapporti che l’azienda in questione ha intrattenuto con l’Europa).

La Decisione entrerebbe in vigore il 6 giugno 2013, alla scadenza dei termini dell’indagine, per quanto attiene i dazi provvisori, mentre per quelli permanenti sarebbe adottata entro la fine dell’anno. Tuttavia, sulla base delle normative anti-dumping dell’Unione, i dazi aggiuntivi potrebbero scattare fin dal 5° marzo 2013 (90 giorni prima della decisione, eventualmente presa) per tutti i moduli cinesi entrati nell’UE da quella data.

Abbiamo volutamente usato il condizionale perché una soluzione diplomatica è ancora possibile, stante anche le dichiarazioni delle autorità cinesi che si sono dichiarate pronte al dialogo.
Noi non vogliamo vedere una guerra commerciale tra le due parti - ha dichiarato Yao Jian, portavoce del Ministero del Commercio di Cina - Ci auguriamo che l’UE possa prendere con cautela la decisione delle normative sui pannelli fotovoltaici cinesi”.

Nel frattempo, il 15 maggio gli specialisti ed operatori del settore saranno consultati in una riunione a Bruxelles, anche se la loro posizione non sarà vincolante.

Se il mercato europeo dei moduli cinesi ha raggiunto nel 2011 il valore di 21 miliardi di euro, catturando l’80% del mercato in pochi anni, è altrettanto vero che alcune aziende europee del settore, soprattutto tedesche e francesi, hanno spostato la loro produzione in Cina, rischiando analoghe ritorsioni, senza considerare gli altri interessi economici che i l’UE ha in quel Paese (2° partner commerciale).
Una mediazione, quindi, conviene ad entrambe le parti.