Alcuni Paesi hanno già superato il loro obiettivo previsto per il 2020 ed altri potrebbero averlo raggiunto già ora, a dimostrazione che il nuovo Pacchetto “Clima-Energia” al 2030 della Commissione UE è poco ambizioso per gli intoppi che cercano di frapporre le grandi utility energetiche che vedono ridursi i margini di profitto, avendo perso il treno delle rinnovabili.

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L’Eurostat, l’Ufficio europeo di statistica, ha reso noto che al 2012 nell’UE il consumo di energia da fonti rinnovabili è arrivato al 14,1%, con un aumento del 5,8% rispetto al 2004, il primo anno di cui siano disponibili i dati.

 “La quota di rinnovabili nel consumo finale lordo di energia è uno degli indicatori principali della strategia “Europa al 2020” - ricorda il comunicato stampa - I Paesi dell'UE dovranno raggiungere entro il 2020 il 20% del consumo finale lordo di energie rinnovabili. Gli obiettivi nazionali degli Stati membri tengono conto dei diversi punti di partenza, delle potenzialità delle energie rinnovabili e della performance economica”.

Se in tutti i Paesi membri dell'UE si è registrato un aumento generalizzato nella produzione e consumo di energie da fonti rinnovabili, gli incrementi maggiori si sono avuti in Svezia (+11,7%), Danimarca (+11,5%), Austria (+9,4%), Grecia (+7,9%) e Italia (+7,8%).

Ma le maggiori percentuali di energia da fonti rinnovabili nei consumi energetici finali al 2012 si sono registrati in Svezia (51%), Lettonia (35,8%), Finlandia (34,3) Austria (32,1%), Danimarca (26%). In Italia siamo al 13,5%, per cui ci manca solo un ulteriore 3,5% per raggiungere l’obiettivo fissato al 2020. In forte ritardo, rispetto all’obiettivo assegnato Malta, (1,4% a fronte di un target fissato al 10%), Lussemburgo (3,1%), contro l’11% atteso) e Paesi Bassi (4,5% che dovrà arrivare al 14%), anche se si deve osservare che il peso di questi Paesi nel totale dei consumi finali dell’UE-28 è decisamente modesto.

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Peraltro, hanno già conseguito il target previsto: Bulgaria, Estonia, Svezia; mentre nel frattempo potrebbe essere stato già raggiunto, vista la piccola differenza che sussisteva, da Romania e Austria. Assai prossime all’obiettivo risultavano pure Finlandia, Lituania, Lettonia e Danimarca, a dimostrazione che il target del 30% contenuto nel nuovo Pacchetto “Clima-Energia” della Commissione UE al 2030 è poco ambizioso.
Di certo ha avuto peso l’attività di lobbying dei grandi gruppi energetici europei che fanno affidamento ancora sulle fonti fossili, “preoccupati” per il caro bolletta elettrica a causa degli incentivi alle rinnovabili, ma, molto probabilmente, assai più allarmati per il calo dei profitti.

Nei giorni scorsi Greenpeace ha presentato il Rapporto “Locked in the past(Bloccati nel passato) che svela i motivi per cui le grandi utility europee dell’energia ce l’abbiano con le energie rinnovabili. 

Le grandi utilities europee dell’energia sono aziende marcatamente fossili, legate al consumo di combustibili dannosi per il clima, l’ambiente, la salute e sempre meno competitivi sul mercato - ha affermato Andrea Boraschi, Responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia -  Hanno fatto, nel recente passato, enormi investimenti sbagliati e ora che le rinnovabili sottraggono loro importanti quote di guadagno, fanno di tutto per soffocarne la crescita e battono cassa per ottenere compensazioni pubbliche ai loro errori industriali”.

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Le 10 maggiori utility energetiche europee, pur producendo il 59% della produzione elettrica dell’UE, solo il 4% di questa generazione deriva da fonti rinnovabili. Così, avendo perso quel treno che non prevede fermate intermedie, tentano di azionare il freno di emergenza, magari con l’aiuto anche del Governo italiano.