Dalla relazione della Corte dei conti europea che ha preso in esame 2 Stati e 3 Regioni di Paesi membri, la Basilicata viene segnalata per aver assegnato i fondi per interventi preventivi (misura 226) solo alla foreste comunali, di aver fissato costi standard per lavori di ripristino e manutenzione considerevolmente maggiori rispetto a quelli delle regioni limitrofe e di aver dato priorità a lavori manuali piuttosto che all’uso di macchinari, con conseguente aumento dei costi.

incendi basilicata

La Corte dei conti europea (ECA) ha pubblicato il 24 febbraio 2015 la Relazione speciale “Il sostegno dell’UE alla prevenzione di danni a foreste causati da incendi e calamità naturali e alla ricostituzione del potenziale forestale è gestito bene?”, da cui emerge che i fondi dell’UE per la prevenzione di incendi boschivi e la ricostituzione di foreste danneggiate da calamità naturali e incendi non sono stati gestiti in modo sufficientemente buono e che la Commissione UE e gli Stati membri non sono in grado di dimostrare che i risultati previsti dei fondi sono stati raggiunti in modo efficiente.

È importante che i fondi dell’UE siano destinati solo a quelle misure capaci di portare vantaggi chiari e visibili all’UE e ai suoi cittadini - ha commentato Nikolaos Milionis, Membro della Corte responsabile della relazione - La Commissione e gli Stati membri non sono stati in grado di valutare adeguatamente l’impatto degli interventi preventivi, in quanto l’efficacia di questi non era stata misurata. La Corte ha formulato delle raccomandazioni su come migliorare la situazione nel corso dell’attuale periodo di finanziamento 2014-2020”.

Nell’UE, le foreste e i terreni boschivi occupano una superficie totale di circa 180 milioni di ettari, che rappresenta circa il 42,4% di tutta la superficie dell’UE ed eccede la superficie utilizzata a fini agricoli. Le foreste servono fini economici, sociali e ambientali, e la loro importanza socio-economica è elevata: la produzione e la lavorazione del legno contribuiscono allo sviluppo rurale e creano milioni di posti di lavoro, spesso in imprese rurali di piccole e medie dimensioni.
La superficie forestale incendiata ogni anno nell’UE è stata mediamente di 480 000 ettari negli ultimi 30 anni, con oltre il 95% di questi incendi causato da persone, volontariamente o per negligenza. Circa l’85 % della superficie totale colpita da incendi boschivi si trova nella regione mediterranea e in Portogallo, dove gli incendi boschivi hanno recentemente bruciato vaste aree forestali che sono messe a dura prova per ritornare alle condizioni antecedenti gli incendi, specialmente per quanto riguarda la biodiversità.

La gestione del sostegno allo sviluppo rurale per la ricostituzione del potenziale forestale e la realizzazione di interventi preventivi è condivisa tra la Commissione e gli Stati membri che elaborano programmi di sviluppo rurale a livello nazionale o regionale e li attuano una volta che questi sono stati approvati dalla Commissione.
L’audit ha interessato sia la Commissione UE che 5 Stati membri: Austria, Francia (Aquitania), Italia (Basilicata), Slovacchia e Spagna (Andalusia).

Gli Auditor della Corte hanno riscontrato che gli interventi preventivi, che rappresentavano oltre l’80% degli 1,5 miliardi di euro dei fondi disponibili per il periodo 2007-2013, non erano sufficientemente mirati e hanno osservato che, mentre il sostegno dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) alla ricostituzione del potenziale forestale e alla realizzazione di interventi preventivi (noto come “misura 226) era stato indirizzato a foreste con un medio e alto rischio di incendio, a livello europeo non esisteva alcun criterio o definizione comune per identificare queste foreste.
Inoltre, afferma la Corte, le procedure di selezione negli Stati membri sono state carenti sotto diversi aspetti: “senza chiari criteri di selezione, prive di un’efficace valutazione degli interventi proposti o noncuranti di alcune aree a rischio”.
Sebbene molti interventi esaminati (fasce parafuoco, diradamenti e disboscamenti) abbiano generalmente contribuito agli obiettivi di sostegno, gli Auditor hanno rilevato casi non connessi a calamità naturali o incendi, bensì aventi altri obiettivi economici e ambientali, riscontrando, inoltre, interventi non appropriati in termini di obiettivi di finanziamento e, a causa dell’assenza di documentazione, non hanno potuto verificare l’ammissibilità di alcune delle operazioni finanziate.

Agli obiettivi ambientali, poi, è stata attribuita scarsa priorità durante la selezione degli interventi e, talvolta, essi sono stati trascurati durante la fase di attuazione. La Corte ha anche rilevato casi di strade forestali utilizzate per lo sfruttamento economico di foreste e per le quali non era evidente alcun particolare vantaggio ai fini della prevenzione degli incendi, anzi, l’elevata densità di strade costruite potrebbe avere degli effetti negativi sull’ambiente.

Infine, anche l’efficacia degli interventi in rapporto ai costi non è stata garantita in maniera adeguata, dal momento che gli Auditor hanno rilevato casi in cui:
- il massimale per sostegno pubblico è stato spesso modificato senza spiegazione;
- i costi standard per interventi simili in una regione sono stati considerevolmente maggiori rispetto a quelli in un’altra;
- è stata data la priorità ai lavori manuali piuttosto che all’uso di macchinari, con conseguente aumento dei costi.
A tal riguardo, la relazione segnala che in Basilicata, la regione italiana oggetto dell’audit della Corte dei conti europea,:
- la misura 226 è stata applicata esclusivamente alle foreste di proprietà comunale, nonostante queste costituiscano solo il 30% della superficie forestale totale della regione, mentre gli incendi, aumentati del 231% rispetto al periodo 2009-2011, hanno avuto luogo per lo più in aree forestali di proprietà privata;
- la limitazione del sostegno alle foreste comunali sembra essere dovuta alla volontà di garantire l’occupazione per i lavoratori forestali reclutati ogni anno per i lavori nei boschi comunali;
- i fondi di sostegno in grado di attuare la misura sono stati prima ripartiti tra associazioni di comuni in proporzione al numero di lavoratori forestali da impiegare nei comuni associati e dopo sono stati presentati i progetti e le richieste di intervento corrispondenti ai fondi già assegnati a ciascuno di essi;
- i costi standard fissati erano significativamente più elevati rispetto alle altre regioni limitrofe per le stesse o simili azioni preventive: per es. in Basilicata il compenso per tracciare sentieri larghi m. 1,20 è stato di 7,81 euro/m, mentre in Puglia per quelli di 1 m era di 3,58 euro;
- per il ripristino dei percorsi di servizio, il tempo standard di lavoro è stato di 35 minuti per ogni metro, per un costo standard di 6,89 euro al metro, mentre in Puglia è stato di 9 minuti (di cui 3 minuti con un decespugliatore) per un costo standard di 2,15 euro al metro e in Campania, di 2,77 euro;
- per la manutenzione delle strade forestali il costo complessivo per 7.253,82 m è stato pari a 337.665,32 euro, con un costo standard di 46,55 euro al metro, mentre in Toscana per strade forestali simili della stessa lunghezza l’esecuzione di lavori di manutenzione, utilizzando sia strumenti manuali che meccanici, costerebbe solo 37.828,67 euro, con un costo standard di 5,21 euro/m.

Immagine di copertina: Pini loricati (pinus heldreichii subspecie leucodermis), simboli viventi del Parco del Pollino, circondati dalle fiamme; fonte Organizzazione lucana ambientalista, foto: G. De Marco