L’oro è glamour, l’avvelenamento dei bambini non lo è!

L’oro è glamour, l’avvelenamento dei bambini non lo è!

L’ILO denuncia le cifre del lavoro minorile

cercatore oro

Nel 2010, la comunità internazionale ha adottato a L’Aia una Roadmap al 2016 per l’eliminazione delle forme peggiori di lavoro minorile (Roadmap for Achieving the Elimination of the Worst Form of Child Labour by 2016), ma, nonostante alcuni progressi compiuti, resta ancora ampia la distanza tra la ratifica delle Convenzioni sul lavoro minorile e le concrete misure intraprese dai Governi per contrastare questo fenomeno aberrante.

Secondo il Rapporto “Combattere il lavoro minorile: dall'impegno all'azione” (Tackling child labour: from commitment to action), pubblicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) in occasione del 10° anniversario della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile, a frenare l’attuazione degli impegni assunti è l’incapacità a tradurli in azioni. “Non si può essere soddisfatti se pensiamo che sono ancora 215 milioni i bambini e le bambine che lavorano per sopravvivere e più della metà sono sottoposti alle peggiori forme di lavoro minorile, come la schiavitù e la partecipazione ai conflitti armati - ha dichiarato il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia - Non possiamo accettare che l’eliminazione del lavoro minorile faccia passi indietro nelle priorità dell’agenda dello sviluppo. Tutti i Paesi devono impegnarsi per raggiungere questo obiettivo, individualmente e collettivamente”.
Il divario più ampio tra impegno e azione si osserva nel settore dell’economia informale, dove ha luogo la maggior parte delle violazioni dei diritti umani fondamentali. I minori delle zone rurali e agricole, così come i figli dei lavoratori migranti o delle popolazioni indigene, sono quelli più esposti al lavoro minorile.
L’ILO segnala inoltre che sono relativamente pochi i casi di lavoro minorile che vengono giudicati dai Tribunali nazionali e le sanzioni contro queste violazioni sono spesso troppo indulgenti per poter costituire un deterrente efficace contro lo sfruttamento dei minori. Questo vuol dire che è necessario rafforzare a livello nazionale gli organi giudiziari e le forze dell’ordine nonché i programmi di protezione delle vittime.

Il lavoro minorile danneggia la salute e la crescita e può avere effetti di lunga durata che si ripercuotono nell'età adulta. Inoltre, è stato ripetutamente provato come il lavoro minorile abbia un impatto negativo sull'istruzione.
In un precedente articolo avevamo evidenziato come la povertà dell’economia rurale induca molte ragazzi e bambini, senza distinzione di genere, ad abbandonare la scuola, con la piena acquiescenza dei genitori, per intraprendere attività pericolose che integrino gli scarsi redditi familiari.
In particolare, ci siamo soffermati sulla storia diffusa dall’Agenzia IRIN delle bambine malgasce che ogni giorno camminano per due ore prima di raggiungere i corsi d’acqua sui cui letti cercano l’oro (cfr: “Le giovani cercatrici d’oro del Madagascar”, in Regioni&Ambiente, n. 7-8 luglio-agosto 2011, pag. 38).
Secondo l’ILO i ragazzi al di sotto dei 18 anni costituiscono il 30-50% del totale della forza lavoro delle piccole miniere d’oro dell’Africa, determinando alti tassi di assenza dalle aule scolastiche, con punte del 65% in alcune regioni del continente, come nei distretti minerari del Kenya. “È assai difficile che un genitore mandi a scuola il figlio quando sa che questi possono portare redditi ogni sera lavorando nelle miniere - ha dichiarato ad IRIN un funzionario governativo del distretto aurifero di Migori (Kenya), denunciando la vanità degli sforzi compiuti per convincere i genitori a tenere i figli a scuola - Quando le persone sono povere, nessuna attività che porta reddito è pericolosa”.
Questa trasformazione accade anche a seguito dell’insicurezza alimentare legata alle tradizionali pratiche agricole messe in difficoltà dai cambiamenti climatici in atto. Così a seguito dei cattivi raccolti dovuti alla siccità, gli abitanti del Great Dike, una regione collinare dello Zimbabwe, hanno cominciato ad estrarre l’oro e diamanti dalle sabbie e sassi dei fiumi che hanno perduto gran parte della loro portata d’acqua. Tale pratica, però, sta provocando gravi ripercussioni più a valle, intasando di sedimenti (siltation) i letti e le dighe del bacino idrografico dello Zambesi che alimentano le attività agricole commerciali.
I danni causati da queste attività estrattive illegali sono enormi - ha affermato John Robertson, Consulente economico del Governo di Harare - Si tratta di un circolo vizioso: per guadagnarsi mezzi di sostentamento la gente si dedica all’estrazione artigianale, ma questa attività è fonte di un degrado ambientale indescrivibile, determinando la perdita di reddito per un’altra parte della popolazione”.
C’è da sottolineare, poi, che per amalgamare le piccole particelle d’oro viene utilizzato il mercurio, una delle sostanze più tossiche che esistano e i cui effetti non si evidenziano immediatamente, sviluppandosi nel tempo ed attaccando il sistema nervoso centrale, senza che la maggior parte dei cercatori d’oro ne sia a conoscenza. I più esposti sono propri i piccoli “minatori”, come quelli del Mali, dove secondo quanto denunciato in un Rapporto di Human Right Watch (HRW) vi sono almeno 20.000 bambini che lavorano nelle miniere artigianali d’oro e che inalano i vapori di mercurio.
L’oro evoca immagini di glamour e di celebrazioni gioiose, ma per circa un milione di bambini che lavorano in miniere d'oro in tutto il mondo, l'oro significa lavoro duro e dolore - ha dichiarato Juliane Kippenberg, Ricercatrice senior della Divisione Diritti dei Bambini di Human Right Watch - Si tratta di bambini che mettono a rischio la loro vita per contribuire al reddito delle loro famiglie o perché alcuni adulti sfruttano il loro lavoro trattenendone il profitto. Si tratta di una forza lavoro importante nel settore dell'estrazione dell'oro artigianale, che si basa su metodi low-tech ed è spesso organizzata in modo informale. Nella sola Africa occidentale, vi sonoalmeno otto paesi che utilizzano lavoro minorile nelle miniere d'oro artigianale”.
Quando non è il mercurio a mettere a rischio la salute dei bambini “minatori”, è il piombo che li avvelena.
Nella Stato Nord-occidentale di Zamfara nella Nigeria si è verificato “il più grave avvelenamento da piombo della storia moderna” (HRW). Almeno 400 bambini che avevano lavorato nelle miniere d’oro artigianali sono morti per aver inalato la polvere delle rocce che vengono frantumate per estrarre l’oro e che contengono alte percentuali di piombo.
La contaminazione produce a breve termine convulsioni, perdita di coscienza e cecità, mentre nel lungo periodo provoca anemia, insufficienza renale, danni cerebrali e impotenza. Le pratiche minerarie sicure ci sono e consistono nel bagnare la fresatura del minerale o macinarlo in serbatoi per evitare la produzione della polvere di piombo, come pure educare i minatori a lavarsi, evitando di portarla a casa, ma presuppongono maggiori costi. Il Governo federale nigeriano accusa i minatori di estrazione illegale, tuttavia secondo HRW le attuali leggi del Paese non sono ben chiare al riguardo e non si è agito efficacemente per frenare l’estrazione dell’oro o rendere le comunità consapevoli dei rischi.
Criminalizzare l’estrazione artigianale dell’oro condurrebbe a nascondersi e la gente avrebbe paura di portare i loro figli a sottoporsi al trattamento - ha dichiarato Ivan Gayton di Médecins Sans Frontières (MSF) che hanno in trattamento di terapia chelante 2.500 bambini dei villaggi contaminati per rimuovere i metalli pesanti dai loro corpi - Dato l’attuale prezzo dell’oro l’estrazione mineraria è in continuo aumento. Questa corsa all’oro nel nord della Nigeria potrebbe avere risvolti positivi per la potenzialità di riduzione della povertà, ma la sicurezza è assolutamente realizzabile. Non c’è motivo per cui debbano morire dei bambini”.

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