Come previsto, anche la Divisione Popolazione del DESA-UN costretta ad ammettere che con ogni probabilità la crescita della popolazione mondiale non si arresterà entro questo secolo, prevedendo che dagli attuali 7,3 miliardi di individui si giungerà al 2100 a 11,2 miliardi. 
La comprensione dei cambiamenti demografici saranno determinanti per progettare e realizzare l'Agenda post-2015 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

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Alla vigilia del Vertice sullo Sviluppo Sostenibile della Nazioni Unite, fissato per Settembre 2015 a New York, allorché i leader mondiali dovranno adottare l’Agenda post-2015 dopo il termine degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali (DESA) del Segretariato delle Nazioni Unite ha rilasciato il 29 luglio 2015 il Rapporto "World Population Prospects: The 2015 Revision", la 24a annuale stima della popolazione mondiale e le proiezioni per i prossimi decenni, che rispetto alla precedente vede i numeri in aumento: l'attuale popolazione mondiale di 7,3 miliardi dovrebbe raggiungere 8,5 miliardi entro il 2030, 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100.

"Comprendere i cambiamenti demografici che possono svolgersi nei prossimi anni - ha dichiarato il sottoSegretario ONU-DESA, Wu Hongbo - così come le sfide e le opportunità che si presentano per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, è la chiave per la progettare e realizzare la nuova agenda per lo sviluppo".

La revisione dà ragione ad uno Studio pubblicato l'anno scorso che rispetto alle previsioni della letteratura precedente, indicava che sarebbe stato assai improbabile che la popolazione mondiale entro la fine del secolo smetta di crescere.

La maggior parte dell'aumento previsto della popolazione mondiale può attribuirsi ad un gruppo ridotto di Paesi ad elevato tasso di natalità  fertilità, soprattutto in Africa dove attualmente è di 4,7 figli per donna contro una media mondiale di 2,5 figli (è di 2,1 il numero dei figli affinché la popolazione si mantenga stabile) o a Paesi dove la popolazione è già assai numerosa. Nel periodo 2015-2050, metà della crescita della popolazione mondiale dovrebbe concentrarsi  in 9 Paesi: India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Repubblica Unita di Tanzania, Stati Uniti d'America, Indonesia e Uganda, elencati secondo la dimensione del loro contributo alla crescita totale.  

Cina e India rimangono i due Paesi più popolosi, ciascuno con più di 1 miliardo di persone, rappresentando rispettivamente il 19 e il 18% della popolazione del mondo, ma già al 2022 si prevede che la popolazione dell'India supererà quella della Cina.

Attualmente, tra i 10 Paesi più grandi del mondo, uno è in Africa (Nigeria), cinque sono in Asia (Bangladesh, Cina, India, Indonesia e Pakistan), due sono in America Latina (Brasile e Messico), uno nell'America del Nord (Stati Uniti) e uno è in Europa (Federazione Russa). Di questi, la popolazione della Nigeria, attualmente al 7° posto per numero, è quella che sta crescendo più rapidamente, con una previsione di superare quella degli USA attorno al 2050, allorché salirebbe al 3° posto. Alla stessa data, è assai probabile che supereranno i 300 milioni di individui 6 Paesi: oltre a India, Cina, Nigeria e Stati Uniti, Indonesia e Pakistan.

In generale, l'Africa avrebbe il più alto tasso di crescita della popolazione, rappresentando tra il 2015 e il 2050 più della metà dell'aumento, con 28 Paesi africani proiettati verso il raddoppio della loro popolazione, mentre al 2100 ben 10 Paesi quintuplicherebbero quella attuale: Angola, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Mali, Niger, Somalia, Uganda, Tanzania e Zambia.

Seppure sussista un certo grado di incertezza che circonda qualsiasi proiezione, il gran numero di giovani in Africa, che raggiungeranno l'età adulta nei prossimi anni e inizierà ad avere figli, determinerà inevitabilmente che la regione avrà un ruolo centrale nella definizione della dimensione e distribuzione demografica mondiale nei prossimi decenni.

"La concentrazione della crescita della popolazione nei Paesi più poveri presenta una serie di sfide, rendendo più difficile sradicare la povertà e combattere la disuguaglianza - ha sottolineato John Wilmoth, Direttore della Divisione Popolazione del DESA - Contrastare la fame e la malnutrizione e implementare l'educazione sanitaria costituiscono elementi fondamentali per la nuova agenda sullo sviluppo sostenibile".

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Wilmoth ha tuttavia messo in evidenza che per molti Paesi già oggi, ma probabilmente per la maggior parte di essi nel lungo periodo, la principale preoccupazione sarà costituita non gia dalla crescita, ma dall'invecchiamento della popolazione che metterà in seria difficoltà la sostenibilità dei sistemi pensionistici e di assistenza sanitaria.

Il rallentamento della crescita della popolazione, a causa della riduzione complessiva della fertilità, fa sì che la percentuale di persone anziane è destinata ad aumentare nel tempo, con una proiezione di una raddoppio a livello globale del numero degli individui di età oltre i 60 anni al 2050 e di oltre il triplo entro il 2100.

Un invecchiamento significativo della popolazione nei prossimi decenni è previsto per la maggior parte delle regioni del mondo, a cominciare dall'Europa, dove il 34% della popolazione avrà più di 60 anni entro il 2050. In America Latina e Caraibi e in Asia, la popolazione di oltre 60 anni che oggi è compresa tra l'11% e il 12%, supererà il 25% nel 2050. Anche l'Africa, pur avendo la più alta percentuale di popolazione giovane, è egualmente proiettata a passare per tale fascia di età dall'attuale 5% al 9% entro il 2050.

La speranza di vita alla nascita è aumentata in modo significativo nei Paesi meno sviluppati negli ultimi anni, con un guadagno medio di 6 anni, passando da 56 anni del periodo 2000-2005 ai 62 anni nel 2010-2015, il doppio della crescita registrata per il resto del mondo.

I progressi nella riduzione della mortalità entro i 5 anni è stato uno dei più significativi risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, con un decremento tra il 2000 e il 2015 di oltre il 30% in 86 Paesi, tra i quali 13 hanno visto un calo di oltre il 50%, mentre in 156 Paesi è stata superiore al 20%. In Africa, in particolare, i bambini sotto i 15 anni di età costituiscono il 41% della popolazione,quando in America Latina e Caraibi e in Asia rappresentano rispettivamente il 26 e il 24%, rispettivamente). In totale, queste 3 regioni sono la patria al 2015 di 1,7 miliardi di bambini. Questi bambini saranno i futuri lavoratori e genitori che potrebbero contribuire a costruire un futuro migliore per i loro Paesi, qualora venissero fornite loro le opportunità di assistenza sanitaria, istruzione e lavoro: sarà questo un aspetto fondamentale della nuova Agenda per lo Sviluppo Sostenibile.

Insomma, par di capire che quantunque le politiche demografiche non siano determinanti per lo sviluppo, saranno destinate tuttavia ad influenzare quello sostenibile nei prossimi lustri.