L'inviata speciale delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici ed El Nino, Mary Robinson ha rivolto pesanti critiche a Gran Bretagna e Germania che continuano a finanziare l'industria dei combustibili fossili attraverso sussidi, contraddicendo di fatto quanto gli stessi Paesi hanno sottoscritto alla Conferenza COP21, approvando l'Accordo di Parigi. Anche gli "Anziani leader globali" in un Documento sottoscritto in vista del Forum di New York sullo Sviluppo Sostenibile hanno espressso forti preocccupazioni per la contraddittorietà di azioni degli attuali leder politici.

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Finora a denunciare l'atteggiamento contraddittorio dei Paesi ricchi che sul palcoscenico dei grandi eventi internazionali sono prodighi di annunci sulla necessità di porre fine ai finanziamenti alle fonti fossili per sostenere gli sforzi per l’implementazione delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e dell’innovazione tecnologica, a cui non seguono le conseguenti azioni politiche, erano stati gli Istituti di ricerca indipendenti, ONG e Associazioni Ambientaliste (per ultimo il Rapporto "La spazzatura sotto il tappeto: come i Paesi del G7 nascondono i finanziamenti pubblici per il carbone in tutto il mondo").

Ma ora le dichiarazioni di forte critica alle autorità britanniche e tedesche, rilasciate il 18 luglio 2016 al giornale britannico "The Guardian" da Mary Robinson, ex Presidente dell'Irlanda e inviato speciale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ed El Niño, assumono un rilievo di carattere istituzionale che non possono essere sottaciute.

Il nuovo Governo britannico guidato da Theresa May dopo la Brexit, è già oggetto in patria di forti critiche per aver abolito il Dipartimento per l’Energia e i Cambiamenti Climatici (DECC), contraddicendo di fatto lo spirito e la lettera dell'Accordo sul clima di Parigi. Tant'è che la Segretaria uscente dell'UNFCCC Christiana Figueres ha invitato il Regno Unito a non abbandonare i propri impegni sul clima nel momento in cui ha deciso di lasciare l'Unione europea, dal momento che "la Brexit non riguardava i cambiamenti climatici".

Già nel 2015 l'esecutivo inglese aveva introdotto nuove agevolazioni fiscali per il petrolio e il gas "che costeranno però ai contribuenti inglesi diversi miliardi fino al 2020, riducendo al contempo il supporto alle rinnovabili e all’efficienza energetica - ha affermato la Robinson - Tutto ciò è deplorevole e non va nella direzione prevista dall'Accordo di Parigi. In tante occasioni il Regno Unito è stato un vero leader [sui cambiamenti climatici] e, auspicabilmente, lo diventerà di nuovo. Ma non lo è in questo momento".

Come anticipato, la Robinson non ha avuto remore nel criticare apertamente anche la Germania di lanciare messaggi contraddittori. Così, mentre ha fatto alcuni passi positivi, come aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare i cambiamenti climatici, “La Germania ha deciso di porre fine ai sussidi alle fossili entro il 2018 - ha proseguito la Robinson - Ma il governo tedesco sta anche introducendo nuovi meccanismi per sovvenzionare le compagnie che garantiscano un apporto costante di elettricità, anche se provenienti da fonti inquinanti come diesel e carbone".

La Robinson ha precisato, poi, che la sua critica non si limita a questi soli due Paesi, perché "Vogliamo che tutti i Paesi pongano fine ai sussidi [ai combustibili fossili]".

Le affermazioni della Robinson sono giunte contestualmente alla Dichiarazione "Elders Statement on Climate Change" sottoscritta da un gruppo di anziani leader e di uomini e donne Capi di stato, tra cui, oltre la stessa ex Presidente dell'Irlanda, Kofi Annan e Desmond Tutu, in cui si esprime "forte preoccupazione" circa l'azione concreta degli attuali leader globali, conseguente all'Accordo di Parigi, stante la "vaghezza" degli impegni sulla fine dei sussidi ai combustibili fossilii assunti ai recenti G7 e G20.

Nel documento, redatto in occasione del Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile (New York, 18-20 luglio 2016), "The Elders" hanno sottolineato che "Quello che stiamo vedendo finora quest'anno non ci convince, in particolare i leader dei Paesi ricchi e grandi emettitori, non agiscono in accordo con la visione che hanno pubblicamente abbracciato a Parigi [...] Senza un'azione per ridurre le emissioni di carbonio e aumentare la resilienza, lo sviluppo non potrà essere sostenibile".

Gli anziani leader hanno evidenziato 2 principali preoccupazioni:
- nessuno dei 10 Paesi maggiori responsabili delle emissioni di gas ad effetto serra ha ratificato finora l'Accordo di Parigi;
- i leader  stanno ancora assumendo decisioni di investimento che sono in contrasto con l'Accordo di Parigi.