Seppur meritevole di approfondimenti, l’ottima posizione conseguita dal nostro Paese nell’Indicatore per  la trasformazione energetica messo a punto dal prestigioso Fraunhofer Institute sta a testimoniare che abbiamo grossi margini di miglioramento sia in termini di diffusione delle fonti rinnovabili che di efficienza energetica.

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Il Fraunhofer Institute di Friburgo ha sviluppato un Indice di Trasformazione Energetica (Energy Trasformation Index) che tiene conto sia del progresso di un Paese verso l’utillizzo di fonti energetiche rinnovabili che del miglioramento dell’efficienza energetica della sua economia.

L’idea di questo nuovo indice è sorta due anni fa in occasione della riunione annuale della Renewable Energy Research Association [ndr: la più grande rete di ricerca coordinata per le energie rinnovabili in Europa] -  ha dichiarato il Direttore dell’Istituto Eicke R. Weber - Finora, non c’era mai stato un approccio metodico con cui poter descrivere il progresso quantitativo dei singoli Paesi e Regioni sulla strada della rivoluzione energetica”.


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In un asse cartesiano, sull’ascissa (x) viene indicata la percentuale di potenza rinnovabile installata (non già l’energia prodotta) rispetto alla potenza totale (valore massimo di 100%).
Sull’ordinata (y) viene riportata l’efficienza energetica, intesa come il rapporto tra il PIL e il consumo di energia, con valore massimo di 2 dollari US di PIL per kWh (valore doppio rispetto a quello attuale della Germania).
Di solito gli economisti utilizzano l’inverso di tale valore ovvero il consumo energetico per unità di PIL - ha spiegato Weber - La scelta fatta deriva dalla necessità di avere un numero tanto più alto quanto maggiore è l’efficienza energetica, che meglio si adatta sull’ordinata di un simile grafico”.

Ebbene, dalla graduatoria che deriva dal grafico così costruito emergono due annotazioni sorprendenti:
- in Germania la transizione energetica non sta avanzando come viene percepita;
- l’Italia si colloca al 3° posto di questa graduatoria, non tanto per il pur buono tasso di rinnovabili, ma soprattutto per l’efficienza energetica, per la cui specifica graduatoria siamo al 1° posto.

Al 1° posto si colloca la Svezia che supera di poco il Brasile i cui dati si riferiscono però al 2010; mentre come detto, l’Italia al 3° posto supera la Spagna, seguita a sua volta dalla Germania, alla pari con Giappone e Gran Bretagna.

Abbiamo il sospetto che a portarci in vetta alla classifica dell’efficienza energetica sia stato soprattutto il PIL che è rimasto fermo in questi anni per la crisi economica e il conseguente minor consumo energetico delle nostre industrie. La posizione a ridosso del nostro Paese della Spagna supporterebbe questa ipotesi.


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Tuttavia, volendo essere ottimisti, si potrebbe concludere che l’Indice di Trasformazione Energetica sottolinea che abbiamo ancora grossi margini di miglioramento e che dobbiamo proseguire sulla strada dell’implementazione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica su cui, peraltro, dovrebbe concentrarsi l’attività della governance.

Dal momento che il Prof. Weber ha dichiarato che spera di far diventare annuale questa classifica, vedremo con quale efficacia affronteremo questa sfida, anche perché si tratta di misurare, nel contempo, i progressi nella lotta contro i cambiamenti climatici, che vuol dire “permettere che l’umanità possa vivere permanentemente in modo sostenibile sul nostro Pianeta”, come ha concluso nella sua presentazione il Direttore del Fraunhofer Institute.