Nel pacchetto mensile di infrazioni adottato il 26 marzo 2015 dalla Commissione UE l’Italia riceve l’ultimatum, prima del deferimento alla Corte europea di Giustizia, per non essersi ancora dotata di depuratori per il trattamento delle acque reflue in ben 817 Comuni.

mancanza fogne e depuratori

Con il Pacchetto infrazioni del mese di marzo, la Commissione UE ha rivolto il 26 marzo all’Italia, tra l’altro, un parere motivato, l’anticamera del deferimento alla Corte europea di Giustizia,  in merito alla mancanza di reti fognarie e depuratori per acque reflue.

La questione si riferisce all’incapacità del nostro Paese ad ottemperare alle prescrizioni della Direttiva 1991/271/CEE  concernente il trattamento delle acque reflue urbane che prevedeva l’introduzione entro il 2005 di un trattamento secondario per tutte le acque reflue provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 10.000 e 15.000 e per gli scarichi in aree sensibili, quali acque dolci ed estuari, provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 2. 000 e 10.000, stante il rischio per la salute dell'uomo e di inquinamento di laghi, fiumi, suolo, acque costiere e freatiche, rappresentato dalle acque non trattate.
Tale scadenza era addirittura il 2000 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15.000. Un trattamento più rigoroso doveva essere adottato entro il 1998 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 10.000 e immessi in aree sensibili e nei relativi bacini drenanti.

Ad oggi, in Italia 817 agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 2.000 non raccolgono né trattano adeguatamente le proprie acque reflue. Tra gli agglomerati più grandi figurano Roma, Firenze, Napoli e Bari.
Alcuni agglomerati non rispettano, inoltre, l'obbligo, di applicare un trattamento più rigoroso agli scarichi in aree sensibili. Ne sono interessati 20 enti locali tra regioni e province autonome. 
In 32 aree sensibili, poi, l'Italia non rispetta l'obbligo di eliminare il fosforo e l'azoto dagli scarichi.

Secondo la Commissione UE, gli scambi di informazioni con l'Italia hanno confermato l'esistenza di violazioni sistematiche degli obblighi UE, per cui se non verranno adottate misure concrete per ovviare al più presto a tali carenze, la Commissione potrebbe adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

Se non faremo nulla, prevediamo sanzioni per 482 milioni di euro l’anno, a partire dal 2016, di cui 185 per la Sicilia e 74 per la Lombardia”, ha dichiarato Erasmo D’Angelis, a capo di "Italia Sicura", la struttura di missione del Governo, istituita contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche , nel corso del Convegno “Stati Generali Acque Pulite” svoltosi a Roma il 24 marzo 2015.
Eppure i soldi per realizzare fogne e depuratori nelle aree sotto infrazione ci sarebbero, ma gli stanziamenti previsti dalla delibera del Cipe n. 60/2012 sono per lo più bloccati.

I progetti in corso di realizzazione sono solo 32 su 182 per un valore di 148 milioni, l’8% del totale”, ha affermato il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti nel suo intervento.
Il Ministro ha evidenziato che ci si trova di fronte a ritardi negli affidamenti del servizio idrico integrato e si riscontra la resistenza delle amministrazioni locali ad aggregarsi in ambiti territoriali ottimali, determinando la “causa principale del gap infrastrutturale che caratterizza il settore fognario e depurativo, e può essere colmato solo se si favoriscono investimenti in grado di assicurare livelli di servizio adeguati. E la certezza delle tariffe è una componente indispensabile. Il quadro che emerge è dunque molto complesso e coinvolge tutta la catena della governance. Siamo ancora una volta dinanzi ad una situazione in cui, sia pure in presenza di finanziamenti, ci sono difficoltà e lentezze nell’avviare le opere, soprattutto per le carenze in fase di progettazione. Il nostro obiettivo, non solo come governo ma come Paese, deve essere quello di superare queste criticità e realizzare al più presto quegli interventi che sono necessari e che l’Europa ci chiede”.

Speriamo che la Commissione si accontenti di vedere i cantieri aperti!