Nel nostro Paese, la rete idrica è un vero e proprio colabrodo. Secondo il nuovo rapporto dell’Istat perdiamo oltre 100 mila litri al secondo, circa il 40% dell’acqua. Una situazione diffusa in tutta la nostra penisola, con punte di criticità soprattutto nelle isole e al sud.

acqua rubinetto

Gli acquedotti in Italia versano in condizioni davvero critiche: come dei colabrodo, per ogni 100 litri che ci mettiamo dentro, 40 non arrivano a destinazione. Uno spreco di “oro blu” pari a 100 mila litri al secondo. Il problema si estende più o meno in maniera omogenea su tutto il Belpaese, con picchi di criticità al sud e soprattutto nelle isole.

La grave situazione è certificata nel nuovo rapporto redatto dall’Istat dal titolo “Censimento delle acque per uso civile” dove viene lanciato l’allarme per le dispersioni che continuano da anni a essere persistenti e sempre più gravose, chiedendo allo stesso tempo nuovi e immediati investimenti nelle infrastrutture idriche.

L’acqua potabile nelle reti comunali di distribuzione - si spiega nel report dell’Istat - è pari a 8,4 miliardi di metri cubi, 385 litri al giorno per abitante. Ma, tenendo presente che quella prelevata per uso potabile è stata di 9,5 miliardi di metri cubi, quella erogata è di 5,2 miliardi di metri cubi che corrisponde ad un consumo giornaliero di acqua pari a 241 litri per abitante (meno 12 litri al giorno rispetto al 2008)”.
Nel complesso, le dispersioni delle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile ammontano a 3,1 miliardi di metri cubi: 8,6 milioni di metri cubi persi al giorno, ovvero circa 100 mila litri al secondo, pari a 144 litri al giorno, oltre quanto effettivamente consumato per ogni persona residente.
La maglia nera per le perdite di rete va in particolare alle isole con il 48,3% di dispersione e al centro-sud, ad esclusione di Abruzzo e Puglia che hanno sanato recentemente situazioni critiche. Ma anche al nord c’è stato un peggioramento, a parte per la Valle d’Aosta e il nord-ovest dove la dispersione è risultata più bassa del 30%.

Il report dell’Istat si concentra anche sulla depurazione: nel 2012 negli oltre 18.000 impianti distribuiti in tutta Italia, il 37,4% dell’acqua immessa nella rete non è arrivata a destinazione, cioè non è uscita dai rubinetti, perdendosi nei tubi, con un peggioramento del 5,3% rispetto al 2008 (quando le dispersioni erano al 32,1%). Il capitolo depurazione parla in particolare di 18.876 impianti per le acque reflue urbane, di cui 18.162 in esercizio, 545 non in esercizio e 79 in corso di realizzazione o ristrutturazione (32 al sud). Al nord si concentra il maggior numero di impianti in esercizio (il 35,2% nel nord-ovest, pari a 6.393) dove si registra anche la maggior capacità depurativa, a parte il Friuli-Venezia Giulia dove la situazione è negativa.
In Lombardia (303) e in Veneto (221) si registra il maggior numero di impianti con trattamento avanzato. Impianti “avanzati” che depurano più del 60% dei carichi inquinanti, anche se sono il 10% del totale, e nella maggior parte dei casi al servizio dei grandi centri urbani.
Il carico di inquinanti industriali trattato - dice l’Istat - cala del 27,8% rispetto al 2008. Una riduzione dovuta non solo alla crisi economica, ma anche ad un miglior sviluppo di infrastrutture per portare le acque di scarico di origine industriale in impianti ad hoc”.
Gli impianti di depurazione in esercizio diminuiscono man mano che ci si sposta verso sud, fino ad arrivare a situazioni fortemente critiche in particolare nelle isole.

A conclusione, solo una precisazione: i dati del rapporto Istat si riferiscono al 2012, ed ovviamente la prima cosa che ci balena in mente è che di certo, da allora, la situazione non sarà migliorata.