L'Italia del riciclo 2012

L'Italia del riciclo 2012

Nell'annuale rapporto FISE-UNIRE e FoSS si evidenzia che il riciclo dei rifiuti è essenziale per la Green Economy, purtroppo il 49% di questi vanno a finire in discarica.

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Anche quest’anno all’inizio di dicembre è stato presentato l’annuale studio “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso da FISE UNIRE (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), che individua dinamiche e tendenze del settore, mettendo a fuoco le condizioni di mercato e di contesto che è necessario favorire per far crescere il recupero dei rifiuti nel nostro Paese, soprattutto nell’attuale periodo caratterizzato da difficoltà economiche.

Quasi la metà dei rifiuti prodotti (il 49%) finisce in discarica, ben 15 milioni di tonnellate ogni anno, mentre in Europa viene mediamente conferito in discarica il 30% dei rifiuti. Nel Mezzogiorno, se possibile, la situazione è ancora più negativa con quasi tutte le Regioni che superano ampiamente il 60%, fino alla percentuale record del 93% registrata in Sicilia.
Sono queste le principali elaborazioni dei dati che emergono dal Rapporto, sostanzialmente in linea con le indicazioni fornite dall’ISPRA, che confermano il primato della discarica in Italia.

“Anche il Rapporto di quest’anno mette in luce come l’Italia abbia una gestione poco virtuosa dei suoi rifiuti con un’altissima percentuale di ricorso alla discarica e una bassa percentuale di riciclo effettivo - ha affermato Edo Ronchi, Presidente della FoSS - Uno dei motivi principali di questa situazione è la bassa tassazione sullo smaltimento in discarica (15 euro a tonnellate in Italia contro le 40 in Germania). Occorre dare effettiva priorità al riciclo, così come obbliga a fare la Direttiva europea 98/2008 CE, ricorrendo anche agli incentivi economici o fiscali in quelle filiere, per esempio quella delle plastiche miste, dove il riciclo si trovi in condizioni di svantaggio rispetto al recupero energetico”.

Lo studio presenta proprio in apertura un benchmark internazionale sul tema della gestione dei rifiuti che evidenzia come ancora molta strada resti da fare al nostro Paese per raggiungere le medie europee di recupero e conferimento in discarica dei rifiuti. è ancora ampio, infatti, il divario che ci separa dai Paesi che presentano migliori performance nel recupero di materia dai rifiuti urbani, come Austria (70%), Germania e Belgio (62%), Paesi Bassi (61%), Svezia (50%) e Danimarca (42%). Questi sei Paesi europei, oltre a un elevato tasso di riciclo e a una quota significativa di recupero energetico mostrano anche un altro dato in comune: smaltiscono in discarica tra lo 0 e il 3% dei rifiuti. In Italia, invece, sono ben 9 le Regioni che si affidano alla discarica per smaltire oltre il 60% dei propri rifiuti (Liguria, Umbria, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) e diventano 10, con la Campania, se si aggiungono a questi rifiuti quelli inviati fuori Regione o all’estero. Il Lazio, con oltre 2,5 milioni di tonnellate, è la Regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità di rifiuti urbani, pari al 74% di quelli prodotti. La sola provincia di Roma porta in discarica quasi 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, di cui oltre 1,3 milioni solo nel comune di Roma.

Le cattive notizie non si fermano qui: secondo il Rapporto recuperiamo sotto forma di materia solo il 20% dei rifiuti (escluso il compostaggio), contro una media europea del 26%; anche il compostaggio e il recupero energetico si mantengono sotto la media del “vecchio continente”, rispettivamente al 13% (in Europa al 16%) e al 18% (29% in Europa).

Questa cattiva gestione dei rifiuti trovano puntuale conferma nel numero di procedure di infrazione che l’Italia ha avuto notificate dalla Commissione UE che ha di recente deferito alla Corte di giustizia europea il nostro Paese per mancato rispetto delle normativa europea sulle discariche, chiedendo il pagamento di una multa di 56 milioni di euro e di un’ammenda giornaliera di 256.819,20 euro per il periodo che eventualmente trascorrerà tra una seconda sentenza di condanna da parte dei giudici 8dopo quella comminata nell’aprile 2007) e l’effettivo adeguamento ai principi europei della normativa italiana e dei sistemi di gestione delle discariche.

In questo scenario critico, nel 2011 l’industria italiana del riciclo degli imballaggi si è mantenuta su buoni livelli sia per quantitativi, pari a 7,5 milioni di tonnellate (+2% sul 2010, quando erano 7.346), sia per tasso di riciclo, stabile al 64%: crescono carta (+3%), plastica (+4%) e vetro (+7%), in calo acciaio (-1%), alluminio (-13%) e legno (-5%).
“Il riciclo dei rifiuti costituisce una delle priorità strategiche per lo sviluppo della green economy - ha evidenziato Corrado Scapino, Presidente di UNIRE - Gli obiettivi di riciclo europei sono, per alcune filiere, ancora lontani e per raggiungerli è necessario che oggi le strategie di crescita industriale nazionale si coniughino con politiche di sviluppo sostenibile che prevedano l’impegno e la partecipazione di tutti i soggetti economici della filiera, dai produttori ai riciclatori. Resta tuttora prioritaria l’attivazione di nuove leve per stimolare il mercato dei materiali riciclati, evitando politiche ambientali miopi e strumentali che rischierebbero solo di frenare ulteriormente lo sviluppo dell’industria del recupero”.

Lo Studio indica, infine, interessanti casi di buone pratiche e buone tecnologie di riciclo già impiegate in ambito industriale nei principali settori del riciclo, con il fine di favorirne la diffusione e di indirizzare l’economia verso soluzioni imprenditoriali maggiormente ecosostenibili.

Particolare attenzione - specificano i curatori - è stata posta sull’andamento delle 15 filiere prese in esame, che sono state attivamente coinvolte nella redazione del rapporto, in un periodo di difficoltà complessiva dell’economia.

In questa occasione, stante la necessità di chiudere il numero in redazione, ci limitiamo a fornire i risultati flash delle singole filiere, ripromettendoci di dedicare più ampio spazio all’analisi nel prossimo numero.
Carta: “Stabile la raccolta differenziata. Crisi e mancata soluzione di nodi strutturali fanno crescere l’export”.
Vetro: “Tiene il tasso di riciclo, aumenta la raccolta”.
Plastica: “Cala il recupero complessivo, ma cresce la quota avviata a riciclo meccanico”.
Gomma e PFU: “Il 28% ancora in discarica o verso destinazioni ignote”.
Legno: “Riciclo a -3,5%, ma la rete di piattaforme consortili continua a crescere”.
Alluminio: “Forte aumento del recupero di alluminio da raccolta differenziata”.
Acciaio: “Il 76% degli imballaggi viene riciclato”.
RAEE: “Per raggiungere l’obiettivo al 2020 occorre quadruplicare la raccolta attuale”.
Pile e accumulatori: “Grazie al nuovo Centro di Coordinamento un sistema di raccolta efficace ed efficiente”.
Oli minerali esausti: “L’88,7% di oli minerali esausti viene rigenerato”.
Oli e grassi vegetali e animali: “Crescono raccolta e riciclo (+ 5,8%)”.
Frazione organica e Fanghi: “Tra le differenziate è il rifiuto più raccolto”.
Inerti: “Target al 70% entro il 2020, ma difficile da verificare”.
Tessile: “Grazie all’intesa ANCI-CONAU interessanti sviluppi per la raccolta differenziata”.
Veicoli fuori uso: “Italia sul podio in Europa per reimpiego e recupero di materiali da veicoli demoliti”.


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