L'industria eolica europea contrasta la recessione

L'industria eolica europea contrasta la recessione

Ma beneficia di scarsi sostegni finanziari

industria eolica europea

“Non c’è vento a favore per chi non sa dove andare”. 

Il passo di Seneca, lo scrittore e filosofo latino più citato del momento, “ignoranti quem portum petat nullus ventus est.” (Lucius Anneus Seneca, Ad Lucilium Epistulae Morales, Liber VIII, 71, 3), utilizzato per parlare di energia eolica è calzante.
Si tratta di una delle lettere indirizzate al suo amico Lucilio, al tempo governatore della Sicilia, che gli chiede pareri su come debba comportarsi in certe circostanze. Seneca risponde, tra l’altro, che i consigli hanno un valore se sono tempestivi (cosa impossibile da realizzarsi, oblitus vasto nos mari dividi), ma soprattutto non servono quando uno non ha propositi ed obiettivi precisi.

Viceversa, leggendo il Rapporto “Green Growth. The Impact of Wind Energy on Jobs and the Economy”, gli operatori dell’industria dell’energia eolica sembrano avere le idee ben chiare su quel che si dovrebbe fare in uno dei momenti più difficili della storia economica d’Europa.

Il Rapporto, che analizza il contributo del settore al PIL e alla creazione di posti di lavoro ora ed in futuro, con previsioni per il 2020 e fino al 2030, è stato presentato il 16 aprile 2012 dall’Associazione Europea dell’Energia Eolica nel corso di EWEA 2012 (16-19 aprile 2012) che quest’anno ha avuto luogo al Bella Center di Copenhagen.

La location scelta per l’evento non poteva essere più appropriata, visto che la Danimarca è già oggi il Paese leader in Europa per la produzione di energia elettrica dal vento e ha tracciato di recente una road map, elaborata d’intesa con il Parlamento dal Ministro per il Clima, l’Energia e le Opere Pubbliche, Martin Lidegaard, che prevede di diminuire progressivamente il peso delle fossili nella produzione di elettricità fino a raggiungere entro il 2050 il target del 100% derivato da rinnovabili. All’interno di questa tabella di marcia la Danimarca al 2020 porterà al 35% la quota di fabbisogno energetico coperta dalle rinnovabili, con l’eolico a produrre il 50% dell’energia elettrica.
“La nostra agenda verde prevede la creazione di nuovi posti di lavoro nel breve periodo e la protezione del clima nel lungo periodo - ha affermato il Primo Ministro danese Helle Thorning-Schmidt, presente alla Conferenza di presentazione del Rapporto - Concentrandoci sul ruolo dell’energia eolica per il nostro futuro sostenibile ci fa sentire bene sia da un punto di vista ambientale che economico”.

L’industria dell’energia eolica europea non si limita a dare un contributo notevole al raggiungimento del target “20-20-20” del pacchetto “Clima - Energia”, bensì dà notevole impulso alla crescita economica in generale dell’UE.
I numeri offerti dal Rapporto “Green Growth” dimostrano che l’eolico europeo, anche in anni di recessione quali stiamo vivendo, ha il “vento in poppa” :
- ha concorso con oltre 32 miliardi di euro allo 0,26% del PIL europeo al 2010;
- ha avuto un ritmo di crescita tra il 2007 e il 2010 del 33%, doppio rispetto al PIL stesso;
- ha aumentato tra il 2007-2010 del 33% il numero degli occupati nel settore, che è arrivato a 240.000 individui (nello stesso periodo la disoccupazione nell’UE è cresciuta del 9,6%), con una stima al 2020 di raggiungere quota 520.000 posti;
- ha evitato la spesa di 5,71 miliardi di euro per l’acquisto di carburanti;
- ha esportato beni e servizi per un valore di 5,7 miliardi di euro;
- ha investito il 5% del proprio fatturato in Ricerca&Sviluppo, il triplo della media europea, con i produttori di turbine eoliche che sono arrivati ad investirvi il 10%.

“Quella dell’energia eolica - ha spiegato Arthouros Zervos, Presidente dell’EWEA - è un’industria che contrasta la recessione perché, anno dopo anno, dà impulso all’attività economica, crea nuovi posti di lavoro e stimola le esportazioni in seno all’UE che è alle prese con una crisi economica resa ancora più gravosa per i cittadini dalla crescente quantità di combustibile importato a costi sempre maggiori”.
Per mantenere questo slancio e per continuare a prosperare in questo modo, l’energia eolica europea ha bisogno di un adeguato sostegno politico e normativo.

Per questo l’EWEA chiede:
- stabilità dei programmi nazionali per l’energia rinnovabile;
- una politica energetica post-2020 con obiettivi vincolanti in rapporto alle fonti rinnovabili per il 2030;
- una diffusione di smart grid europee e un mercato unico dell’energia; - un più ambizioso obiettivo (-30%) di riduzione dei gas serra per il 2020;
- adeguate sovvenzioni da parte dell’UE alla ricerca sull’energia eolica.

Nonostante questi dati l’energia eolica ha ricevuto una frazione del sostegno finanziario che è stato dato all’energia nucleare, pur fornendo elettricità alla metà dei costi delle nuove centrali nucleari, come ha ricordato di recente Christian Kjaer, Amministratore delegato dell’EWEA “Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’80% delle sovvenzioni alle produzioni energetiche dell’UE sono andate ai combustibili fossili e all’energia nucleare, mentre poco più del 19% è andato alle fonti rinnovabili - ha osservato Kjaer - Inoltre, l’energia eolica ha zero costi di carburanti, costi minimi di smaltimento dei rifiuti e per la disattivazione e rischi minimi per la salute umana e per l’ambiente rispetto al nucleare”.

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