Le catastrofi che hanno segnato il 2011

Le catastrofi che hanno segnato il 2011

Dal Rapporto di GermanWatch un appello a prendere decisioni tempestive sui cambiamenti climatici

Thailandia

Bangkok (Thailandia) invasa dall'acqua (Fonte IRIN, foto Shemaine Ho

Durante la Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) è stato presentato ieri, 27 novembre 2012, il “Global Risk Climate Index 2013”, il Rapporto di GermanWatch (organizzazione non governativa con sede a Bonn che si prefigge di promuovere l’equità globale e la salvaguardia dei mezzi di sussistenza).
La Conferenza delle Parti (COP 18) che si sta svolgendo a Doha (Qatar) costituisce un evento decisivo per fornire un punto di svolta con cui la comunità internazionale cerca ora di trovare una soluzione per affrontare i cambiamenti climatici e le crescenti perdite in beni e vite umane, mentre la finestra di tempo per far sì che la Terra rimanga al di sotto di un aumento di 2 °C si sta rapidamente chiudendo, e proprio a Doha si dovrebbero innescare nuove dinamiche.

Il Global Climate Risk Index 2013, giunto quest’anno alla sua VIII edizione, analizza in che misura i Paesi sono stati colpiti dagli effetti degli eventi climatici (tempeste, inondazioni, ondate di calore, ecc.), relativamente ai dati del 2011, nonché del periodo 1992-2011.

Dall’analisi compiuta si evidenzia che i Paesi più colpiti dal rischio climatico nel 2011 sono risultati sono risultati nell’ordine Thailandia, Cambogia, Pakistan, El Salvador e Filippine, mentre rispetto al periodo 1992 al 2011, ci sono Honduras, Nicaragua, Myanmar e Bangladesh ad occupare i posti più in alto.

Si riconferma in tal modo che i Paesi meno sviluppati sono generalmente più colpiti dei Paesi industrializzati e che per quanto concerne il futuro l'indice di rischio climatico può costituire un segnale di allarme che indica come la vulnerabilità del passato possa ulteriormente aumentare nelle regioni in cui gli eventi estremi diventeranno più frequenti o più gravi, a causa dei cambiamenti climatici. Se alcuni Paesi in via di sviluppo più vulnerabili sono colpiti spesso da eventi estremi, ce ne sono altri in cui tali disastri sono una rarità.

Gli Stati Uniti sono saliti nella classifica del rischio passando dal 30mo posto del 2010, al 7mo del 2011, quale risultato di una serie di tornadi, ondate di calore e uragani intensi da cui sono stati investiti nel 2011, e i danni che il Paese ha subìto, a seguito del passaggio recente dell’uragano Sandy, suggeriscono che possano essere l’inizio di una tendenza verso una maggiore vulnerabilità del Paese all’impatto dei cambiamenti climatici.
“Il problema dei danni dei cambiamenti climatici dà ulteriore peso ai negoziati in corso, non solo perché sussiste un ritardo delle azioni di mitigazione rispetto alle necessità, ma anche per l’insufficienza degli interventi di adattamento - ha affermato Sven Harmeling, a capo delle politiche sui cambiamenti climatici di Germanwatch e uno degli autori principali del Rapporto - Dobbiamo assolutamente essere preoccupati per l’impatto dei cambiamenti climatici sull’economia e sulle persone”.

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