L'esposizione alla fame durante la vita uterina influenza la salute per tutta la vita

L'esposizione alla fame durante la vita uterina influenza la salute per tutta la vita

Ricercatori delle Università di Amsterdam e Jena hanno studiato, nell'ambito del Progetto UE "Brainage", l'esposizione prenatale alla carestia che verso la fine della seconda guerra mondiale colpì per cinque mesi le province occidentali densamente popolate dell’Olanda, rivelando che l'esposizione alla fame all’inizio della gestazione determina un volume del cervello inferiore in età anziana, associato con la  maggiore probabilità di sviluppare l'Alzheimer.

prenatal stress and brain disorders in later life

Nei giorni scorsi Save the Children ha presentato il Rapporto Unequal portions. Ending Malnutrition for Every Last Child(“Porzioni ingiuste. Porre fine alla malnutrizione dei bambini più vulnerabili”) che analizza in particolare le cause che rendono alcuni bambini più vulnerabili di altri al fenomeno della malnutrizione e mostra come una combinazione letale di povertà ed esclusione stia privando alcuni gruppi di bambini vulnerabili del diritto a vivere e a crescere grazie a una dieta sana e bilanciata.

Se gli effetti della denutrizione e malnutrizione in età infantile sono ben noti e conosciuti, meno studiati sono quelli della denutrizione durante la vita uterina e l'incidenza sulle probabilità di avere una vecchiaia sana, anche se sussistono da tempo prove sulla vulnerabilità alle malattie degli individui che sono nati da mamme denutrite. "Mentre i Paesi sviluppati sono diventati ricchi prima di diventare vecchi, i Paesi in via di sviluppo diventeranno vecchi prima di essere diventati ricchi": aveva già ammonito alla 2a Assemblea delle Nazioni Unite sull'invecchiamento (Madrid, 8-12 aprile 2002), l'allora Direttrice generale dell'OMS Gro Harlem Brundtland, più nota per aver redatto il Rapporto "Our Common Future" (1987), che conteneva per la prima volta una definizione di sviluppo sostenibile, che coniuga le aspettative di benessere e di crescita economica con il rispetto dell'ambiente e la preservazione delle risorse naturali.

Tra gli ultimi studi sull’esposizione prenatale alla denutrizione è interessante quello condotto dall’Università di Amsterdam e dall’Università di Jena nell'ambito del Progetto BRAINAGE (Impact of Prenatal Stress on BRAIN AGEing), finanziato dalla Comissione UE nell'ambito del 7° Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico e coordinato dal Dipartimento di Neurologia dell'Ospedale Universitario di Jena, che si propone di comprendere come l'alimentazione nella prima infanzia possa influenzare la salute nel corso di tutta la vita. In particolare, i ricercatori hanno studiato l’esposizione prenatale alla carestia che verso la fine della seconda guerra mondiale colpì per cinque mesi le province occidentali densamente popolate dell’Olanda, rivelando che gli uomini, ma non le donne, che sono stati esposti alla fame all’inizio della gestazione, all’età di 70 anni hanno un volume del cervello inferiore rispetto a quelli non esposti.

Il team di ricerca ha sottoposto a risonanza magnetica (RMI) individui nati ad Amsterdam intorno al periodo della grande carestia olandese, durante la quale si stima che circa 30.000 persone siano morte di fame e l'apporto calorico giornaliero ufficiale era di circa 400-800 calorie, appena un quarto di quello normalmente richiesto per gli adulti, ma nonostante le condizioni difficilissime, le donne rimanevano incinte e partorivano. È già stato documentato come l’esposizione prenatale alla carestia olandese durante il primo trimestre di gestazione creò gravi problemi neuroevolutivi e aumentò il rischio di anomalie del sistema nervoso centrale (SNC), come la spina bifida e l’idrocefalo. Tuttavia, finora si sapeva ben poco sugli effetti sulle dimensioni del cervello più tardi nella vita. Per approfondire questo aspetto, il team di ricerca ha creato una coorte di 2.414 uomini e donne nati nello stesso ospedale di Amsterdam (il Wilhelmina Gasthuis) tra il 1° novembre 1943 e il 28 febbraio 1947, dividendola tra gruppi esposti e non esposti alla fame in base alla data di nascita. I ricercatori hanno considerato una persona esposta alla carestia olandese in periodo prenatale se l’apporto calorico materno giornaliero era in media inferiore a 1.000 calorie per un periodo di almeno 13 settimane della gestazione iniziale, ovvero delle prime 16 settimane di gravidanza. Le persone nate prima o concepite/nate dopo la carestia sono state considerate non esposte e utilizzate come gruppo di controllo.

In studi precedenti di questa coorte, i ricercatori avevano dimostrato che l’esposizione alla fame durante la gestazione iniziale incideva soprattutto sulla salute fisica e mentale più avanti nella vita, determinando ad esempio obesità, cancro al seno, malattia cardiaca coronarica, depressione e persino preferenze alimentari. In questo studio si sono quindi concentrati sul gruppo esposto all’inizio della gravidanza, esaminando immagini RMI di 118 membri della coorte, di cui 41 esposti alla carestia durante la gestazione iniziale e 77 non esposti. Il team di ricerca era particolarmente interessato nelle dimensioni del cervello, la sua struttura e l’integrità della materia bianca. Non hanno riscontrato differenze tra i gruppi esposti e non esposti per quanto riguarda l’integrità e le iperintensità della materia bianca. Né hanno osservato differenze nei volumi strutturali.

Inoltre, uomini e donne sono stati studiati separatamente, scoprendo che i maschi che erano stati esposti alla carestia all’inizio della gestazione, avevano un volume intracranico inferiore rispetto a quelli non esposti, con una differenza di circa il 5%. I maschi esposti rivelavano, inoltre, volumi inferiori di materia corticale grigia e bianca, materia cerebellare grigia, talamo e aree corticali più specifiche. Da notare che tali differenze nei volumi non erano presenti nelle femmine esposte alla carestia. Una spiegazione potrebbe essere la teoria secondo la quale i maschi sono più vulnerabili alla programmazione fetale, ma il team di ricerca considera anche che gli effetti notati nei maschi potrebbero essere dovuti all’errore sistematico, in quanto le donne esposte alla fame rivelano tassi di mortalità maggiori dopo l’età di 63 anni. Di conseguenza, questo potrebbe aver portato all’inclusione delle donne più sane, causando una stima ridotta degli effetti dell’esposizione prenatale delle donne.

Studi hanno dimostrato che una dimensione cerebrale minore durante l’infanzia è associata con maggiori probabilità di sviluppare l’Alzheimer, nonché una maggiore gravità e precocità della malattia.

Riteniamo che sia straordinario che un fatto avvenuto 68 anni fa durante la gravidanza sia ancora visibile nel cervello di questi uomini - ha dichiarato la coautrice dello studio, la Dott.ssa Susanne De Rooij - Pensiamo che questo sottolinei chiaramente l’importanza dell’alimentazione materna per lo sviluppo cerebrale in gravidanza, ma anche più tardi nella vita”.

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