All’Assemblea Programmatica su “Responsabilità Estesa del Produttore” svoltasi a Roma il 16 settembre 2014 si è dibattuto il Documento, redatto dal Gruppo 2 degli Stati Generali della Green Economy in vista dell’appuntamento di Rimini nell’ambito di ECOMONDO, che è posto a consultazione fino al 22 settembre 2014.

circular economy

Nell’ambito dei lavori preparatori agli Stati Generali della Green Economy 2014, in programma a ECOMONDO di Rimini nei giorni 5 e 6 novembre 2014, su impulso del Gruppo di Lavoro 2 “Sviluppo dell’ecoefficienza, della rinnovabilità dei materiali e del riciclo dei rifiuti”, il Consiglio Nazionale della Green Economy, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente (MATTM) e quello dello Sviluppo Economico (MiSE), ha tenuto il 16 settembre 2014 a Roma presso l’ENEA l’Assemblea Nazionale Programmatica su “Responsabilità Estesa del Produttore” che rappresenta uno strumento economico di forte stimolo per la corretta gestione dei rifiuti, per la crescita del settore del recupero e, quindi, di un comparto strategico della green economy.

Alla luce del processo di revisione dell’assetto normativo europeo, si legge nel documento introduttivo, l’Italia è chiamata a rispondere ad alcune domande: 1. L’EPR (Extended Producer Responsibility) è uno strumento idoneo al perseguimento dei nuovi target europei di riciclo al 2020? Se sì, qual è la via per assicurare che si applichi a tutti i produttori dei rifiuti in modo che la corretta gestione di questi ultimi non sia un costo per la società?
2. Nel 2020 occorre raggiungere il 50% di riciclo complessivo di carta, plastiche, metalli, vetro, legno e della frazione biodegradabile presenti nel rifiuto domestico. L’attuale contesto consentirà di raggiungere i nuovi obiettivi? Se sì, qual è la direzione da seguire?
- Nel 2020 siamo chiamati a raggiungere il 70% di riciclo dei rifiuti da costruzione demolizione, ma in capo a chi è posto l’EPR e chi è chiamato a rispondere del mancato raggiungimento di tale obiettivo?
- Entro il 2018 occorre ridurre il conferimento del rifiuto biodegradabile a smaltimento finale. È ipotizzabile l’applicazione di uno schema di responsabilità estesa del produttore? Se sì quali gli attori chiamati a rispondere a tale obbligo?
- La gestione efficiente del rifiuto è la via per renderne sostenibili i costi e per rendere meno onerosa la responsabilità estesa del rifiuto: quali sono le politiche di intervento idonee a rendere più efficiente il sistema di gestione dei rifiuti? E quale deve essere il ruolo del pubblico? E quello dei Consorzi?
- L’EPR è uno strumento economico in grado di agire anche sulla prevenzione nella produzione di beni/prodotti sempre più riciclabili, nella produzione dei rifiuti, e sulla minimizzazione della pericolosità degli stessi?

Il Rapporto “PMI, uso efficiente delle risorse e mercati verdi”, commissionato dalla DG ENV della Commissione UE e pubblicato nel dicembre 2013, ha individuato nelle Piccole e Medie Imprese la spina dorsale economica dell’UE (Small and medium sized enterprises are the economic backbone of the European Union), riconoscendone il ruolo fondamentale nel perseguimento degli obiettivi della strategia “Europa 2020”, lanciata dalla Commissione UE nel 2010, che si propone di colmare le lacune del nostro modello di crescita e creare le condizioni per una crescita più intelligente, sostenibile e solidale.
In tale Rapporto le PMI italiane, oltre a investire soprattutto nella minimizzazione dei rifiuti e nel risparmio energetico, risultano essere pronte al riciclaggio e al riuso dei materiali e alla vendita dei propri scarti che sono risorse per altre realtà produttive.

Occorre riflettere sul fatto che per le PMI intervistate il nesso tra efficienza nell’uso delle risorse e riduzione nella produzione dei rifiuti è molto evidente, mentre lo è meno tra l’efficienza nell’uso delle risorse ed utilizzo di materie prime seconde - si sottolinea nel Documento introduttivo, oggetto della discussione e posto a consultazione per l’invio di suggerimenti e proposte correttive e integrative fino al 22 settembre 2014 - Di contro, non emerge in alcun modo come la responsabilità estesa del produttore sia uno strumento economico di incentivo alla maggiore efficienza dell’uso delle risorse”.

Proprio la conservazione delle risorse più a lungo nel ciclo di produzione dei prodotti attraverso il riciclo e la conseguente riduzione della dipendenza delle materie prime, diminuendo al contempo la produzione dei rifiuti, costituiscono i fattori chiave per il passaggio all’economia circolare quale emerge dalla Comunicazione della Commissione UE il 2 luglio 2014, con la correlata Comunicazione “Un piano d’azione verde per le PMI”, che tra gli elementi chiave della proposta include:
- l’aumento del rapporto costi-benefici dei criteri di Responsabilità Allargata del Produttore che allarga ai produttori l'onere di sostenere economicamente sistemi per il trattamento e recupero dei rifiuti, con obiettivi di riciclaggio e riutilizzo dei materiali, definendo le condizioni minime per il loro funzionamento;
- l’inserimento di misure volte a promuovere la diffusione delle migliori pratiche in tutti gli Stati membri, quali ad esempio un miglior uso degli strumenti (tasse per il conferimento in discarica/incenerimento, sistemi EPR, schemi di tariffazione puntuale, incentivi ai Comuni) e/o migliorare i programmi di raccolta differenziata.

Una delle cause della perdita di risorse e della non efficienza nel passaggio alla circular economy è la debolezza, la disomogeneità sia tra paesi membri sia tra flussi di materie nell’adozione ed applicazione di modelli di EPR - si legge ancora nel Documento - I paesi membri avanzati nella gestione dei rifiuti hanno sviluppato sistemi/schemi di EPR per diversi flussi dimostrando come questo costituisca un strumento chiave per eliminare eventuali barriere per lo sviluppo di sistemi di raccolte differenziate volte a valorizzare flussi di rifiuti altrimenti destinati allo smaltimento finale. Laddove applicati in modo appropriato tali sistemi supportano economicamente le autorità locali nell’avvio di sistemi di raccolta differenziata, in alcuni casi arrivando addirittura a coprire le fluttuazioni del prezzo dei materiali sui mercati”.

Sintetizzando quanto emerso dai vari interventi, il Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), Edo Ronchi ha messo in risalto gli aspetti critici per correggere le attuali debolezze della EPR, da portare all’attenzione dei policy maker. In particolare, ha sottolineato la necessità di:
- rendere il contributo ambientale pagato dal produttore per la gestione del fine vita degli imballaggi sia correlato alla loro riciclabilità;
- passare da una misurazione della raccolta differenziata a quella che indica l’effettivo riciclaggio;
- evitare che la tassa della EPR dal produttore sia estesa al consumatore che già paga la tassa sui rifiuti.