L’enfatizzazione della riduzione delle emissioni nell’UE

L’enfatizzazione della riduzione delle emissioni nell’UE

La pubblicazione del Rapporto 2015 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente sull’andamento delle emissioni nell’UE evidenzia che l’Unione europea supererebbe largamente l’obiettivo del 20% al 2020, confermando, indirettamente, che il target del 40% al 2030 non è poi così “ambizioso”, come viene esaltato.

trends and projections in europe 2015

L'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA) ha pubblicato il 20 ottobre 2015 un pacchetto di Rapporti, sulla base dei quali la Commissione UE presenterà al Parlamento europeo e al Consiglio la Relazione sui progressi dei Paesi UE nel raggiungimento degli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e quelli di politiche energetiche. Tali obiettivi comprendono sia quelli presi a livello internazionale, ai sensi del Protocollo di Kyoto di ridurre del 20% le emissioni di gas serra (GHG) entro il 2020, rispetto all’anno base 1990, sia quelli del Pacchetto “Clima-Energia”, meglio conosciuto come il pacchetto del triplo “20”, adottato formalmente nel 2009 dall’UE, che prevede, oltre al taglio delle emissioni sopra indicato, l’aumento al 2020:
- del 20% dell’efficienza energetica;
- del 20% della quota di fonti energetiche rinnovabili nella produzione di energia primaria.

Secondo il Rapporto “Trends and projections in Europe 2015”, l'Unione europea è sulla buona strada verso il conseguimento e il superamento dell'obiettivo 2020 di riduzione del 20% delle emissioni di gas serra.
Dall'analisi compiuta dall'AEA, basata sulle proiezioni più recenti effettuate dagli Stati membri, emerge che le emissioni di gas serra nel 2014  sono diminuite del 4% rispetto al 2013, anche se in parte ciò è dovuto alle temperature insolitamente miti che hanno determinato una riduzione della domanda energetica. Ciò significa che, rispetto ai livelli del 1990, nel 2014 le emissioni di gas serra dell'UE sono diminuite del 23%, toccando i minimi storici, e che all''orizzonte 2020, la riduzione sarebbe del 24% con le misure vigenti e del 25% con le misure aggiuntive già programmate negli Stati membri.

"Questi risultati sono eloquenti: l'Europa è riuscita a ridurre le emissioni del 23% tra il 1990 e il 2014 mentre l'economia, nell'arco dello stesso periodo, è cresciuta del 46% - ha dichiarato Miguel Arias Cañete, Commissario responsabile per l'Azione per il clima e l'energia - Abbiamo ripetutamente dimostrato che la protezione del clima e la crescita economica vanno di pari passo. Si tratta di un segnale forte, in vista della conferenza di Parigi sul clima, a riprova del fatto che l'Europa rispetta i propri impegni e che le nostre politiche in materia di energia e clima stanno dando i loro frutti. Abbiamo già mosso i primi passi per rispettare il nostro impegno di Parigi con le nuove proposte politiche presentate all'inizio dell'estate".


Ricordiamo che il contributo (INDC) dell'UE al nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici che dovrebbe essere sottoscritto alla COP21 di Parigi a Dicembre e comunicato alla Segreteria dell'UNFCCC, prevede una riduzione delle emissioni di gas climalteranti del 40% entro il 2030.


Tuttavia, lo studio "How close are INDCs to 2 and 1.5°C pathways?" di Climate Action Tracker, Gruppo di prestigiosi Istituti e Organismi di Ricerca che monitora obiettivi, impegni e azioni in atto dei singoli Paesi in materia di riduzione delle emissioni di gas serra, giudica l'impegno dell'UE "medium" ovvero "meno ambizioso di quel che potrebbe essere offerto e che se tutti gli altri Paesi si comportassero allo stesso modo, il riscaldamento globale sarebbe superiore ai 2 °C".

Secondo il report dell’AEA, la riduzione delle emissioni di gas serra dovrebbe continuare anche dopo il 2020, se pur ad un ritmo meno sostenuto. Secondo le proiezioni comunicate dagli Stati membri, le riduzioni previste dovrebbero consentire, entro il 2030, di diminuire le emissioni del 27% (con le misure vigenti) e del 30% (con misure supplementari già pianificate dagli Stati membri) rispetto ai livelli del 1990. Occorrono pertanto nuove strategie per conseguire l'obiettivo di riduzione del 40% entro il 2030.

"L'impegno dell'Europa per ridurre le emissioni di gas serra ed investire nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili ha portato a vantaggi concreti - ha sottolineato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell'AEA - La relazione dimostra che l'UE è sulla buona strada verso il conseguimento degli obiettivi climatici stabiliti per il 2020. La relazione indica inoltre che per raggiungere i nostri obiettivi a più lungo termine per il 2030 e il 2050 è necessario un cambiamento radicale delle modalità di produzione e utilizzo dell'energia in Europa".
Il riferimento è alla proposta formulata dalla Commissione UE di rivedere il sistema di scambio delle emissioni ETS dell’UE.

A corredo del Report, sono state pubblicate due Relazioni tecniche:

- "Trends and projections in the EU ETS in 2015" fornisce un'analisi dell’andamento storico e delle prospettive evolutive delle emissioni nel quadro del sistema EU ETS, dell’equilibrio tra domanda e offerta di quote sul mercato, e un focus specifico sui gas diversi dalla CO2 coperti dal sistema comunitario;

- "Approximated EU GHG inventory: proxy GHG estimates for 2014" fornisce le stime approssimative dei gas ad effetto serra dell’UE e dei suoi Stati membri relative al 2014, coperte dall’inventario completo dei GHG di tutti i settori ad eccezione dell’uso dei suoli, del cambio di uso dei suoli e silvicoltura (LULUFC), che devono ritenersi preliminari fino a che non saranno pubblicati nel 2016 i dati ufficiali dell’inventario da parte dell’UNFCCC.

Probabilmente al 2020 le emissioni saranno ancora più ridotte di quanto indicano le previsioni, sì che gli obiettivi al 2020 dell’UE, formalizzati alla Conferenza sul Clima di Copenaghen, risulteranno esser stati deboli e superati dall’evidenza, per cui il nuovo target al 2030 del 40% partirebbe già con un surplus che gli deriva dal precedente.

Non c’è motivo, quindi, di enfatizzare questo nuovo impegno come “il grande contributo dell’UE al successo della COP21 di Parigi”.
Senza contare, poi, che in questa riduzione delle emissioni, non sono contabilizzate quelle dovute alla delocalizzazione delle industrie europee in questi ultimi anni, e quelle nascoste “sotto il tappeto cinese” tramite l’importazione di prodotti dai Paesi in via di sviluppo.

Ecco perché c’è bisogno di una carbon tax globale!.                                                                                            

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