Se il “ripensamento” sulle trivellazioni, qualora non sia intervenuto solo per evitare i referendum, deve essere salutato positivamente, non si comprende l’accoglimento dell’emendamento che permette a vetusti impianti a biomasse, biogas e bioliquidi di usufruire di incentivi fino al 2020, sottraendo di fatto risorse a quelli nuovi e intaccando con ogni probabilità il tetto dei 5,8 miliardi annui, oltre il quale cessano gli incentivi.

legge stabilita 2016

È stata pubblicata sulla G.U. n. 302 del 30 dicembre 2015, S.O. n. 70, la Legge 28 dicembre 2015 recante “Disposizioni urgenti per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)” che consta di un solo Articolo e ben 999 commi.

Molte sono le misure, tra conferme e novità, per lo più positive, ma non mancano quelle negative che hanno impatti di carattere ambientale, che abbiamo deciso per una più dettagliata analisi di suddividere in:
- energia;
- edilizia;
- mobilità;
- ambiente.

In questa occasione ci occupiamo di energia.

Viene esteso alla fascia di mare compresa nelle 12 miglia dalla costa il divieto di nuove attività di perforazione di idrocarburi, che era previsto solo per le aree marine e costiere protette, salvaguardando i soli permessi già rilasciati dalle Regioni e consentendo per lo sfruttamento di questi giacimenti anche le attività di adeguamento degli impianti.

Viene cancellato la norma che prevedeva l'emanazione, con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di un Piano delle Aree in cui sono consentite le attività di perforazione.

La fase di ricerca, poi, non sarà più prorogabile due volte per un periodo di tre anni (come previsto dalla legislazione 
vigente).

Soppressa anche la previsione che la durata della fase di coltivazione è prorogabile per una o più volte per un periodo di 10 anni in caso di adempimento degli obblighi concessori e di coltivabilità.

Si stabilisce, ancora, che per le infrastrutture energetiche strategiche, in caso di mancato raggiungimento delle intese con le Regioni, si procede esclusivamente con le modalità partecipative, eliminando così la previsione in base alla quale, in caso di inerzia delle Regioni, il Consiglio dei Ministri esamina l'autorizzazione con la partecipazione della Regione stessa.

Viene eliminato il carattere strategico, di indifferibilità e urgenza delle attività upstream, riconoscendo alle stesse il solo carattere di pubblica utilità, che costituisce uno dei requisiti per l'emanazione del decreto di esproprio.

Come è evidente si tratta di una vera e propria “marcia indietro” del Governo che ha presentato l’emendamento, sul contenuto dei relativi articoli del Decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 (denominato “Sblocca Italia”), convertito In Legge 11novembre 2014, n. 164), contro cui nei mesi scorsi si era creato un ampio schieramento di opposizione, dal movimento No Triv alle Regioni, sfociato con la richiesta di 6 referendum, sui quali a giorni si dovrà esprimere la Corte Costituzionale. Vedremo, alla luce della Legge di Stabilità che formalmente recepisce 3 dei 6 quesiti referendari, quali saranno le decisioni della Consulta e se il tentativo del Governo di “disinnescare” il referendum sia riuscito e, ancor di più, se si sia trattato di una semplice manovra dilatoria per evitare uno scontro imminente e riproporre le stesse misure in tempi più favorevoli, magari al termine della legislatura.

Comunque, quanto proposto in merito nella Legge di Stabilità deve essere salutato con favore, anche per il valore simbolico che assume, mostrando come la partecipazione attiva di cittadini e degli enti territoriali riesca a contrastare l’attività di lobbying delle multinazionali.

Non convince, viceversa, la proroga degli incentivi alle biomasse fino al 2020. Con un emendamento introdotto nella Legge di Stabilità è previsto che alla produzione di energia elettrica da biomassa, biogas e bioliquidi sostenibili, che cessano entro la fine del 2016 di beneficiare di incentivi viene attribuito un sostegno fino al 31 dicembre 2020, nella misura dell’80% di quello riconosciuto dal D.M. 6 luglio 2012 agli impianti di nuova costruzione e di pari potenza, che sarà erogato dal GSE dal giorno successivo alla data di cessazione del precedente regime.

A tal fine i produttori interessati al prolungamento dovranno fornire al Ministero dello Sviluppo Economico gli elementi necessari per la notifica alla Commissione UE che verificherà caso per caso la compatibilità degli aiuti di Stato dopo l’ammortamento dell’impianto.

Al riguardo le varie Associazioni delle Rinnovabili hanno espresso una dura presa di posizione.

Per ANIE Rinnovabili che rappresenta all’interno di Confindustria le imprese costruttrici di componenti e impianti chiavi in mano per la produzione di energia da fotovoltaico, eolico, biomasse e geotermia, mini idroelettrico, “La norma contenuta nel DDL Stabilità non è coerente con il sistema perché privilegia solo una tecnologia a scapito di tutte le altre e impatterà sullo sviluppo di tutte le fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Infatti non è ancora ben chiaro se la previsione inciderà sul contatore del GSE oppure se le risorse economiche ad esso destinate saranno aggiuntive a quelle messe a disposizione del tetto di 5,8 miliardi di euro all’anno. Pertanto chiediamo al Governo di chiarire la questione. Anche perché ogni strategia deve necessariamente essere coordinata affinché non si entri in conflitto con le norme europee sugli aiuti di Stato, la cui violazione potrebbe compromettere la stessa approvazione del Decreto FER non FV, creando di fatto un vuoto normativo che penalizzerà ulteriormente tutto il settore”.

Anche il Coordinamento FREE che raggruppa oltre 30 associazioni delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, ha sottolineato in una nota che la Legge di Stabilità così “riesuma i vecchi impianti a biomassa, ovvero quelli che già hanno beneficiato per molti anni degli incentivi di Cip 6 o di Certificati Verdi, quindi già abbondantemente sostenuti e ammortizzati”.

Tra gli altri aspetti negativi del provvedimento non può essere sottaciuta la riconferma dell’IVA sul pellet al 22%, come lo scorso anno, dopo che a seguito di numerose proteste la Legge era entrata in Parlamento con l’IVA al 10%. Proprio nel momento in cui il settore delle stufe e caldaie in Italia sta crescendo a doppia cifra, questo ritorno al 22% oltre a penalizzare il comparto, appesantisce la spesa media dei cittadini che hanno scelto un metodo alternativo di riscaldamento di circa 0,50 euro a sacco di 15 kg. che viene consumato in 12 ore.

Le cessioni di energia rinnovabile da fonte agroforestale e fotovoltaica effettuate da imprenditori agricoli non contribuiscono al reddito Irpef/Ires, ma sono reddito agrario. Il beneficio, però, è riconosciuto entro certi limiti: 2.400.000 kWh anno per le rinnovabili agroforestali e 260.000 kWh anno per il fotovoltaico. Oltre tali soglie si utilizza il coefficiente di redditività del 25% dell’ammontare dei corrispettivi IVA.

Viene estesa l’esenzione dall’accisa sull’energia elettrica prodotta da impianti a fonti rinnovabili con potenza superiore a 20 kW consumata dalle imprese di autoproduzione in locali e luoghi diversi dalle abitazioni, anche ai soci delle società cooperative di produzione e distribuzione dell'energia elettrica che non sono state assoggettate a trasferimento all'Enel.

Con l’assegnazione di 12 milioni di euro, attinti dagli introiti delle aste relative alle quote di emissione di gas serra, viene completata la restituzione delle somme dovute ai concessionari di grandi derivazioni idroelettriche. Al contempo, si stabilisce che lo Stato non sia più legittimato a trattenere le somme versate dai concessionari delle grandi derivazioni idroelettriche antecedentemente alle sentenze della Corte costituzionale, che tra le altre cose hanno dichiarato l’incostituzionalità delle norme che prevedevano il riconoscimento di proroghe decennali rispetto alle scadenze fissate dal D.lgs. n.79/1999, per i concessionari che avessero effettuato congrui interventi di ammodernamento/potenziamento degli impianti e versato un canone aggiuntivo unico per quattro anni a decorrere dal 2006.

La Cassa conguaglio per il settore elettrico viene trasformata in ente pubblico economico con la denominazione Cassa per i servizi energetici e ambientali, con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro. I principali effetti della trasformazione saranno l'attribuzione al nuovo soggetto giuridico di un patrimonio proprio e il riconoscimento dei ricavi derivanti dai servizi resi alle imprese. Al nuovo ente è attribuita autonomia organizzativa, tecnica e gestionale, con dipendenti legati da rapporto di lavoro di diritto privato e dalla contrattazione collettiva di settore.

Per completare la realizzazione delle infrastrutture di interconnessione con l’estero nella forma di interconnector (la disciplina introdotta in Italia dalla legge 99/09 per il potenziamento delle linee di interconnessione con l'estero introducendo, a favore dei grandi consumatori energivori, uno sgravio sui costi di approvvigionamento dell'energia elettrica a fronte di un impegno di finanziamento), viene estesa fino al 31 dicembre 2021 la possibilità di finanziare tali infrastrutture da parte dei soggetti aggiudicatari ovvero concessionari della potenza assegnata che abbiano assunto l'impegno con Terna spa a prescindere dalla originaria frontiera di assegnazione e limitatamente alla quota di capacità non ancora in esercizio.

È istituito presso Terna un Fondo di garanzia, nel quale confluiscono le somme, determinate in misura pari a 1 euro/MWh per anno, che i soggetti aggiudicatari sono tenuti a versare fino all'entrata in servizio di ciascun interconnector, in aggiunta ai corrispettivi, determinati dall’AEEGSI, che gli stessi riconoscono a Terna per l'esecuzione dei contratti di approvvigionamento.

C’è poi osservare che dal 1° gennaio 2016 anche gli impianti a fonti rinnovabili, in particolare i fotovoltaici, che siano da accatastare o già accatastati, potrebbero (sarà necessaria una adeguata interpretazione) essere esclusi dal pagamento di IMU e TASI, considerando che per il calcolo della base imponibile delle predette imposte occorre partire dalla rendita catastale dell’immobile e che la Legge di Stabilità 2016 dispone che i macchinari, i congegni, le attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo, sono esclusi dalla stima diretta ai fini dell’attribuzione della rendita catastale degli immobili dei gruppi D ed E.

Per le altre misure relative al settore energetico, si rinvia agli articoli dedicati all’Edilizia e alla Mobilità.