Legambiente: il clima trasforma le nostre città

Legambiente: il clima trasforma le nostre città

Un libro e una mappa interattiva a cura di Legambiente mostrano i danni prodotti dai cambiamenti climatici dal 2010 a oggi in 80 Comuni. A pagare, per il crescendo di esondazioni, frane, trombe d’aria sono state le città italiane, vittime della doppia pressione del cambiamento climatico e dell’impermeabilizzazione dei suoli.

cambiamento climatico

34 allagamenti, 38 danni alle infrastrutture con 33 giorni di stop a metropolitane e treni urbani (12 giorni a Roma, 12 giorni a Milano, 8 a Genova, 6 a Napoli, 5 a Torino), 8 casi di danni al patrimonio storico, comprese le conseguenze delle piogge torrenziali che hanno colpito la città di Genova il 9 e 10 ottobre 2014 e l’Emilia-Romagna il 6 febbraio 2015, 20 trombe d’aria, 30 esondazioni fluviali, 43 giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo in varie regioni, con una sequenza costante (cinque nel 2015, sette nel 2014, sette nel 2013, dieci nel 2012, sei nel 2011 e otto nel 2010).

Sono i numeri, dal 2010 a oggi, degli effetti dei cambiamenti climatici in Italia censiti da Legambiente. A questo elenco impressionante, calcolando che riguarda solo gli ultimi cinque anni, si deve aggiungere purtroppo la tragica cifra di 139 vittime.

Una sequela drammatica che emerge dal libro pubblicato da Franco Angeli e promosso dall’Università IUAV di Venezia (Il Clima cambia le città: nuove strategie e politiche di adattamento per rispondere all’emergenza climatica a cura di Francesco Musco ed Edoardo Zanchini) e da una mappa interattiva curata da Legambiente che sono stati presentati la settimana scorsa ad un convegno organizzato in Campidoglio al quale hanno partecipato i massimi esponenti politici e i responsabili scientifici del settore.

Nel volume viene sottolineato che a pagare, per il crescendo di esondazioni, frane, trombe d’aria, ondate di calore, piogge estreme sono state soprattutto le città italiane, vittime della doppia pressione del cambiamento climatico e dell’impermeabilizzazione dei suoli.

In Italia è aumentata la frequenza degli eventi meteorologici estremi e dei danni causati - ha spiegato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - Questo perché sono state fatte scelte urbanistiche sbagliate. A Milano hanno intubato i fiumi, a Roma si è costruito a Nord e Sud del Tevere. E situazioni simili si trovano in tutte le città italiane. Ma sono scelte che hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza soprattutto a fronte di due problemi fondamentali: il primo è che c'è stato un cambiamento nella quantità e nell’intensità dei fenomeni di pioggia, che sempre più spesso concentrano in pochi minuti quantitativi di acqua che mediamente dovrebbero scendere in alcuni mesi o in un anno. Il secondo è che decenni di cementificazione del territorio hanno indebolito la capacità del suolo di assorbire l’acqua, la quale non filtra ma si accumula e nello stesso tempo fa aumentare la temperatura: nei quartieri più asfaltati si può arrivare anche a 3-4 gradi in più. Una situazione che rende necessario un sistema di risposta più efficace in base alle caratteristiche dei diversi territori, a volte condizionati da fenomeni di dissesto idrogeologico, altre dalle conseguenze di una gestione disinvolta del consumo di suolo, dell’edilizia o della rete di smaltimento delle acque”.

Secondo Legambiente, un Paese dove l’81,2% dei Comuni e circa sei milioni di persone convivono col rischio idrogeologico non può crescere e svilupparsi senza una strategia che dia risposte urgenti a questi eventi climatici. Anche perché tutto ciò ha un costo: tra il 1994 ed il 2012 abbiamo speso 61,5 miliardi di euro solo per i danni provocati dagli eventi estremi.

Secondo gli esperti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) saranno proprio le aree urbane a pagare i costi sociali maggiori del global warming in particolare nella zona del Mediterraneo - ha concluso Zanchini - Per questo serve un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei Comuni per mettere in sicurezza le zone più a rischio attraverso interventi innovativi e nuove forme di pianificazione, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza e l’adattamento al clima nei confronti di piogge e ondate di calore. Ma serve anche un cambio di passo nelle politiche da parte di Governo e Comuni, che va affrontato con una visione delle priorità nazionali, con piani di intervento specifici, come ci chiede la stessa Unione Europea che ha stanziato rilevanti risorse nell’ambito della programmazione 2014-2020. E’ un’occasione che non dobbiamo perdere per ripensare le nostre città e arrivare a cambiare impostazione e priorità di intervento dell’urbanistica, aumentando la sicurezza e il benessere degli abitanti”.

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