L’efficienza energetica è il “primo carburante dell’UE”, ma senza riforme negli investimenti non saranno raggiunti gli obiettivi al 2020

L’efficienza energetica è il “primo carburante dell’UE”, ma senza riforme negli investimenti non saranno raggiunti gli obiettivi al 2020

Rilasciato il Rapporto preliminare dedicato al settore degli edifici da cui emerge che ha la potenzialità di diventare un driver per la competitività, lo sviluppo economico, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro, tuttavia per correggere le deficienze del mercato c’è bisogno di aumentare e riformare gli investimenti pubblici e privati. Le ricadute notevoli in Italia del prolungamento del bonus fiscale per l’efficientamento degli edifici.

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Alla fine del 2013, l’EEFIG (Energy Efficiency Financial Institutions Group) il Gruppo di Lavoro permanente presso la Direzione Generale Energia dell’Unione europea, che riunisce 51 organizzazioni del settore (banche, investitori, assicurazioni esperti di efficienza energetica, rappresentanti dei fornitori di servizi del settore, ecc.), è stato convocato congiuntamente dalla Commissione UE e dall’UNEP-Finance Initiative, affinché facendo affidamento sull’esperienza acquisita indicasse in qual modo poter aumentare la scala di investimenti in efficienza energetica in tutta l'UE.
Ora, è stata rilasciata la relazione intermedia dedicata al settore degli edifici, che rappresenta il consenso consolidato e i punti di vista condivisi dei suoi membri, dal titolo emblematico “Efficienza Energetica: il primo carburante per l’economia dell’UE. Come guidare la nuova finanza per gli investimenti nell’efficienza energetica”.

Secondo gli autori del report, finora ci sono stati investimenti nell’efficienza energetica degli edifici, ma ora siamo arrivati ad un momento in cui questi investimenti sono diventati strategicamente fondamentali, sia per l’elevato livello raggiunto dalle importazioni energetiche dei Paesi membri (nel 2012 hanno raggiunto il 52% del fabbisogno per un costo pari a 400 miliardi di euro), che per il continuo aumento dei prezzi, nonché per la necessità di contrastare in modo più ambizioso gli effetti del global warming.

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Siamo ad un punto di svolta, con gli investimenti in efficienza energetica che hanno la chiara potenzialità di costituire il principale fattore di competitività dell’Unione, di sviluppo economico, di innovazione e di posti di lavoro nell’intera UE - si legge nel Rapporto - Tuttavia, gli attuali investimenti pubblici e privati nel settore, se proseguono con gli attuali trend, rischiano di far mancare gli obiettivi di efficienza energetica degli Stati membri al 2020 e quelli a più lungo termine”.
Per colmare questa lacuna, l’EEFIG rivolge 6 raccomandazioni ai responsabili politici ed altrettante azioni sono indicate alla Commissione UE.

Raccomandazioni e conclusioni per i responsabili politici
1. Le normative edificatorie esistenti dovrebbero essere pienamente attuate, armonizzate e coerentemente applicate negli Stati membri dell'UE sulla base di efficaci trasposizioni nelle legislazioni nazionali delle Direttive sull’Efficienza Energetica (EED) e sulle prestazioni energetiche degli edifici (EPBD).
2. I percorsi normativi futuri per gli edifici nell’UE dovrebbero fornire una condivisa e coerente spinta legislativa per migliorare l'efficienza degli edifici:
3. Le decisioni di alto profilo e i bassi costi di transazione possono essere raggiunti attraverso un facile accesso ai dati e con procedure standard.
4. I procedimenti di segnalazione, di contabilità e di approvvigionamento devono facilitare, e non ostacolare, adeguati investimenti per l'efficienza energetica negli edifici pubblici.
5. L'aggiornamento “in scala” dell’efficienza energetica degli edifici residenziali può avvenire solo con un indirizzo condiviso tra la specifica domanda e l’offerta di investimento.
6. L’obiettivo mirato di investimenti e di supporto tecnico per l’efficienza energetica deve passare tramite l'impiego intelligente dei fondi strutturali e di investimento 2014-2020 e di Orizzonte 2020.

Cosa dovrebbe fare la Commissione UE.
1. Assicurare la trasposizione efficiente delle direttive UE esistenti e l'effettiva applicazione locale delle procedure in materia di rendimento energetico degli edifici (inclusa la certificazione di prestazione).
2. Dare stabilità regolamentare agli investimenti per l’efficienza energetica in edilizia, fornendo una prospettiva di lungo termine alla normativa, in particolare nel contesto del Pacchetto “Clima - Energia” al 2030.
3. Esaudire il bisogno di avere dati di alta attendibilità sulle prestazioni energetiche degli edifici e diffondere le migliori pratiche e iniziative all’interno degli Stati membri.
4. Iniziare la revisione e i procedimenti per rimuovere gli ostacoli per gli investimenti in efficienza energetica, creando procedure di appalto standard per gli edifici pubblici dell'UE.
5. Standardizzare e confrontare i successi relativi ai programmi di investimento nell’efficienza energetica negli Stati membri per assicurarsi che i modelli e le buone pratiche siano prontamente condivisi e replicati.
6. Assicurarsi che gli Stati membri identifichino correttamente i flussi di finanziamento per le proprie Strategie Nazionali di Riqualificazione Edilizia (Art. 4 della EED) con proattive connessioni e considerazioni degli strumenti finanziari disponibili a supporto degli investimenti nell’efficienza energetica degli edifici (inclusi i fondi strutturali 2014-2020, Orizzonte 2020, i sistemi di obbligazioni per l’efficienza energetica (Art. 7 della EED) e i finanziamenti derivanti dalla vendita dei permessi ETS).

La relazione conclusiva è prevista per l’autunno 2014.

A corroborare le ricadute positive indicate dall’EEFIG dell’aumento degli investimenti nel settore, i dati del CRESME rilasciati il 2 maggio 2014 indicano che in Italia, l’aumento del bonus fiscale per le ristrutturazioni edilizie (50%) e per l’efficientamento energetico degli edifici (65%) ha fatto registrare nei primi due mesi un aumento del 54% rispetto al precedente bimestre dell’anno precedente che si è chiuso con una spesa complessiva delle famiglie di 28 miliardi di euro (circa due punti di PIL) di cui 4,8 miliardi sono stati incassati dallo Stato con il gettito IVA, e la creazione di 226.339 posti di lavoro.

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