L'Eco-Management dei Comuni capoluoghi di Provincia

L'Eco-Management dei Comuni capoluoghi di Provincia

Dal Rapporto Istat 2012 emerge che peggiora il parco dei veicoli  ecologici anche se per quel che attiene gli altri indicatori relativi alla gestione socio-ambientale, agli investimenti eco-compatibili, agli acquisti verdi, sono in generale aumento.

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Dopo aver diffuso i dati dei Comuni capoluoghi di Provincia in merito alle tematiche Aria, Verde urbano e Rumore (http://www.regionieambiente.it/territorio-e-paesaggio/urbanistica/864-lambiente-urbano-tra-confortanti-segnali-e-forti-divari.html), l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha pubblicato il 26 novembre 2013 il Rapporto “Eco-management e servizi ambientali nelle città: rifiuti, acqua, energia”, relativo al 2012, del quale i media hanno diffuso notizie, enfatizzando i risultati dei servizi  relativi a rifiuti, acqua ed energia, ma  sottacendo sugli strumenti adottati di Eco-management su cui vogliamo, viceversa, soffermarci.

Sotto tale voce, l’Istat rappruppa:

- strumenti di pianificazione;
- gestione e investimenti eco-compatibili 

- Certificazioni, acquisti verdi e forniture ecologiche.

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Tra gli strumenti di pianificazione e rendicontazione delle politiche attuate dai Comuni Capoluoghi di Provincia, possono essere considerati indicatori della trasparenza della gestione socio-ambientale e del coinvolgimento della cittadinanza:

- la progettazione partecipata ovvero il coinvolgimento e la condivisione tra tutti i soggetti coinvolti di un programma di realizzazione e/o riqualificazione di determinate aree urbane (ad esempio per parchi, aree dismesse…) ;

- il bilancio ambientale (o rapporto ambientale) attraverso il quale si rilevano, organizzano, gestiscono e comunicano informazioni e dati ambientali, esprimendoli in unità fisiche e monetarie;

- il bilancio sociale, documento con il quale il Comune presenta periodicamente, in modo volontario, gli esiti della sua attività, non limitandosi ai soli aspetti finanziari e contabili. 

Dai dati si evidenzia che il numero dei Comuni che si è avvalso annualmente di questi strumenti cresce:

- le forme di progettazione partecipata, che nella precedente rilevazione (2011) erano 59, risultavano applicate alla fine del 2012 in 67 Capoluoghi; 

- nello stesso periodo la diffusione del bilancio ambientale è passata da 40 a 49 Capoluoghi;

- quella del bilancio sociale da 49 a 56. 

Considerando, invece, le politiche applicate esclusivamente nel corso del 2012 la progettazione partecipata risulta, tra le tre menzionate, quella maggiormente diffusa tra i capoluoghi (45 comuni): nel 42,6% del Nord e nel 45,5% del Centro, per diminuire al 31,9% tra i Capoluoghi del Mezzogiorno.

Il bilancio sociale è stato adottato, invece, in 21 Comuni, in poco più di un quarto dei Capoluoghi del Nord e in circa il 13% di quelli del Centro e del Mezzogiorno; mentre quello ambientale in 20 Comuni con quote omogenee (intorno al 20%) in tutte le ripartizioni.
Tra i grandi comuni spicca Bologna che ha applicato continuativamente nel tempo i tre strumenti considerati. La progettazione partecipata è adoperata in maniera stabile anche da Torino, Padova, Firenze, Napoli, Bari, Palermo, Catania; tra queste città Padova e Palermo producono con regolarità anche il bilancio sociale. Il bilancio ambientale risulta invece un documento che quasi tutti i grandi comuni producono saltuariamente. Messina e Cagliari non hanno mai utilizzato questi strumenti.

Considerando altri aspetti della gestione eco-sostenibile applicata dalle Amministrazioni, risulta ancora molto ridotta la dotazione del loro parco veicoli (autoveicoli e/o mezzi per il trasporto merci, la pulizia, la raccolta dei rifiuti, ciclomotori, motocicli, ed altri veicoli a motore) ad alimentazione di tipo ecologico (a metano, Gpl, elettrica e/o ibrida) in dotazione alle amministrazioni comunali: in media 3,7% elettrici e/o ibridi, 9,3% a metano e 4,5% a Gpl, mentre i mezzi alimentati a benzina e/o gasolio rappresentano circa l’82% (25 Capoluoghi, inoltre, impiegano solo questa tipologia di mezzi). 

Rispetto al 2011, a fronte di una limitata contrazione del numero dei veicoli complessivamente in dotazione alle Amministrazioni comunali (-0,2%), si delinea una tendenza negativa, con lieve incremento della componente dei mezzi alimentati a benzina e/o gasolio (+0,4%) e riduzione di quelli maggiormente ecologici (-2,9%): tra questi aumentano infatti solo i veicoli alimentati a Gpl (+4,7%), mentre contrazioni consistenti si rilevano per quelli alimentati a metano (-6,6%) ed elettrici e/o ibridi (-2,1%). 

Quote superiori alla media di mezzi con alimentazione di tipo elettrico e/o ibrido caratterizzano 24 capoluoghi tra i quali spicca la performance di Reggio Emilia (53,3%), mentre appena sopra il 20% si collocano tre capoluoghi del Mezzogiorno (Catania, Catanzaro e Napoli). Considerando i mezzi con alimentazione a metano e/o Gpl i capoluoghi con dotazioni superiori alla media (13,6%) sono 40, con in testa Lecce (100,0%), Salerno (80,1%), Modena (64,4%), Bologna (52,1%) e Pisa (50,0%). 10 comuni mostrano uno spiccato orientamento all’eco-sostenibilità, con una composizione del parco mezzi ad alimentazione ecologica superiore alla media per tutte le tipologie considerate.  

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Tra il 2011 e il 2012 nei grandi Comuni le migliori performance ambientali relative al parco mezzi caratterizzano Napoli (+38,3% di mezzi, quasi completamente attribuibile alla crescita di mezzi elettrici e/o ibridi) e Bologna (-3,6% di mezzi, con riduzione di quelli non ecologici e aumento di veicoli alimentati a Gpl); mentre l’andamento risulta negativo a Milano (-4,6% di mezzi con contemporaneo incremento di quelli a benzina e/o gasolio e riduzione di tutti i mezzi ad alimentazione ecologica) e Messina (+6,8% con crescita dei soli mezzi a benzina e/o gasolio). 

Secondo i dati forniti dall’Istat, per le politiche ambientali applicate dalle Amministrazioni comunali in merito all’illuminazione stradale, emerge tra i Capoluoghi una sensibilità al tema molto diffusa e in crescita: azioni volte al miglioramento dell’efficienza energetica sono applicate in 80 Capoluoghi (erano 68 nel 2011) e misure per la riduzione e/o la prevenzione dell’inquinamento luminoso coinvolgono 74 Comuni (63 nell’anno precedente). 

Nel complesso dei Capoluoghi, tra il 2011 e il 2012, a fronte di un incremento degli impianti di illuminazione stradale (+3,0% dei punti luce), si osserva infatti il contemporaneo aumento dei lampioni fotovoltaici (+6,3%) e di quelli con luce orientata verso il basso e schermata (+3,8%),

mentre diminuiscono i punti luce con lampade ai vapori di mercurio (-3,7%) o a incandescenza, congruentemente con le prescrizioni della normativa europea vigente. 

In particolare in 13 capoluoghi la dotazione di lampioni fotovoltaici è superiore alla media (0,5‰ rispetto al totale dei punti illuminanti del territorio comunale); tra questi spicca Benevento con il 90,2‰, mentre altri 12 Capoluoghi hanno dotazioni comprese tra l’1‰ e il 6‰ dei punti luce. Inoltre, in 45 Comuni più del 50% dei punti illuminanti (apparecchi illuminanti, corpi illuminanti o a palo, a braccio o a sospensione che montino una o più lampade o sorgenti luminose) è del tipo con luce orientata verso il basso e schermata (apparecchi illuminanti nei quali la lampada è completamente nascosta all’interno dell’armatura, a sua volta disposta parallelamente al terreno in modo che il cono di luce sia indirizzato completamente verso terra, senza inutili dispersioni e con maggior confort visivo) , e in 15 questa caratteristica, volta alla prevenzione dell’inquinamento luminoso, è estesa alla totalità dei lampioni.
Considerando invece i corpi illuminanti maggiormente inquinanti, risulta ancora lontano l’obiettivo dalla completa dismissione previsto a livello europeo: nel 2012 in 39 Capoluoghi i lampioni con lampade ai vapori di mercurio o a incandescenza rappresentano ancora più del 20% dei punti luce (la media nel complesso di comuni è del 16,5%) e 20 tra queste città dovrebbero dismettere le lampade di almeno un lampione su tre. 

Tra i grandi Comuni, solo a Genova sono presenti lampioni fotovoltaici (1‰). La città, insieme a Trieste, Milano e Torino, rientra tra i Capoluoghi con quota di punti illuminanti a luce schermata superiore al 50%; a Bari e Cagliari questi rappresentano la totalità dei punti luce e, all’opposto, Venezia, Padova e Verona non dispongono di questa tipologia di illuminazione pubblica. Palermo, Bologna, Catania e Messina dovrebbero sostituire le lampade di almeno un punto luce su due perché del tipo più inquinate, mentre Cagliari le ha già completamente eliminate e Trieste, Verona e Bari sono molto vicine all’obiettivo. 

Aumenta il numero di Amministrazioni dove viene effettuata la raccolta differenziata negli uffici comunali, per tutte le tipologie di rifiuti (Figura 12). Nel 2012 questa pratica riguarda con maggior frequenza la carta (raccolta in forma differenziata nel 94,8% degli uffici comunali), i toner (94,0%) e la plastica (72,4%); seguono i RAEE (50,9%), le pile e batterie (44,8%), il vetro (31,0%), i metalli (28,4%) e le altre tipologie (11,2%). A livello territoriale le differenze non sono molto accentuate per la carta e i toner, mentre per la plastica si passa dall’83,0% dei Comuni del Nord che la effettuano, al 59,6% tra quelli del Mezzogiorno, e anche per le altre tipologie di rifiuto le differenze territoriali sono apprezzabili. 

La raccolta differenziata di carta, plastica e toner è applicata nella totalità degli uffici dei grandi Comuni, ad eccezione di Verona e Cagliari per la plastica e, nel capoluogo sardo, anche per la carta. Rimane invece molto poco diffusa ovunque per le rimanenti tipologie di rifiuto.

Valutando la performance dei Capoluoghi in funzione di alcuni standard e requisiti ambientali riconosciuti a livello internazionale, la Certificazione ISO1400145  (uno standard volontario che è possibile ottenere attraverso la certificazione da parte di un organismo accreditato che attesta la conformità ai requisiti contenuti nella norma) e/o l’ EMAS (Regolamento che definisce i requisiti per una gestione ambientale sostenibile da parte di un’organizzazione) sono state conseguite (per l'intera Amministrazione o per alcuni uffici comunali o per enti partecipati) rispettivamente dal 39,7% (46 comuni) e dall’11,2% (13 comuni); entrambe dal 9,5% (11 comuni), con concentrazione prevalente tra le città del Centro-Nord. 

Tra i grandi Comuni, limitatamente agli enti partecipati, solo a Torino questi hanno conseguito entrambe le certificazioni, mentre a Genova, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Firenze, Bari e Palermo gli enti partecipati rispondono ai requisiti della Certificazione ISO14001. 

Sono Mantova, Belluno e Ravenna i Capoluoghi più virtuosi che hanno conseguito, per l’intera amministrazione, entrambe le Certificazioni negli anni 2011 e 2012. 

Ulteriori aspetti che contribuiscono a caratterizzare l’orientamento all’eco-sostenibilità della performance amministrativa dei Capoluoghi riguardano l’adozione di criteri ecologici nelle procedure di acquisto (acquisti verdi, GPP - Green Public Procurement) e le scelte di acquisto verso alcune tipologie di prodotti ecologici, quali quelli del commercio equo e solidale, gli alimenti biologici certificati destinati alle mense delle scuole comunali o le risme di carta riciclata e eco-compatibile. 

A livello territoriale la diffusione dell’applicazione di criteri ecologici negli acquisti segue un gradiente decrescente Nord/Centro/Mezzogiorno. Rispetto al 2011, il numero di capoluoghi che hanno applicato tali procedure risulta in aumento per tutte le tipologie merceologiche, in particolare per l’approvvigionamento di materiali edili (+10,8% delle amministrazioni), di articoli per la pulizia (+7,6%), di apparecchiature elettriche e/o elettroniche (+6,8%), di arredi (+4,7%), servizi energetici (+3,2%) e di cancelleria (+2,3% dei Comuni; nel 2011 le pratiche di GPP per questa tipologia di acquisto erano già quelle più frequentemente applicate). Tutti i grandi comuni, ad eccezione di Messina, hanno applicato procedure di GPP nel 2012, per l’acquisto di almeno un tipo di prodotto tra quelli elencati. Trieste, Firenze e Napoli li hanno invece utilizzati per tutte le tipologie merceologiche. 

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L’acquisto di prodotti del commercio equo e solidale riguarda una minoranza di Capoluoghi (23,3%) con una maggiore incidenza tra quelli del Nord (40,4%), mentre molto diffuso risulta l’acquisto di alimenti biologici certificati destinati alle mense delle scuole comunali, praticato da oltre il 75% dei comuni del Nord e del Centro, ma solo da poco più di un terzo delle amministrazioni nel Mezzogiorno. 

Nell’insieme dei Capoluoghi, cresce (dal 27,3% del 2011, al 29,6% nel 2012) anche l’acquisto delle risme di Carta riciclata (carta con almeno l’85% in peso di materiale post-consumo) e di Carta eco-compatibile (carta certificata, bianca derivante da foreste gestite in modo sostenibile), che passa dal 39,0% al 41,1% nel 2012, nonostante il decremento complessivo degli acquisti di risme di carta (-14,7%) che ha riguardato in misura doppia la carta non eco-compatibile. 

Nel 2012 i Comuni più virtuosi, che hanno acquistato solo carta riciclata e/o eco-compatibile, sono 46 (10 in più rispetto al 2011). Per contro va segnalato che nello stesso anno 51 Capoluoghi hanno acquistato risme di carta non-ecologica per una quota superiore al 50% dell’approvvigionamento complessivo. 

Tra i grandi comuni nel 2012 Trieste e Firenze si aggiungono ai 7 (Torino, Genova, Milano, Verona, Padova, Bologna, Palermo) che già nell’anno antecedente avevano acquistato solo carta riciclata e/o eco-compatibile. 


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