Dall’AIE le linee guida che i Governi dovrebbero adottare per migliorare l’efficienza energetica degli edifici secondo la Roadmap per la riduzione al 2050 del 50% delle emissioni di CO2. Ma l’Italia è pronta a passare dalla “colata” di cemento alla riconversione energetica dell'"esistente"?

technology roadmap energy efficient building envelopes

Gli edifici residenziali, consumando più energia rispetto a qualsiasi altro settore, costituiscono il principale obiettivo degli sforzi per il risparmio energetico. Per questo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), dopo aver già pubblicato l’anno scorso due rapporti dedicati all’Efficienza Energetica in Edilizia ("Transition to Sustainable Buildings: Strategies and Opportunities to 2050" e "Policy Pathways: Modernising Building Energy Codes"), ha infine diffuso il 18 dicembre 2013 “Technology Roadmap: Energy Efficient Building Envelopes”.

Le pubblicazioni della serie Technology Roadmap vengono pubblicate dal 2009, sulla base dell’invito formulato all’Agenzia dai Paesi del G8 nella riunione del 2008 in Giappone (Aomori) e fatto proprio dai Paesi membri dell’Agenzia, al fine di accelerare lo sviluppo di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio, per affrontare le sfide globali della sicurezza energetica, il cambiamento climatico e la crescita economica. L’AIE ha già pubblicato e sta ulteriormente predisponendo una serie di roadmap globali sulla base di uno scenario che prevede di avere l’80% di probabilità di limitare a 2 °C l’aumento medio globale, riducendo entro il 2050 del 50% le emissioni di CO2 dovute alla produzione di energia.

Ogni tabella di marcia sviluppata rappresenta il consenso internazionale sulle pietre miliari dello sviluppo tecnologico, l'esigenza di leggi e normative, i requisiti di investimento, l'impegno e le campagne di informazione nei confronti dell'opinione pubblica, nonché la collaborazione internazionale.

L’ultima pubblicazione indica come adeguate migliorie apportate all’involucro dell’edificio siano in grado di ridurre drasticamente i consumi energetici.
Per “involucro edilizio” deve intendersi l’elemento di interfaccia tra l’organismo edilizio e l’ambiente circostante, che da semplice componente in grado di proteggere l’ambiente interno dalle intemperie, è oggi divenuto sistema determinante per il rendimento energetico degli edifici.
Nel complesso, gli edifici sono responsabili di più di un terzo del consumo globale di energia. Quantunque gli approcci sull’intera costruzione siano l'ideale, si deve tener conto che nei Paesi OCSE (quelli che fanno parte dell’AIE) la maggior parte degli edifici attuali saranno ancora in piedi entro il 2050, quindi la tabella di marcia prevede un piano per incentivare ristrutturazioni profonde che possono ridurre i consumi fino al 75%.
Il rendimento energetico dei componenti dell'involucro edilizio, compresi i muri esterni, pavimenti, tetti, soffitti, finestre e porte, è fondamentale nel determinare quanta energia è necessaria per il riscaldamento e il raffreddamento, che è pari ad oltre un terzo di tutta l'energia consumata negli edifici, che aumenta fino al 50% nei climi freddi e di oltre il 60% nel sub-settore residenziale nei Paesi dal clima freddo.

Ecco di seguito quali sono gli aspetti chiave del rapporto
- La costruzione di nuovi edifici offre la migliore opportunità per sviluppare progetti di riscaldamento e raffreddamento passivo, facendo uso di materiali da costruzione ad alta efficienza energetica per ridurre al minimo l'energia necessaria.
- La ristrutturazione dell’edificio per far posto a drastiche riduzioni nel consumo di energia dovrebbe costituire una priorità.
- Il miglioramento dell'involucro edilizio può aumentare il comfort dei suoi occupanti e la qualità della vita di milioni di cittadini, offrendo significativi vantaggi non solo energetici, quali la riduzione dei costi sanitari per curare le malattie e della mortalità delle popolazioni "a rischio".
- La tenuta d’aria, limitando il passaggio attraverso l'involucro dell'edificio, è un modo fondamentale per aumentare l'efficienza energetica sia in una nuova costruzione che nel corso di un drastica ristrutturazione. Gli audit energetici, come i certificati di rendimento energetico, devono includere regolari e convalidate verifiche della tenuta (almeno ogni 10 anni).
- I nuovi edifici per uffici dovrebbero essere dotati con sistemi a facciate integrate che ottimizzino la luce del giorno, riducendo al minimo il fabbisogno energetico per il riscaldamento, il raffreddamento, l'illuminazione artificiale e i picchi di uso dell’energia.
- È fondamentale aumentare la collaborazione globale per sviluppare più efficienti edifici a zero energia, soprattutto nei climi freddi.
- Ricerca e Sviluppo sulle seguenti tecnologie comporteranno maggiori ritorni sugli investimenti:
• finestre altamente isolanti;
avanzati strati di isolamento, ad alte prestazioni;
• tenuta d’aria a bassa intensità di manodopera, e verifica di convalida a basso costo;
ombreggiature automatizzate e vetrate a basso costo;
materiali più durevoli e a basso costo per tetti riflettenti e rivestimenti riflettenti.
- Per fornire ai responsabili politici le informazioni necessarie di cui hanno bisogno, dovrebbero essere definiti i principali indicatori di efficienza energetica e i parametri di riferimento per il consumo di energia di molteplici tipologie edilizie e dovrebbe essere monitorata la disponibilità sul mercato delle tecnologie e dei prodotti più avanzati relativi all’involucro edilizio.

La Tabella di marcia sollecita gli investimenti, le politiche, le normative e le azioni necessarie per promuovere e diffondere queste tecnologie nelle strutture nuove ed esistenti, proponendo soluzioni a lungo termine per limitare la crescita del consumo di energia del settore, che comprende già attualmente oltre la metà del consumo globale di elettricità e che deve tener conto della crescita prevista della popolazione mondiale di altri 2,5 miliardi di individui al 2050.

termografia

Un edificio di Bologna: le differenze cromatiche, che delineano strutture orizzontali e verticali, pilastri e solai, evidenziano ponti termici e dispersioni. Sono inoltre visibili dispersioni dai serramenti (fonte: Legambiente)

Le indicazioni del Rapporto se valgono per i Paesi economicamente emergenti, dove si concentrerà la maggior parte delle nuove costruzioni nei prossimi decenni, assumono grande rilievo anche per quei Paesi dove gli edifici hanno bisogno di migliorie ed efficientamento, soprattutto per quelli che, come l’Italia, sono stati costruiti senza tenere adeguata considerazione al risparmio energetico, tant’è che le nostre abitazioni consumano il 53% di elettricità e il 35% del fabbisogno energetico.
Come ha denunciato il Rapporto di LegambienteTutti in classe A”, l’involucro edilizio dei fabbricati italiani è un “colabrodo”.
L’Associazione ambientalista, tramite la termografia, un metodo diagnostico in grado di catturare il gradiente termico delle superfici componendo una mappa con immagini a colori, evidenziando immediatamente le anomalie termiche del corpo materiale, ha constatato che non soltanto gli edifici costruiti fra gli anni ‘50 e i primi anni ’90, quando non si teneva in considerazione il risparmio energetico adeguata considerazione al risparmio energetico, presentano gravi deficienze in termini di efficienza, ma anche le case realizzate in seguito offrono prestazioni energeticamente scadenti.

Vista l’attuale crisi del settore immobiliare italiano che non si riprenderà a breve, perché non intraprendere senza indugi la strada dell’innovazione tecnologica applicata alle ristrutturazioni come indicato dall’AIE?
In un precedente post abbiamo evidenziato che sarebbe quanto mai opportuno, per dare un segnale al mercato e una mano ad un settore così importante per l’economia italiana, estendere e stabilizzare i cosiddetti “ecobonus”, anziché prorogarli nelle attuali misure per il solo 2014.
Certo, si tratterebbe di passare dalla “colata” di cemento alla riconversione dell'"esistente", non solo in termini energetici, ma anche ripristinando ad usi agricoli o rinaturalizzando aree impermeabilizzate non più utilizzate, in modo da permettere la costruzione di edifici e infrastrutture in altre aree dove effettivamente servono, che è poi la filosofia sottesa alla Comunicazione della Commissione UE "Roadmap to a Resource Efficient Europe". Al paragrafo 6 relativo a "Terra e Suoli" del Capitolo 4 dedicato al "Capitale naturale e servizi ecosistemici", si indica la Tappa: "Al 2020, le politiche dell’UE terranno conto degli impatti diretti e indiretti sull’uso dei terreni, nell’UE e a livello globale, e la percentuale di occupazione dei terreni sarà in linea con il fine di approdare entro il 2050 al consumo netto zero di terra; l’erosione dei suoli sarà ridotta e aumentato il contenuto di materia organica, al contempo saranno intraprese azioni per ripristinare i siti contaminati" (il grassetto è del testo).

Nel frattempo, il d.d.l. "Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato", approvato dal Governo il 13 dicembre 2013, dopo un braccio di ferro con le Regioni a cui non piaceva la precedente proposta presentata nel Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2013, come non erano state favorevoli al testo originario elaborato dal precedente Governo, esclude dal blocco di 3 anni, in attesa del Decreto che detti i criteri per arrivare al consumo di suolo zero, "la realizzazione di interventi previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e già autorizzati, nonché i lavori e le opere già inseriti negli strumenti di programmazione delle stazioni appaltanti e nel programma di cui all’articolo 1 della legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Legge Obiettivo)".

Se si continua a cercare sempre una "mediazione", si finisce con il creare anche dei pasticci, come dimostra il recente "caso" dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE), chiamato precedentemente ACE (Attestato di Certificazione Energetica), da allegare nei contratti di vendita, negli atti di trasferimento di immobili a titolo gratuito o nei nuovi contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari.
Introdotto con il D.Lgs. 311/2006 “Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell’edilizia”, l’Attestato venne poi tolto dal D.L. 25 giugno 2008, il primo dei decreti di "semplificazione normativa", che "semplificò" troppo, evidentemente, se per tale abrogazione l’Italia è stata deferita alla Corte europea di Giustizia.
Così, in occasione del D.L. n. 63/2011 “Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE” veniva ripristinato l’Attestato, ma non si sopivano le polemiche che per anni ne sono seguite e che rischiano di non finire.
L’ADUC ha denunciato, infatti, che il Decreto "Destinazione Italia", entrato in vigore il 24.12.2013, ha sostituito la pena della nullità dei contratti privi di APE con l'addebito di una sanzione e ha tolto l’obbligo di allegare l'APE per i contratti di donazione e per i contratti di affitto di singole unità immobiliari; mentre la "Legge di Stabilità" in vigore dal 1° gennaio 2014 ha differito l'obbligo di allegazione (sia per contratti di compravendita che per contratti di affitto) alla data di emanazione di un decreto ministeriale che deve definire le caratteristiche e il contenuto dell'APE.
In altre parole: "il decreto legge entrato in vigore alla vigilia di Natale ha abrogato la norma che la Legge di Stabilità vorrebbe modificare".