La II edizione del Rapporto di Energy & Strategy Group analizza gli effetti prodotti dalla nuova procedura di accesso agli incentivi, stima il potenziale delle diverse fonti rinnovabili non fotovoltaiche in Italia attraverso l’analisi della disponibilità di risorse agroforestali, di biomasse da destinare al biogas agricolo, di spazi per il mini idroelettrico e per il mini eolico, valutando le ricadute occupazionali ed economiche sulle filiere. 

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Nel corso del Convegno “Rinnovabili elettriche non fotovoltaiche: continua la crescita verso la market parity”, svoltosi presso il Politecnico di Milano il 22 maggio 2014, Giovanni Chiesa e Vittorio Poletti di Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico hanno presentato la seconda edizione del Rapporto che ha dato nome all’evento.

Il Rapporto 2014 si pone l’obiettivo di analizzare criticamente le attuali dinamiche di mercato, tecnologiche ed industriali delle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche, ad iniziare dall’analisi degli effetti prodotti dal Decreto del Luglio 2012, soprattutto in termini di valutazione assoluta e comparata della redditività dell’investimento per fonte e per taglia, focalizzandosi principalmente su alcuni punti:
- valutazione degli effetti prodotti dalla nuova procedura di accesso agli incentivi, attraverso il meccanismo delle aste e dei registri su livello e taglia delle nuove installazioni;

- analisi delle conseguenze determinate dai cambiamenti normativi sugli operatori delle filiere interessate;

- stima del potenziale delle diverse fonti rinnovabili non fotovoltaiche in Italia attraverso l’analisi della disponibilità di risorse agroforestali, di biomasse da destinare al biogas agricolo, di spazi per il mini idroelettrico e per il mini eolico;

- valutazione degli effetti - in termini di ricadute occupazionali ed economiche - sulle filiere italiane delle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche .

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Fonte: Energy & Strategy Group

A livello di singola fonte il Rapporto ha cercato di individuare i possibili interventi necessari per bilanciare meglio il loro sviluppo, così da permettere investimenti mirati agli operatori del settore:

- per la filiera eolica, le opportunità per i produttori di turbine e le strategie adottate dai gestori degli impianti per ottimizzare e massimizzare i profitti dei propri investimenti; 

- per la filiera delle biomasse, la redditività degli impianti alimentati a biomassa agroforestale e degli impianti per la produzione di biogas (approfondendo anche le opportunità del futuro mercato del biometano);

- per la filiera idroelettrica le opportunità di sviluppo nel comparto del mini-idroelettrico.

Nella prima parte del Rapporto è offerto un quadro generale delle Rinnovabili Elettriche Non Fotovoltaiche nel sistema elettrico italiano, che nel 2013 hanno raggiunto e superato la soglia dei 100 TWh prodotti da fonti rinnovabili, coprendo al 2013 il 32,4% del fabbisogno energetico

Le installazioni degli ultimi anni hanno portato ad avere oggi un parco impianti da rinnovabili principalmente composto da solare ed idroelettrico con un importante contributo dell’eolico.

L’elevata produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non programmabili, tuttavia, ha alimentato negli ultimi mesi un acceso dibattito sia per quanto attiene l’integrazione delle rinnovabili con la rete elettrica esistente sia per quel che riguarda i sussidi pubblici e il loro peso sulla bolletta elettrica.

Tant’è che in questi giorni la polemica è diventata rovente dopo l’intenzione annunciata dal Governo di rimodulare gli incentivi allo scopo di contenere la spesa.

Attualmente sono allo studio 3 alternative:

-  il cosiddetto Decreto “Spalma Incentivi” per dilazionare l’erogazione degli incentivi rimanenti su più anni; 

- un intervento sui “Prezzi Minimi Garantiti” agendo direttamente su alcune tipologie di impianti che ricevono incentivi giudicati troppo elevati;
-  un intervento su determinati settori, come quello agricolo-zootecnico, con il Decreto Legge “Spending Review.

Al di là delle decisioni che verranno prese, si guarda con molta attenzione anche al monitoraggio del contatore della spesa per incentivi per le rinnovabili non fotovoltaiche che si sta avvicinando alla soglia dei 5,8 miliardi di Euro che porrebbe fine agli incentivi per questo settore.

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Fonte: Energy & Strategy Group

Per quanto attiene all’eolico, come abbiamo già sottolineato qualche giorno quando abbiamo dato notizia del Rapporto IREX, il mercato italiano nel 2013 ha subito un calo delle installazioni, atteso in parte, dopo l’introduzione delle nuove procedure per l’accesso agli incentivi, l’istituzione dei Registri per gli impianti di taglia medio-piccola e la  partecipazione ad aste competitive per quelli di taglia maggiore.

Secondo il Rapporto, la crescita dell’eolico in Italia nei prossimi anni sarà strettamente legata ai contingenti di potenza incentivabile messi a disposizione e, visto il valore (356 MW) disponibile per il prossimo turno di assegnazione, non è difficile prevedere una contrazione per quanto riguarda le nuove installazioni, come già successo nel corso del 2013. Crescerà ancora, invece, il mini eolico specie se si verificassero condizioni di:
migliore caratterizzazione anemologica del sito, così da evitare investimenti che poi non rispettino le aspettative;
- certificazione della curva di potenza del generatore e delle macchine (anche in relazione alla classe di vento), per garantire che sul mercato operino solo gli operatori che hanno dei prodotti qualitativamente “accettabili”;

- gestione della naturale overcapacity in relazione ai limiti imposti di potenza nominale, per evitare che l’eventuale energia elettrica “extra”venga dispersa per limiti normativi.

Diverso il caso del mercato delle bioenergie che lo scorso anno ha mostrato di muoversi a velocità diverse: crescita positiva per biogas agricolo e biomasse agroforestali; sostanziale crescita “zero” per gli impianti per la valorizzazione energetica dei rifiuti o della produzione di energia da oli vegetali.

Per quanto riguarda lo sfruttamento delle biomasse agroforestali, per ragioni tecnologiche e di efficienze di conversione energetiche ottenibili, si sono diffusi soprattutto grazie agli impianti di piccole dimensioni (taglia < 2 MW)  mentre il biogas agricolo, nonostante un rallentamento delle installazioni dopo il record raggiunto negli anni scorsi, rimane in crescita anch’esso grazie alle soluzioni di piccola taglia.

Il rallentamento del settore del biogas potrebbe essere, almeno in parte, compensato dall’affermarsi del biometano dopo la pubblicazione il 17 dicembre del relativo Decreto Legislativo che ne prevede l’incentivazione a seconda che il biometano sia immesso in rete, usato per la cogenerazione o venduto come carburante per i trasporti. Secondo il Rapporto, privilegiate saranno le utilities e le ex municipalizzate che gestiscono la raccolta e il trattamento dei rifiuti, che potranno utilizzare la FORSU  (frazione organica del rifiuto solido urbano), finora poco sfruttata dalla filiera del biogas per la produzione elettrica,  e che, spesso, dispongono anche di un parco veicoli, offrendo servizi di trasporto pubblico.

Infine, l’idroelettrico nel 2013 aveva una potenza installata pari a 18,3 GW e negli ultimi 5 anni è cresciuta complessivamente del 4%, contando mediamente su circa 130 MW aggiuntivi ogni anno, ma nello stesso periodo la taglia media del parco impianti italiano è passata da 8,1 a 6 MW. In base all’analisi del mercato e alle prospettive definite dai contingenti di potenza delle procedure di Asta e Registro, nel 2014 e nel 2015 il mercato dell’idroelettrico in Italia continuerà a crescere con un ritmo prossimo ai 70 MW/annui, ma sarà il mini-idroelettrico il comparto più dinamico grazie a:
- il recente sviluppo di tecnologie in grado di sfruttare piccoli salti e portate molto ridotte per la produzione di energia elettrica preservando al contempo l’efficienza complessiva del sistema; 

- un sistema incentivante che risulta premiante per le piccole taglie, rispetto alle grandi;
- un notevole potenziale ancora non sfruttato, al contrario di quanto si verifica per il “grande idroelettrico”. 

In merito alla costruzione di grandi impianti idroelettrici, abbiamo testimoniato di recente che sarebbero “insostenibili” dal punto di vista economico, oltre ai notevoli impatti ambientali, secondo una ricerca dell’Università di Oxford.