Le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici in Europa

Le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici in Europa

L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha appena pubblicato una ricerca, realizzata in collaborazione con i Centri di ricerca della rete ETC-CCA, coordinata dal nostro Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che valuta le politiche di adattamento approntate in 30 Paesi europei. L’Italia non ha ancora una sua Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e le conseguenze sono, purtroppo, verificabili questi giorni in alcune delle nostre città.

eea national adaptation policy

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha pubblicato il 14 ottobre 2014 il Rapporto “National adaptation policy processes in European countries - 2014”, una ricerca che riunisce e analizza risposte dettagliate, provenienti da 30 Paesi europei, sul tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
Il Rapporto è una raccolta di informazioni su strategie e azioni messe in campo a livello nazionale per prevenire i rischi derivanti dai cambiamenti climatici per rendere il territorio più pronto, e meno vulnerabile, di fronte agli impatti del clima che cambia.
In oltre i tre quarti dei Paesi, secondo il sondaggio, l’adattamento ai cambiamenti climatici è un argomento che fa parte dell’agenda politica, mentre si notano risposte pressoché unanimi nel definire gli eventi estremi come fattori che hanno innescato dei processi di adattamento - si legge nel Comunicato - Il secondo motivo che ha portato il tema dell’adattamento all’interno delle agende politiche nazionali, un ruolo rilevante spetta alle politiche dell’Unione Europea, seguito dai costi derivanti dai danni prodotti dal mancato adattamento e dai risultati della ricerca scientifica per supportare le strategie e le azioni da intraprendere”.

La maggior parte dei Paesi che hanno partecipato alla ricerca ha identificato anche degli ostacoli per tradurre l’adattamento in azioni concrete. Oltre i tre quarti dei Paesi hanno citato a questo proposito la scarsità di risorse quali tempo, denaro o tecnologie e, allo stesso tempo, sono considerati ostacoli da un ampio numero dei partecipanti, anche le incertezze relative all’ampiezza dei futuri cambiamenti climatici e alle “poco chiare responsabilità”.
Nonostante queste difficoltà, la metà dei Paesi ha fatto registrare un’elevata o molto elevata volontà di sviluppare delle politiche di adattamento a livello nazionale, che potrebbe essere connessa a una crescente consapevolezza dei cambiamenti climatici, aumentata nel corso degli ultimi cinque anni nei due terzi dei Paesi interessati dalla ricerca.
Questa è la prima volta che gli sforzi di adattamento dei Paesi europei vengono analizzati in maniera così esauriente - ha dichiarato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell’EEA - L’attenzione si concentra spesso, per giusti motivi, sugli sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Ma l’adattamento è inevitabile, quindi è un fatto positivo che attualmente su questo argomento ci sia in tutta Europa l’attenzione della politica. Ora, molti Paesi hanno bisogno di tradurre i piani in azioni”.
Secondo l’EEA, i cambiamenti climatici dovrebbero interessare l’Europa con l’aumento di alluvioni, siccità, ondate di calore, innalzamento del livello dei mari ed altri diffusi cambiamenti ambientali come, ad esempio, la distribuzione delle specie e la stagionalità dei prodotti agricoli.
È possibile osservare fino a che punto queste tendenze sono già in atto e sono state osservate in Europa e non solo, tramite gli indicatori dei cambiamenti climatici.

Nonostante una diffusa consapevolezza tra i politici, con 21 Paesi che sono dotati di una strategia nazionale di adattamento (l’Italia purtroppo non rientra tra queste, anche se dovrebbe essere imminente la sua adozione), le azioni concrete sono ancora alla fase iniziale in gran parte dell’Europa. Finora solo 13 Paesi stanno implementando le politiche di adattamento, secondo quanto risulta dalla ricerca. Lo strumento politico di adattamento più utilizzato è risultato quello della diffusione di informazioni, mentre la gestione delle risorse idriche è stato il settore che ha fatto registrare i maggiori livelli di priorità.
Molti Paesi, inoltre, hanno già predisposto schemi per monitorare, valutare o redigere rapporti circa i propri progressi, mentre più della metà dei Paesi coinvolti sta pianificando o avviando simili schemi.

Il rapporto è stato realizzato con la collaborazione dell’European Topic Centre on Climate Change Impacts, vulnerability and Adaptation (ETC-CCA) un consorzio di organizzazioni europee messe insieme per iniziativa dell’EEA con l’obiettivo di produrre dati, informazioni, indicatori e valutazioni per le politiche nell’area degli impatti dei cambiamenti climatici, la vulnerabilità e l’adattamento.
L’ETC-CCA, che coinvolge 14 Centri di ricerca da tutta Europa, è guidato dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) attraverso il lavoro coordinato da Sergio Castellari che, oltre ad aver contribuito alla stesura del raporto dell’EEA, collabora alla stesura della strategia nazionale di adattamento, della quale l’italia non è ancora dotata.
La Strategia è un punto di riferimento per supportare meglio le azioni di adattamento da parte delle municipalità - ha osservato Castellari - In Italia ci sono città virtuose come Bologna e Ancona che entro il 2015 avranno un piano di adattamento ai cambiamenti climatici”.
Rispetto a quelle dell’Europa Centro-settentrionale, sono pochissime le città Italiane che hanno Piani di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici e le conseguenze sono ben visibili in questi giorni di eventi meteorologici estremi.

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