Le alghe spiaggiate di posidonia che in Italia vengono avviate in discarica o al compostaggio, in Germania diventano isolante termico per le abitazioni. 

mottainai

Nel febbraio del 2005 l’ambientalista keniota Wangari Maathai, Premio Nobel per la Pace (2004) spentasi a Nairobi il 25 settembre 2011 (cfr: “MadreTerra Wanghari Maathai ha perso l’ultima battaglia”, in Regioni&Ambiente, n. 10 ottobre 2011, pag. 22), fu invitata in Giappone da quotidiano Mainichi Shimbun per un evento legato al Protocollo di Kyoto. Nell’occasione il Capo-redattore del giornale le regalò una maglietta con la scritta traslitterata “Mottainai” che la Maathai, dopo averne conosciuto il significato, mutuò per dar vita ad una vera e propria Campagna internazionale per una società sostenibile volta alla valorizzazione delle risorse limitate e ad un loro efficiente uso, rappresentato da 3 R (Reduce, Reuse, Recycle).

L’espressione “Mottainai” è usata dai giapponesi come esclamazione (“Che spreco!), ma con una connotazione di sacralità per un materiale che viene inopinatamente buttato, tanto che viene tradotta con “troppo prezioso per essere sprecato!”.

Questo concetto si attaglia perfettamente alla proposta sviluppata dal Fraunhofer-Institut für Technologie Chemische ICT di Pfinztal (Germania)
di utilizzare le palle formate dai resti vegetali di posidonia (Posidonia oceanica), specie endemica del Mediterraneo, come materiale isolante per l’edilizia.

Se vogliamo decarbonizzare la nostra società e ridurre i consumi energetici, dobbiamo rivolgere un’attenzione particolare agli edifici residenziali che sono responsabili del 40% del consumo energetico e di 1/3 delle emissioni di gas a effetto serra di energia. Oggi possiamo proporre varie soluzioni tecnologiche ad alta efficienza energetica sia per il riscaldamento che per il raffrescamento, quali i sistemi del solare termico, di cogenerazione del calore, delle pompe di calore e di stoccaggio di energia termica. Ma altre soluzioni sono possibili, quale l’isolamento termico degli edifici.

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Fonte: Fraunhofer Institute

Durante la primavera, molti proprietari di stabilimenti balneari e pubbliche amministrazioni si vedono costretti a ripulire arenili e coste dai residui di posidonia spiaggiati, durante la stagione invernale, quando la forza dei marosi è più forte, prima che inizi la stagione turistica. Si tratta di una spesa non indifferente per il suo recupero e smaltimento, poiché trattasi ancora di “rifiuto” ad alta salinità, che non tutte le discariche possono ricevere, tant’è che c’è la proposta di legge, approvata dal Senato, ma non dalla Camera dei Deputati per lo scioglimento anticipato della legislatura, che ne prevede il passaggio a “sottoprodotto”.

L’Istituto Fraunhofer ha testato il materiale isolante sfuso prodotto dalle “palle di Nettuno”, come vengono anche chiamati gli egagropili, le formazioni vegetali derivanti dallo sfilacciamento dei residui fogliari fibrosi che circondano il rizoma della pianta e della loro aggregazione ad opera della risacca marina.

È così risultato che tale materiale è in grado di contenere una notevole quantità di energia (2,502 joule per chilogrammo kelvin (J/kgK), superiore del 20% superiore a quella del legno o dei prodotti dal legno derivati, in grado perciò di mantenere l’edificio fresco nella stagione calda, proteggendolo dal calore durante il giorno.

“Il materiale può essere impiegato nelle costruzioni con una densità sufficiente ad evitare che collassi su se stesso - ha dichiarato Gudrun Gräbe del Fraunhofer ICT - La densità necessaria è stata determinata dalle prove sui materiali per ufficio MPA NRW di Dortmund. I dati diffusi dall’Eco-Institute di Colonia che ha valutato l’idoneità del materiale dal punto di vista della salute, hanno rivelato che questa alga è al 100% esente da materia estranea o tossica, che la rende anche particolarmente adatta per chi soffre di allergie”.

Le fibre di questa alga presentano altre caratteristiche che le rendono interessanti, come la non infiammabilità e la resistenza alla muffa. Può essere utilizzata come materiale isolante, senza bisogno di additivi chimici e può essere applicato fra le travi dei tetti inclinati e sulle pareti interne, agendo da tamponi poiché assorbono vapore acqueo e lo rilasciano a poco a poco senza compromettere la propria capacità di mantenere l'edificio isolato. Inoltre, avendo un contenuto salino da 0,5 al 2% il materiale isolante ottenuto non marcirà.

“Il momento più difficoltoso consiste, nel rimuovere la sabbia di cui sono intrise le fibre delle palle - ha sottolineato il comunicato dell’Istituto - Seppur districate, tendono ad avvolgersi su ogni cosa, compreso su se stesse, e sono pronte a formare nuovi grumi nuovi, sia durante la lavorazione che in seguito, quando vengono immesse negli spazi che devono essere isolati. Tuttavia, sono stati sviluppati nuovi metodi per trasformare le palle di Nettuno in un nuovo materiale isolante in grado di imbottire gli spazi e di soffiarlo dentro senza difficoltà”.

“Scuotere le palle di Nettuno si è dimostrato il modo migliore per riuscire ad avere fibre le più lunghe possibili e prive di sabbia - ha aggiunto la Gräbe - Dopo aver districato con attenzione i grumi e rimossa la sabbia un nastro trasportatore le consegna ad una macchina tagliatrice dalla quale fuoriescono fibre integre della lunghezza di 1,5-2 cm. che cadono in sacchi di plastica”.

L’intero processo produttivo richiede pochissima energia, fa sapere l’Istituto, offrendo ulteriore elemento di eco-sostenibilità del materiale che viene raccolto a mano ed importato via mare dalla Tunisia e via terra dall’Albania e viene già commercializzato e distribuito da un partner industriale dell’Istituto con successo, stante anche la facilità di installazione, che aumenterà allorché saranno realizzati, come è in progetto, dei pannelli di fibra di posidonia.

Al pensiero che gran parte delle nostre coste sono letteralmente invase dalle “palle di Nettuno” e noi continuiamo a conferirle in discarica o, nella migliore ipotesi, ad avviarle al compostaggio, le “mie” stanno girando …e tanto!