Le Olimpiadi della sostenibilità

Le Olimpiadi della sostenibilità

La Legacy come principio ispiratore di ogni impianto

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Il 10 maggio 2012 con la classica cerimonia ad Olimpia è stata accesa la torcia che, passata poi al primo tedoforo, ha iniziato il lungo viaggio verso Londra che raggiungerà il 27 luglio 2012 per accendere il braciere posto all’interno dell’Olympic Stadium, dando ufficialmente inizio ai Giochi della XXX Olimpiade

Nell’anno in cui a Rio de Janeiro si è appena svolto il Summit dell’ONU sullo Sviluppo Sostenibile, le Olimpiadi londinesi costituiranno probabilmente una svolta del modo con cui è intesa la sostenibilità e l’evento promozionale di maggior impatto per evidenziare come tale principio possa essere assunto a fattore di sistema.

Fin dal momento in cui il 6 luglio 2005 il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha scelto Londra quale città ospitante, il tema della sostenibilità è divenuta la base di tutti gli interventi, delle strutture realizzate e della stessa fruizione degli eventi, a cominciare dalla realizzazione del Parco Olimpico in un’area industriale degradata di Stratford, nella periferia orientale di Londra, che dopo i Giochi diverrà un quartiere residenziale e per il terziario. Si è trattato, quindi, di un’operazione di rigenerazione urbana tesa ad evitare l’occupazione di nuovi suoli, secondo le linee guida del Rapporto Urban Task Force, formulate dall’architetto ed urbanista Sir Richard Rogersper un approccio di rigenerazione e riciclaggio alle città e all’edilizia esistente; di nuove elevate densità negli insediamenti per rispondere alla necessità di elevati standards di efficienza; di edifici e quartieri progettati in modo da ridurre consumo di risorse e inquinamento; di città servite da strutture ad alta qualità ambientale; di un processo di sviluppo che coinvolga le comunità e incoraggi un approccio sostenibile da parte del settore pubblico e privato”.

L’Olympic Delivery Authority (ODA), organismo che si è occupato della costruzione delle sedi e delle infrastrutture, mentre il Comitato Organizzatore di Londra per i Giochi Olimpici (LOCOG) che ha avuto il compito di implementare e realizzare i Giochi, aveva definito 5 principi-chiave di sostenibilità che avrebbero dovuto supportare l’intera iniziativa e i relativi piani di azione, sia nella capitale che negli altri luoghi di svolgimento delle Olimpiadi:
- cambiamenti climatici;
-rifiuti;
- biodiversità;
- salute;
- inclusione sociale.

Oltre ai sopra citati principi, tutte le strutture sono state sottoposte a valutazione di diversi fattori che contribuiscono a creare il carico ambientale degli edifici sulla base degli indicatori definiti già nel 1990 dal Building Research Establishment (BRE) che sono molto restrittivi in termini di sostenibilità e di approvvigionamento energetico e prevedono misure per la riduzione dell’impronta ecologica per tutto il ciclo di vita del progetto.

L’ODA ha sviluppato anche strategie per la riduzione dell’uso dell’acqua e la produzione di rifiuti, mentre per compensare in parte il fabbisogno energetico delle strutture è stata realizzata a Eton Manor, a nord dell’area dei giochi, una turbina eolica, che, secondo l’ ODA “produrrà l’energia equivalente al fabbisogno medio annuo di 1.200 famiglie”.
Un altro aspetto molto importante ha riguardato il riutilizzo sia dei materiali derivanti dalle demolizioni che hanno preceduto la realizzazione del Parco Olimpico (si calcola che circa il 90% delle macerie derivate dalle demolizioni siano state recuperate per costruire le nuove strutture) sia delle strutture che dopo la conclusione dell’evento saranno smantellate e riutilizzate.

Nel Parco Olimpico, inoltre, sono stati progettati sistemi di controllo delle piene, corridoi d’acqua e percorsi verdi (greenways) che entrano nel tessuto urbano dei quartieri circostanti (Hackney Wick, Fish island, Bromley-by-Bow, Leyton e Stratford) e rendono l’area, ormai recuperata, più “vicina” al centro città, a cui si può accedere con il trasporto pubblico e con percorsi ciclopedonali. Insomma, un vero e proprio giardino che dopo le Olimpiadi verrà chiamato “Queen Elizabeth Olympic Park” per commemorare il Giubileo della regina, mentre l’ArcelorMittal Orbit, la torre d’acciaio che svetta a 115 m. sul Parco e che porta il nome del suo promotore e finanziatore Lakshmi Mittal, proprietario della più grande ditta mondiale produttrice di acciaio, rimarrà aperta al pubblico dopo la conclusione dei Giochi per ammirare lo skyline di Londra, come la Tour Eiffel per la città di Parigi.

Non tutti gli impianti sono stati costruiti per le Olimpiadi, molti giochi si svolgeranno in impianti preesistenti che sono stati, comunque, ristrutturati, ampliati e migliorati secondo canoni di sostenibilità, ma di certo i nuovi sono quelli in cui tali criteri sono stati impiegati con maggior rigore, come possiamo rilevare dagli esempi che vengono proposti.

L’Olympic Stadium, il luogo simbolo delle Olimpiadi dove si svolgeranno tutte le gare del programma di Atletica Leggera, oltre che accogliere la cerimonia inaugurale e di chiusura, si trova al centro del Parco ed ospiterà 80.000 persone che vi accederanno tramite 5 ponti, essendo l’impianto circondato da corsi d’acqua. A Giochi conclusi, però, la parte alta, costituita da tubi di acciaio riutilizzati da cantieri per i gasdotti, sarà smontata e la capienza della struttura permanente si ridurrà a soli 25.000 posti.

La scelta è stata, quindi, quella di evitare di costruire la solita enorme infrastruttura olimpica che nel corso degli anni non sarà più sostenibile economicamente perché difficilmente sfruttabile. La soluzione “riconvertibile” ha comportato così una considerevole diminuzione dell’impatto ambientale, sia in termini di materiali da costruzione che di consumi energetici e di gestione.

Sempre nel Parco olimpico si trova l’Aquatics Centre, dove si terranno tutte le gare degli sport che si disputano in piscina. Con il suo caratteristico tetto a doppia curvatura in alluminio, il concept architettonico dell’irachena Zaha Hadid è ispirato alla geometria fluida dell’acqua in movimento. Il Centro comprende due piscine da 50 m. e un’altra di 25 m. per i tuffi, tutte dotate di impianto di riciclo dell’acqua. Anche in questo caso al termine dei Giochi le due ali laterali con le gradinate per 17.500 posti a sedere verranno rimosse e sostituite da due facciate vetrate, riducendo la capacità massima della struttura permanente a 3.500 spettatori.

La Basketball Arena, è senza dubbio l’esempio più significativo di sostenibilità. Progettata da un consorzio di importanti imprese e studi di architettura come Sinclair Knight Merz, Wilkinson Eyre Architects e KSS, impegnati da tempo anche su progetti di design innovativi e rispettosi dell’ambiente, è una struttura temporanea di acciaio che al termine delle Olimpiadi verrà facilmente smontata e riutilizzata in altri luoghi dove le strutture sportive sono carenti. Questa soluzione permette sia di risparmiare che di rispettare l’ambiente. Dopo aver ospitato le fasi a gironi dei Tornei di Pallacanestro maschile e femminile, l’impianto verrà convertito in 22 ore per consentire di ospitare le semifinali e finali di Pallamano maschile e femminile.

Il Copper Box, lo stadio coperto per le gare di pallamano, è stato progettato da Make Architects con Arup & Partners. Le sue linee architettoniche sono semplici e pulite, una sorta di scatola semplice, ma flessibile e pronta a riconvertirsi per accogliere manifestazioni sportive locali o musicali. Inoltre, la fascia del basamento è interamente vetrata per consentire il più possibile un’illuminazione e una ventilazione naturali; allo stesso scopo servono i lucernari della copertura. Anche la progettata riduzione dei consumi energetici, il rame riciclato per i rivestimenti esterni, i sedili a scomparsa delle tribune, danno chiaramente l’idea dell’elasticità spaziale di questa struttura.

Il London Velodrom, sorto nel distretto di Leyton è stato firmato dallo studio Hopkins Architects che ha previsto per la copertura un peso molto ridotto e quindi una leggerissima struttura in acciaio a sostegno. Il rivestimento delle superfici esterne è in legno di cedro rosso canadese, con strategici lucernari e vetrate posizionati per ridurre la necessità di illuminazione e ventilazione artificiali. Il Velodromo è dotato, altresì, di sistemi di risparmio idrico e di raccolta delle acque piovane.

Il Bmx Circuit, la pista per le gare di bicycle motocross che si trova egualmente nel distretto di Leyton ed è all’aperto, non resterà un’inutile eredità (la legacy è stato il principio ispiratore di ogni progetto) delle Olimpiadi dal momento che, finite le gare, sarà ridisegnato per renderlo adatto a uso della comunità, con un nuovo tracciato per mountain-bike e un circuito ciclistico ad uso Velopark per ciclisti di ogni livello.

Secondo il Blueprint for Change, pubblicato dal Comitato organizzatore, l’impatto di London 2012 non riguarderà soltanto le strutture sportive e le realizzazioni urbanistiche, ma anche lo svolgimento degli stessi giochi olimpici. Grazie all’implementazione della metodologia di monitoraggio dell’impronta di carbonio, il Comitato ha già evitato l’emissione in atmosfera di più di 100.000 tonnellate di CO2 e ha messo in atto, inoltre, un programma di approvvigionamento sostenibile anche da parte delle ditte fornitrici dei prodotti, dal cibo alle attrezzature sportive, alle auto elettriche per gli spostamenti degli atleti e dei dirigenti durante i Giochi, le cui 120 stazioni di ricarica, in grado di ricaricare sino a 30 veicoli simultaneamente, resteranno in eredità alla città e potranno essere utilizzate dagli automobilisti inglesi.

Sono orgoglioso che la sostenibilità sia una parte importante del nostro modo di fare business - ha dichiarato Paul Deighton, Amministratore delegato di LOCOG - Il lavoro che è stato fatto per integrare la sostenibilità al cibo, alla logistica, ai trasporti, alle cerimonie, alla tecnologia, alla mobilità e alla gestione degli eventi ha scoperto opportunità che non sono state realizzate prima in un contesto olimpico o paraolimpico”.

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