Studio MGI evidenzia l’ascesa dei “consumatori urbani” nei Paesi emergenti.

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Le città sono state il motore dinamico dell’economia mondiale, ma oggi la velocità e la portata della loro espansione è senza precedenti. Tramite una combinazione di consumi e investimenti, le città in crescita potrebbero iniettare nell’economia mondiale da 20.000 a 30.000 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, generando oltre la metà del PIL mondiale.

A questa previsione giunge un nuovo Studio “Urban World: Cities and the rise of the consuming class” (Mondo urbanizzato: le città e l’ascesa della classe consumatrice) del McKinsey Global Institute (MGI), l’Istituto della nota società di consulenza manageriale e strategica McKinsey & Company, che ha per obiettivo di aiutare i leader d’impresa e della società a comprendere l’evoluzione dell’economia globale, a migliorare le performance e la competitività e fornire una base analitica che contribuisca a prendere decisioni corrette su tematiche importanti sia sotto il profilo manageriale che socio-economico.

La ricerca ha preso in esame 2.600 città, dalla loro dinamica demografica alla struttura delle famiglie e dei redditi, per valutare il loro contributo alla crescita delle attività nei diversi settori, compresa la costruzione edifici, delle infrastrutture portuali e quelle per l’approvvigionamento idrico.

Il passaggio alla vita urbana fa salire i redditi di milioni di persone, tanto che entro il 2025, un miliardo di persone che vivranno nelle città entrerà a far parte della “classe dei consumatori”, con redditi abbastanza alti da diventare consumatori significativi di beni e servizi, e circa 600 milioni di costoro vivranno in 440 città delle aree emergenti, che attualmente non sono conosciute. Secondo MGI. stiamo assistendo ad aumento dei redditi nei Paesi in via di sviluppo più veloce e su una scala più grande che in qualsiasi altro momento della storia.

Il centro di gravità dell’economia mondiale nel corso dei secoli si è via via spostato, ma dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso, il ritmo di questo cambiamento dagli Stati Uniti e dall’Europa verso i Paesi dell’Asia è avvenuto in modo assai rapido e con un trend in ulteriore crescita. Le modalità con cui le Imprese ed i Governi reagiranno di fronte a tale cambiamento sarà fondamentale per dar forma alle loro future prospettive economiche.

Le aziende che hanno consapevolezza che i mercati delle nuove aree urbane avranno un ruolo rilevante per le loro attività, costruendovi una presenza nella fase iniziale, ne trarranno il vantaggio di essere gli operatori storici. Eppure, la nuova indagine di MGI rivela che sono ancora numerose le aziende che calibrano le loro strategie sui mercati urbani: meno di uno su cinque dirigenti sta facendo scelte di localizzazione nelle città, piuttosto che nel Paese. Sulla base delle interviste effettuate tale quota non aumenterà nei prossimi 5 anni ed anche quelle aziende che si armano con informazioni dettagliate per individuare i mercati urbani più promettenti per i loro prodotti, hanno necessità di allocare efficientemente le risorse per cogliere le opportunità.

La sfida per i responsabili politici si differenzia a seconda che si trovino ad amministrare città dei Paesi in via di sviluppo o quelle del mondo sviluppato. In poche parole, il compito per i primi è quello di gestire la crescita in modo da evitare diseconomie di scala e di porre le basi per lo sviluppo economico sostenibile; per i secondi, l’obiettivo è di mantenere un buon tasso di crescita, che potrebbe risultare difficile in una fase economica di recessione, attraverso maggiore produttività, investimenti nelle imprese tecnologicamente avanzate e partnership con le regioni emergenti.

Non mancano, tuttavia, aspetti problematici conseguenti alla crescente domanda dei “consumatori urbani” di risorse naturali, che ha già fatto lievitare i loro prezzi e potrebbero crescere ulteriormente. Eppure, le città potrebbero essere parte della soluzione a tali sollecitazioni, poiché la concentrazione demografica permette un uso più efficiente delle risorse rispetto alle aree che sono più scarsamente popolate. Ma se le città non riusciranno ad investire in modo da mantenere il passo con i crescenti bisogni delle loro popolazioni in crescita e bloccare le pratiche inefficienti, costose che costituiranno un limite ad crescita sostenuta in seguito.

La competizione economica globale sembra essere destinata a giocarsi tra le aree urbane, invece che tra i Paesi, e chi rimane fuori da queste reti sembra destinato a rimanere ai margini dello sviluppo. Proprio l’assenza di metropoli costituirebbe motivo di debolezza del nostro Paese per competere sugli scenari globali. Unica eccezione è Milano, ma secondo lo Studio, la città è destinata ad uscire dal gruppo delle città più ricche entro il 2025.