Approvato il Decreto Ministeriale che introduce delle innovazioni sostanziali per il settore irriguo, finalizzate ad evitare gli sprechi ed ottenere dati più puntuali dell’uso di questa risorsa in agricoltura.

irrigazione campo

Con un Comunicato stampa del 5 agosto 2015, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha reso noto che, a seguito del parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni (condizionato all’accoglimento di alcune proposte di modifica, è stato approvato il Decreto Ministeriale sulle "Linee guida per la regolamentazione da parte delle Regioni delle modalità di quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo".

"Con l'approvazione delle linee guida - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - possiamo dare avvio al nostro piano di investimenti nel settore irriguo, che potrà contare sui primi 300 milioni di euro grazie al Programma nazionale sullo sviluppo rurale. A questi si aggiungeranno i fondi messi a disposizione dalle singole Regioni attraverso i Programmi di sviluppo rurale e quelli che saranno assegnati dal Fondo per lo Sviluppo e Coesione, nel cui contesto abbiamo chiesto una dotazione finanziaria da 400 milioni di euro per questi interventi. Il provvedimento rappresenta un tassello importante nella gestione sostenibile dell'acqua, introducendo delle innovazioni sostanziali anche per evitare gli sprechi e avere dati più esatti dell'uso di questa risorsa in agricoltura. Con questo documento, poi, diamo certezze per la programmazione degli investimenti dei Consorzi di bonifica, dei diversi Enti irrigui e delle singole imprese agricole".

Le Linee guida attuano un preciso impegno assunto dal Governo nei confronti della Commissione europea, all'atto dell'approvazione dell'Accordo di partenariato del 29 ottobre 2014, da cui discendono tutti i Fondi Strutturali Comunitari per il periodo 2014-2020, che prevede per il settore 6.1 - Risorse idriche l’ “Emanazione di Linee guida statali applicabili al FEASR, per la definizione di criteri omogenei in base ai quali le Regioni regolamenteranno le modalità di quantificazione dei volumi idrici impiegati dagli utilizzatori finali per l’uso irriguo al fine di promuovere politiche dei prezzi dell’acqua che incentivino l’uso efficiente e di quantificare il contributo del settore irriguo al recupero dei costi dei servizi idrici in attuazione dell’art. 9 della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, comprensivi dei costi ambientali e della risorsa, l’impiego di misuratori e l’applicazione di prezzi dell’acqua in base ai volumi utilizzati, sia per gli utenti associati, sia per l’autoconsumo”.

Il documento approvato è stato predisposto da un gruppo di lavoro composto, oltre che dal MiPAAF, dal Ministero dell'Ambiente, dalle Regioni e Province autonome, dalle Autorità di gestione dei distretti idrografici, dal CREA, dall'ISTAT, dall'ANBI, seguendo 3 principi chiave:

1. costruire un quadro conoscitivo aggiornato circa le esigenze irrigue del contesto agricolo italiano, l’attuale diffusione della quantificazione dei volumi idrici a fini irrigui e le relative disposizioni normative già in atto a livello regionale;

2. proporre strumenti e metodologie per la quantificazione dei volumi prelevati/utilizzati a scopo irriguo, con diverso livello di dettaglio in relazione ai differenti contesti territoriali, diverse modalità di prelievo e di rilascio e strutture organizzative;

3. avviare la predisposizione di una piattaforma di riferimento unica e condivisa per la raccolta e l’elaborazione delle informazioni relative all’uso irriguo, a servizio di tutte le amministrazioni ed enti competenti armonizzata con le banche dati esistenti relative alle derivazioni idriche. Tale strumento è stato individuato nel SIGRIAN (Sistema Informativo Nazionale per la Gestione delle Risorse Idriche in Agricoltura), database georeferenziato che raccoglie tutte le informazioni di natura gestionale, infrastrutturale e agronomica relative all’irrigazione gestita in modo collettivo, a livello nazionale, con funzione anche di banca dati storica utile ai fini di analisi dell’evoluzione dell’uso irriguo dell’acqua nelle diverse aree del Paese.

Le Linee guida nazionali hanno, dunque, la finalità di definire i criteri, sia per irrigazione collettiva che l’auto-approvvigionamento, secondo cui le Regioni dovranno indicare:

- le modalità di misurazione dei volumi irrigui prelevati per uso irriguo e restituiti in modo puntuale ai corpi idrici naturali o ad altre infrastrutture collocate a valle, peraltro già previsto dal D. Lgs. n. 156/2006;

- le modalità di quantificazione dei volumi irrigui utilizzati dagli utenti finali per i quali saranno date indicazioni su:
• il riferimento rispetto al quale valutare i volumi (singolo utente o testa del distretto irriguo, come da definizione SIGRIAN);
• le modalità di misurazione degli stessi in base a: presenza di misuratori;
• possibilità di inserimento di misuratori, anche in funzione del contesto territoriale e del beneficio atteso (analisi costi/efficacia);
• le modalità di stima degli utilizzi attraverso una metodologia condivisa da individuare (alternativa o nelle more dell’installazione dei misuratori);

- le modalità di stima dei volumi restituiti ai corpi idrici sotterranei;

- le modalità di raccolta e trasmissione dei dati alla banca dati al SIGRIAN ai fini del monitoraggio;

- le modalità di aggiornamento periodico dei dati, al fine di monitorare nel tempo l’impiego dell’acqua a scopo irriguo.

Laddove risulta tecnicamente impossibile o economicamente svantaggioso procedere all'installazione di adeguati misuratori, le informazioni relative ai volumi vanno integrate con stime la cui metodologia sarà scientificamente validata e condivisa dai soggetti interessati.

Con successivo documento tecnico saranno definite le esigenze irrigue massime e minime delle aree consortili per distretto idrografico.

Nel frattempo il Gruppo di lavoro sopramenzionato continuerà ad operare per accompagnare la fase di attuazione delle linee guida a livello regionale, visto che diverse misure incideranno pesantemente sulla gestione delle imprese agricole, sia dal punto di vista amministrativo che economico.

A tal riguardo le associazioni di categoria hanno osservato che la risorsa idrica è un fattore strategico per l’agricoltura italiana la cui adeguata disponibilità qualitativa e quantitativa resta di vitale importanza per la permanenza delle imprese agricole sul territorio, ma costituisce anche un imprescindibile elemento di qualità e sicurezza alimentare.

"Elevati standard qualitativi caratteristici del Made in Italy agroalimentare non possono, infatti, essere raggiunti riducendo l’impiego di risorse idriche oltre determinati parametri quantitativi, così come, d’altra parte, un aumento indiscriminato dei costi della risorsa rischia di pregiudicare in maniera significativa la sopravvivenza, la produttività e la competitività delle imprese - ha osservato in una nota Coldiretti - Ciò premesso, è indispensabile che le politiche in materia di costi della risorsa idrica tengano in adeguata considerazione alcune peculiarità del settore agricolo - anche considerato il valore aggiunto e le esternalità positive derivanti dall’impiego dell’acqua in agricoltura - cogliendo le opportunità offerte dalla normativa comunitaria di riferimento che, nel fissare i principi generali in materia, lascia agli Stati membri ampi spazi per assicurare, in sede nazionale, le necessarie condizioni di equilibrio in materia di tariffazione".