Le grandi riserve sotterranee di acqua sono in sofferenza

Le grandi riserve sotterranee di acqua sono in sofferenza

Tramite i dati satellitari raccolti in 10 anni nell’ambito della missione GRACE, gestiti dalla NASA, i ricercatori dell’Università californiana di Irvine hanno potuto constatare che 21 dei 37 più grandi bacini d’acqua sotterranea del mondo stanno perdendo più acqua di quanta ne ricevano.

nasa grace

Nel giorno (16 giugno 2015) in cui la NASA ha rilasciato i dati sulla temperatura globale del mese di maggio che segnano un +0,71 °C rispetto alla media a lungo termine, lasciando intravedere che il 2015 ha tutti i requisiti per battere il record (stabilito nel 2014!) di anno più caldo da quando sono disponibili le misurazioni, contemporaneamente sulla Rivista Water Resources Research sono stati pubblicati 2 Studi che alimentano ulteriormente le preoccupazioni per il global warming, indicando, proprio sulla base di dati forniti anche in questo caso dalla NASA, che circa un terzo dei più grandi bacini di acque sotterranee della Terra si stanno prosciugando più rapidamente di quanto fosse previsto.

Il team di ricerca dell’Università della California-Irvine (UCI) che ha condotto gli studi ai quali hanno partecipato, appunto, anche ricercatori della NASA, ha utilizzato i rilevamenti satellitari raccolti tra il 2003 e il 2013 dai due veicoli spaziali gemelli di GRACE (Gravity Recovery And Climate Experiment), missione congiunta della NASA e dell’Agenzia Spaziale Tedesca, per misurare l’influenza delle masse d'acqua sul campo gravitazionale del pianeta, rilevando la perdita di massa quando da una certa area scompare un grande volume d'acqua. In questo modo hanno potuto determinare la velocità con cui le grandi falde acquifere si stanno esaurendo.
"Le misurazioni fisiche e chimiche disponibili sono semplicemente insufficienti - ha dichiarato uno dei co-autori degli Studi Jay Famiglietti, professore di Idrologia all’UCI e Scienziato senior presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA - Considerato quanto velocemente stiamo consumando le riserve sotterranee di tutto il mondo, abbiamo bisogno di uno sforzo coordinato globale per determinare quanta acqua vi è rimasta”.

Nel primo studio “Uncertainty in global groundwater storage estimates in a total groundwater stress framework”, i ricercatori hanno trovato che 21 dei 37 più grandi bacini d’acqua sotterranea della Terra hanno superato la soglia di sostenibilità, perdendo più acqua di quanta ne ricevano.
Di questi, 13 hanno difficoltà tali da mettere in pericolo la sicurezza idrica e la capacità di resilienza regionali, di cui:
- 8 sono stati classificati in “eccessivo stress”, significando che ormai non c'è quasi più nessuna rigenerazione naturale d'acqua che possa compensare;
- 5 sono stati trovati, in ordine decrescente, “estremamente stressato” o “fortemente stressato”, a seconda della quantità di acqua che, comunque, vi rifluisce ancora.

Gli acquiferi sottoposti a maggior pressione si trovano nelle zone più aride del mondo, dove le popolazioni attingono più pesantemente dalle falde.
Il più stressato è il Bacino della penisola arabica, una fonte d’acqua essenziale per 60 milioni di individui; a seguire il Bacino dell’Indo, condiviso tra Pakistan e India; il terzo è quello del Murzuk-Djado, nell’Africa settentrionale, a cui attingono Niger e Libia.

Sta un po’ meglio, ma è pur sempre classificato come “estremamente stressato”, il bacino del California Central Valley.
"Come stiamo osservando, in questo momento di prolungata siccità in California ci affidiamo molto più pesantemente alle acque sotterranee - ha aggiunto Famiglietti - Nell'esaminare la sostenibilità delle risorse idriche di una regione, dobbiamo assolutamente tenere conto di questa dipendenza”.

Nell’altro Studio “Quantifying renewable groundwater stress with GRACE”, gli scienziati concludono che il volume totale rimanente delle acque sotterranee utilizzabili a livello mondiale non è adeguatamente stimato, a causa delle metodologie di calcolo adottate troppo differenti tra loro, ma che probabilmente è di gran lunga inferiore alle stime approssimative fatte alcuni decenni fa.

Confrontando i tassi di perdita delle acque sotterranee ottenuti via satellite con i dati esistenti sulla disponibilità delle acque sotterranee, gli autori hanno osservato importanti discrepanze nelle proiezioni su “tempi di esaurimento” proiettata "tempo di esaurimento". Per il bacino a nord-ovest del Sahara, il 3° sistema acquifero più stressato del mondo, si va da 10 a  21.000 anni.
In realtà non sappiamo quanta sia stoccata in ognuno di questi acquiferi - ha osservato Alexandra Richey, autore principale dei due Studi, svolti nell’ambito del suo Dottorato di Ricerca presso l’UCI - Le stime sulle riserve potrebbero variare da decenni a millenni. In una società che va verso una scarsità d'acqua, non possiamo più tollerare questo livello di incertezza, tanto più che le acque sotterranee stanno scomparendo così rapidamente”.

Lo Studio rileva che la scarsità delle acque sotterranee sta già portando a altri significativi danni ecologici, come l'impoverimento dei fiumi, il calo della qualità delle acque e il cedimento del suolo.

Le falde acquifere sotterranee in genere si trovano in terreni o strati profondi sotto la superficie terrestre, che rende difficoltosa e, soprattutto, costosa la perforazione del substrato roccioso fino a trovare l’acqua da far sgorgare. Eppure, sostengono gli autori, dovrebbe essere fatto.
"Credo che ci sia necessità di esplorare le falde acquifere del mondo come se avessero lo stesso valore delle riserve di petrolio - ha concluso Famiglietti - Abbiamo bisogno di esplorare le falde acquifere allo stesso modo con cui sondiamo la disponibilità delle altre risorse”.

Ma non sarebbe meno costoso e più sostenibile sviluppare progetti per dissalare l’acqua di mare?

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