Ancora alti i tassi di lavoro minorile pericoloso

cercatrici oro madagascar

In una corrispondenza del 9 giugno 2011 dalla città di Ankavandra (Madagascar), IRIN (l’Agenzia dell’Ufficio per il Coordinamento per gli Affari Umanitari dell’ONU) ha dato notizia che nella città di poco più di 10.000 abitanti, situata nella parte occidentale del Paese malgascio, gruppi di ragazzine, imparentate tra di loro e di età compresa tra gli 8 e i 15 anni, si recano a cercare l’oro. 

La povertà dell’economia rurale e gli alti prezzi raggiunti dall’oro sui mercati mondiali stanno inducendo molte ragazze e bambine della regione ad abbandonare la scuola per incamminarsi tra le colline dell’altopiano centrale, risalendo le rapide di uno dei tanti affluenti del fiume Manambolo. Impiegano quasi due ore di cammino per raggiungere i luoghi. Per proteggersi dal sole cocente mettono sul capo il setaccio, strumento in legno costruito a livello locale, con il quale cercano l’oro.

Assolvono a questo compito con la benedizione dei genitori perché quel che ne ricavano serve per comprare cibo e vestiti. L’assenza dei maschi, come hanno riferito, è dovuta al fatto che questi sono impegnati a sorvegliare il bestiame (gli zebù), dal momento che il fenomeno dell’abigeato è assai diffuso nel Paese.
Il lavoro è assai impegnativo perché tra forre ripide e scoscese, scalfiscono il terreno con paletti di legno, accumulando pietrisco, sabbia e fanghiglia che accumulano sulla ciotolasetaccio e che, filtrano poi con l’acqua del torrente, affinché venga trattenuta qualche pagliuzza dai dorati riflessi.
Secondo il codice minerario del Madagascar, i cercatori d’oro dovrebbero acquistare un permesso annuale per pochi dollari, ma le ragazze hanno dichiarato di non aver mai pagato tasse, né sarebbero state in grado di farlo.

L’Indice di Sviluppo Umano del Programma di Sviluppo dell’ONU, posiziona il Madagascar al 135° posto su 169 Paesi, e le stime dicono che il 70% dei 20 milioni di individui che abitano l’isola vivono con 1,25 dollari al giorno o anche meno.
Un frammento d’oro delle dimensioni della metà di un chicco di riso suscita grande entusiasmo tra queste giovanissime cercatrici, dal momento che l’oro viene acquistato dai commercianti di Ankavandra per 70.000 Ariary Malgascio (US $ 36,50) al grammo; la quantità minima che può essere venduta è un decimo di grammo.
Nella loro miglior settimana lavorativa (6 giorni) degli ultimi anni, le ragazze hanno affermato di aver fatto circa 14 dollari ciascuna, comunque più del doppio di quello che avrebbero potuto guadagnare, facendo altri lavori umili, come lavare i panni.

Secondo l’ultimo Rapporto dell’ILO (International Labour Office), “Children in hazardous work. What we konw, what we need to do”, presentato il 10 giugno 2011, sono 115 milioni i bambini e ragazzi, di età compresa tra 5-17 anni, che lavorano in condizioni pericolose nei più diversi settori come in agricoltura, nelle miniere, nelle costruzioni, nel manifatturiero, nel terziario, in alberghi, bar, ristoranti, fast food e nei servizi domestici. Si trovano sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Ragazze e ragazzi spesso iniziano a svolgere lavori pericolosi in età molto precoce. A livello mondiale, le stime dell’ILO indicano che sono circa 22.000 i bambini che muoiono sul posto di lavoro ogni anno. Il numero dei feriti o di coloro che si ammalano a causa del lavoro svolto, non sono noti, anche perché i problemi di salute causati dal lavoro minorile non si sviluppano e manifestano fino a che il bambino non diventa adulto.
“Pericoloso” e “a rischio”, si afferma nel Rapporto, sono i due termini che vengono utilizzati più frequentemente in associazione a “lavoro minorile”. Un “pericolo” è qualcosa che potenzialmente può far del male; “a rischio” è la probabilità che si concretizzi un danno potenziale svolgendo un’attività pericolosa. Ad esempio, il “pericolo” associato al sovrintendere a macchinari a motore potrebbe essere quello di rimanere intrappolati o impigliati dagli ingranaggi in movimento. Il “rischio” sarà alto se non sono state effettuate misure di protezione e chi lavora si trova nelle vicinanze dei macchinari. Se, tuttavia, il macchinario è adeguatamente custodito, regolarmente verificato e riparato da personale competente, allora il rischio sarà più basso.

Quando si parla di bambini lavoratori, tuttavia, è importante andare oltre i concetti di “pericolosità” e “a rischio” dei lavori, che solitamente vengono applicati ai lavoratori adulti, per ampliarli, includendovi gli aspetti relativi allo sviluppo dell’infanzia.
Essendo i bambini ancora nella fase di crescita, essi hanno caratteristiche ed esigenze che devono essere prese in considerazione per individuare i pericoli sul lavoro e i rischi ad essi associati, in termini di benessere fisico, cognitivo (pensiero/apprendimento), di sviluppo comportamentale e di crescita emotiva.

Di seguito sono riportate le statistiche sul fenomeno:
- più della metà (53%) di tutti i bambini che lavorano nel mondo fanno lavori pericolosi;
- i lavori pericolosi sono in aumento tra i bambini più grandi, tra i 15 e i 17 anni; negli ultimi quattro anni l’incremento è stato del 20%, passando da 52 a 62 milioni;
- il numero dei ragazzi (15-17 anni) che stanno facendo lavori pericolosi superano il numero delle ragazze in un rapporto di 2 a 1 e il tasso permane alto;
- nel gruppo di età tra 5-14 anni, sono 53 milioni i bambini (circa un terzo) che svolgono un lavoro;
- ben il 15% di tutti i bambini dell’Africa Sub-sahariana sono coinvolti in lavori minorili pericolosi.

“Questi numeri sono allarmanti - ha dichiarato Simrin Singh, Specialista dell’ILO sul lavoro minorile per il Sudest asiatico e il Pacifico - La condizione nascosta del lavoro minorile nel sommerso significa che gli ispettori del lavoro non sempre possono assolvere ai loro compiti. Ma è la povertà la causa primaria del fenomeno”.