Una ricerca effettuata dalla Facoltà di Scienze dell’Atmosfera dell’Università di Washington ha per la prima volta dimostrato la correlazione tra le maree lunari e le precipitazioni.
Quantunque l’incidenza delle variazioni sia dell’ordine dell’1%, lo studio potrebbe costituire una base per testare la validità dei modelli climatici.

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Che la Luna influenzi le maree è stato dimostrato scientificamente fin dalla legge della gravitazione universale di Isaac Newton (1643-1727).
Che la Luna abbia effetti anche sull’atmosfera si sa da un secolo quale effetto delle cosiddette onde di gravità, previste dalla teoria della relatività di Albert Einstein (1879-1955).
Che potesse avere anche effetti sulle precipitazioni era ipotesi largamente diffusa, ma nessuno finora ne aveva accertata la consistenza.
A colmare questo “vuoto” hanno pensato ricercatori dell’Università di Washington,  che hanno dimostrato che le forze di attrazione lunare, seppure assai modestamente, influenzano la quantità di pioggia caduta.

Pubblicato online il 30 gennaio 2016 su Geophysical Research Letters, lo Studio dal titolo “Rainfall variations induced by the lunar gravitational atmospheric tide and their implications for the relationship between tropical rainfall and humidity” dimostrerebbe che le fasi lunari provocano delle oscillazioni nella pressione dell’atmosfera e, quindi, sulle precipitazioni.

 “Per quanto ne so questo è il primo studio in grado di stabilire un collegamento convincente tra la forza di marea della Luna e le precipitazioni piovose - ha affermato Tsubasa Kohyama, Dottorando in Scienze dell’Atmosfera all’Università di Washington (WU) e principale autore della ricerca - Quando la luna è sopra la nostra testa o sotto i nostri piedi, la pressione dell'aria è maggiore”.
Una conclusione che ha richiesto due anni di misure della variazione della pressione atmosferica, utilizzando i dati raccolti in 15 anni dalla Missione congiunta NASA e Japan Aerospace Exploration, “Tropical Rainfall Measuring”.

In breve, laddove la Luna esercita, due volte al giorno, la sua forza di marea, si espandono anche le masse d’aria in una sorta di rigonfiamento (“bulge” è stato definito dai ricercatori) sulla porzione di Pianeta sottostante, nonché su quella diametralmente opposta: così come c’è l’ “alta marea” , c’è pure una sorta di “alta atmosfera”. Con l'aumentare della pressione, aumenta anche la temperatura delle particelle d'aria. E poiché più calda è l’aria, maggiore è la quantità d'umidità che le particelle possono "reggere", spiega lo studio, la soglia critica (quella oltre la quale l'aria non è più in grado di tenere l'umidità), si allontana.

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È come se il contenitore, quando la pressione si fa più elevata, diventasse più capiente - ha  aggiunto Kohyama - L'umidità relativa influenza le precipitazioni: più alta è l’umidità, maggiore è la quantità di precipitazioni. La variazione è pari all’1% del  totale delle precipitazioni, non abbastanza per influenzare altri effetti del clima o perché si possa osservare la differenza: nessuno pensi di prendere l’ombrello solo perché la Luna sta salendo”.

Tuttavia, questo effetto potrebbe essere utilizzato per testare modelli climatici, per verificare se la loro fisica è abbastanza sofisticata da riprodurre il modo in cui l'attrazione della Luna riduce la quantità di pioggia.
L’altro autore, John Michael Wallace, Professore di Scienze dell’Atmosfera (UW) ha dichiarato, a sua volta, di voler approfondire l'argomento, proprio per vedere se alcune tipologie di precipitazioni, prime fra tutte i forti acquazzoni, e la frequenza dei temporali mostrino qualche collegamento con la posizione della Luna in cielo.