C’è una ragione in più per mantenere in buona salute le acque dolci: i cambiamenti climatici.
Un nuovo studio rivela che fiumi e torrenti emettono metano in atmosfera 10 volte di più di quanto si pensasse finora e che il loro ruolo è maggiore nei bacini idrografici con una forte incidenza delle attività umane.

derbyshire mountain stream

Chiare, fresce e dolci acque…”, cantava il Petrarca, ma un recente studio condotto da ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison UW-Madison e pubblicato nella serie Monografie della Rivista trimestrale dell’ESA (Ecological Society of America), dal titolo “The ecology of methane in streams and rivers: patterns, controls, and global significance”, rivela che fiumi e torrenti immettono nell’atmosfera metano 10 volte di più di quanto gli scienziati avessero finora calcolato, soprattutto quando scorrono in bacini su cui insistono pesantemente le attività umane.

"Gli scienziati sanno bene che le acque interne, come laghi e fiumi, sono grandi fonti di metano - ha affermato Emily Stanley, Professoressa presso il Centro di Limnologia dell’UW-Madison e principale autore dello studio - Eppure la misurazione precisa delle emissioni di metano provenienti da queste fonti è rimasta per lungo tempo una sfida”.

Come l'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) è un gas serra che intrappola il calore sulla superficie terrestre. Meno diffuso in atmosfera della CO2, è però più potente: una molecola di metano riscalda molto più di una di anidride carbonica. Comprendere quanto metano viene emesso in atmosfera da tutte le fonti, aiuta gli scienziati a quantificare l'intero bilancio dei gas ad effetto serra a livello mondiale, e ad assumere iniziative volte a mitigarne l'impatto.

Finora, secondo la Stanley, fiumi e torrenti non hanno ricevuto la dovuta attenzione per la contabilizzazione di tale bilancio, perché non occupano un’ampia superficie su scala globale e non si riteneva che potessero contenere così tanto metano.

Con la collaborazione di altri scienziati della Università del Winnipeg (Canada) e del Progetto “LandCarbon” del Servizio Geologico statunitense (USGS), il gruppo di ricerca ha creato una banca dati sui flussi misurati di metano (lo scambio di gas tra acqua e atmosfera) e sulle concentrazioni di metano misurate in torrenti e fiumi, utilizzando i dati di 111 pubblicazioni e di 3 serie di dati inediti.

I ricercatori hanno quindi applicato due diversi metodi per calcolare la migliore stima delle emissioni globali di metano, trovando che le emissioni erano di gran lunga superiori di quel che gli scienziati avevano precedentemente ipotizzato.

Il risultato è stato ‘molto sorprendente’ - ha aggiunto la Stanley - Avevo pensato che forse avremmo dovuto moltiplicarle per due, per cui sono rimasta assai sorpresa di quanto più elevato fosse il risultato finale rispetto alla stima”.

La ragione della differenza è stata attribuita al fatto che ogni flusso è diverso dall’altro. L'analisi ha rivelato che le emissioni di metano sono notevolmente superiori nei torrenti e fiumi di bacini idrografici contrassegnati da intensa agricoltura, dallo sviluppo urbano o dalla presenza di dighe.
Da ciò consegue che migliorare lo stato di salute del flusso può comportare la riduzione di gas ad effetto serra.

Il fatto che le attività umane all’interno di un bacino idrografico determinino alte concentrazioni di metano in quei fiumi e torrenti, sottolinea ulteriormente la necessità di porre grande attenzione alla qualità delle acque - ha sottolineato la Stanley - Oltre a tutto il resto, dobbiamo aggiungervi anche l’impatto climatico”.

Il metano nelle acque dolci è spesso un sottoprodotto del metabolismo batterico, nella misura in cui la materia organica collassa per la scarsa quantità di ossigeno, e si deposita sul fondo. Allorché il clima si riscalda, il contributo dei gas serra da fonti naturali, quali fiumi, torrenti e zone umide, tende ad aumentare perché con temperature più elevate si accelera questo degrado batterico, rilasciando maggiori quantità di anidride carbonica e metano.

Il prossimo passo è di capire da dove proviene tutto questo metano - conclude la Stanley - I fiumi che scorrono e, ancor più i torrenti, sono ricchi di ossigeno, per cui da dove provenga tutto questo metano è un po’ un mistero. Proviene dalle acque sotterranee? Da qualche parte lungo il corso dei fiumi? Dagli strati più bassi della corrente? Per ora, i ruscelli mantengono il proprio segreto”.