Le precisazioni dei Ministeri interessati chiariscono le caratteristiche che debbono presentare i tappi delle confezioni di olio vergine messe a disposizione nei pubblici esercizi, dopo l’entrata in vigore della Legge che ha mandato in pensione lo storico anonimo orciolo di vetro.
La scarsa produzione di olive del 2014 fa aumentare, tuttavia, i rischi per il consumatore di portare a tavola oli prodotti all’estero, ma spacciati per Made in Italy, quando non vengono addirittura eliminati o ridotti per l’alto costo del prodotto, base della dieta mediterranea.

olio

Dopo l’entrata in vigore della Legge 30 ottobre 2014, n. 161 (Legge Comunitaria-bis) che ha apportato all’Art. 18 modifiche alla Legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante “Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini”, prevedendo che “Gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l'esaurimento del contenuto originale indicato nell'etichetta”, i Ministeri dello Sviluppo Economico (MiSE)e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) hanno diffuso dei chiarimenti in relazione alle nuove norme introdotte, anche per evitare la sanzione (da 1.000 a 8.000 euro) prevista per coloro che non utilizzano i dispositivi antirabbocco.

La Nota congiunta, diramata il 15 dicembre 2014, cerca di fornire “i necessari orientamenti per la corretta attuazione della citata disposizione… ed evitare agli operatori interessati difficoltà interpretative ed applicazioni non conformi alla norma”.
Viene chiarito, pertanto, che il cosiddetto “tappo antirabbocco” deve presentare essenzialmente due caratteristiche:
1. impedire un nuovo riempimento della confezione e comunque una modifica del contenuto della stessa;
2. risultare saldamente vincolato al collo della bottiglia o in generale al recipiente in modo tale da non essere possibile la sua asportazione con un mero intervento manuale ovvero senza mostrare, in caso di avvenuta effrazione, l'alterazione del dispositivo dosatore e/o degli elementi che lo rendono solidale al contenitore, ovvero segni evidenti della manomissione, facilmente rilevabili all'esame visivo del controllore o dell'utilizzatore.
Inoltre, i Ministeri precisano che l'eventuale utilizzo di confezioni “monodose” rispetta l’obbligo di legge, in quanto una volta aperte vengono o utilizzate integralmente oppure la confezione rimane comunque aperta o alterata.

In sostanza, a parte la conferma della possibilità di utilizzare le confezioni “monodose”, i Ministeri si limitano ad esplicitare meglio le caratteristiche che deve avere il tappo antirabbocco, senza dare però indicazioni su un’eventuale attestazione ministeriale di conformità dei dispositivi che si trovano oggi in commercio, seppur limitatamente.
C’è da osservare, poi, che il divieto si riferisce espressamente a “oli di oliva vergini” (olio extravergine di oliva e olio vergine di oliva) proposti in confezioni nei pubblici esercizi (ristoranti, trattorie, mense, pizzerie, bar, ecc.), non già agli “oli di oliva” e a quelli per gli usi di cucina e di preparazione dei pasti.
Inoltre, rimane aperta la questione della possibilità di smaltimento delle scorte di olio già presenti nei magazzini dei locali.
 
Le novità per il prodotto simbolo della dieta mediterranea non si fermano, però, al tappo antirabbocco, in quanto è prevista anche una più accentuata rilevanza cromatica rispetto all’etichettatura degli oli che siano prodotti con miscele provenienti da uno o più Stati, così da mettere in guardia il consumatore sulla diversa qualità e composizione merceologica del prodotto.

Le norme a tutela dell’extravergine italiano arrivano, peraltro, in un momento particolarmente delicato per la produzione nazionale. L’annata 2014 sarà ricordata come una delle peggiori degli ultimi decenni.
Troppo caldo nel periodo della fioritura e un’estate estremamente piovosa che ha favorito gli attacchi di patogeni (la mosca olearia), hanno inficiato notevolmente importanti aree olivicole della penisola, provocando danni sia sul fronte quantitativo, sia qualitativo.

tabella produzione olearia

Coldiretti in una nota diffusa ad inizio 2015, nel sottolineare che nell’anno in corso ci sarà un calo notevole di gran parte dei prodotti agroalimentari del made in Italy, ha dichiarato che “Nel 2015 sugli scaffali dei supermercati ci sarà il 35% in meno di olio di oliva italiano”.
Inoltre, la ridotta produzione di olio farà aumentare notevolmente il costo del prodotto, con il rischio che dalle tavole degli italiani vengano a mancare “quei prodotti base della dieta mediterranea che - ha osservato Coldiretti - sono considerati indiscutibilmente come essenziali per garantire una buona salute, soprattutto per la crescita nelle giovani generazioni o di portare in tavola prodotti spacciati per Made in Italy ma provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità”.

L’ISTAT ha indicato (dati provvisori relativi al 2014) un aumento del 45% di importazione di olio d’oliva dell’Italia (primo importatore mondiale), ma secondo Coldiretti, nel 2014 si raggiungerebbe il record del doppio della produzione nazionale, stimata quest’anno in 300.000 tonn.
Coldiretti ritiene che 2 bottiglie su 3 di olio italiano, contengano almeno in parte oli stranieri.
Peraltro, dove erano dirette le autocisterne cariche d’olio presenti nel garage della Norman Atlantic andata a fuoco mentre era in rotta per Ancona?
Per questo, Coldiretti consiglia di verificare con attenzione l’origine in etichetta, almeno su quei prodotti come l’olio, dove è in vigore l’obbligo di indicare la provenienza, oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi, ma anche cercare sulle confezioni il caratteristico logo (DOP/IGP).

C’è, comunque, la necessità di una maggior trasparenza sulle etichette dei prodotti alimentari, al di là delle nuove norme in vigore dal 13 dicembre 2014 nell’Unione europea.
 A tal fine la Consultazione avviata dal MiPAAF deve essere salutata come occasione per esprimere le proprie opinioni in merito, siano essi singoli cittadini-consumatori o, alternativamente, operatori delle filiere agroalimentari.
Partecipare è estremamente semplice, basta rispondere una sola volta a tutte le domande del Questionario.