Le barriere da aggirare per un futuro sicuro e sostenibile

Le barriere da aggirare per un futuro sicuro e sostenibile

L’ente di certificazione DNV GL ha riassunto in uno studio le principali evidenze della ricerca scientifica che tracciano il profilo del mondo che ci aspetta nel 2050 e delineato uno scenario alternativo per un mondo sostenibile.
Per giungere a questo risultato sono stati intervistati 33 tra i maggiori esperti di sostenibilità a livello mondiale.

dnv gl safe sustainable future

Se non invertiamo velocemente la rotta e non interveniamo con cambiamenti sostanziali, quello che ci troveremo davanti nel 2050 sarà un pianeta fortemente sotto pressione, da punto di vista ambientale, sociale e economico.

È questo l’assunto contenuto nello studio “A safe and sustainable future: enabling the transition”, pubblicato dall’ente di certificazione internazionale DNV GL che aiuta le aziende a garantire l’efficienza delle proprie organizzazioni, nonché di prodotti, personale, strutture e catene di fornitura attraverso servizi di certificazione, verifica, valutazione e formazione, affiancandole per consolidare performance aziendali sostenibili e alimentare la fiducia da parte degli stakeholder.

Lo studio ha riassunto le principali evidenze della ricerca scientifica che tracciano un quadro di qui a trent’anni, delineando al contempo uno scenario alternativo per un mondo sostenibile.

Nel 2050:
- il 60% dei principali ecosistemi saranno a rischio;  
i livelli di diossido di zolfo e di diossido di azoto aumenteranno rispettivamente del 90% e del 50%;
- le temperature aumenteranno da 3 ˚C a 6 °C, a fronte di un livello di aumento delle temperature considerato sicuro entro i 2 ˚C;
- il livello dei mari si innalzerà da 1 a 2 metri, con milioni di persone obbligate a lasciare le aree costiere in cui vivono;
- 1,6 miliardi di persone saranno soggette ai rischi derivanti da condizioni atmosferiche estreme e avremo 200 milioni di rifugiati climatici;
- saremo 9 miliardi e serviranno “3 pianeti” per soddisfare le necessità di consumo dell’umanità;
- la domanda di energia aumenterà del 57%;
- la scarsità d’acqua sarà una minaccia per il 52% delle persone e inciderà sul 45% del PIL;
- il 70% della popolazione vivrà in aree urbane e, in uno scenario di disastro ambientale, 3 miliardi di persone saranno destinate alla povertà e a vivere nelle baraccopoli;
[…].

La lista di situazioni ad alto rischio che ci troveremo ad affrontare è lunga. “Sappiamo che stiamo andando verso un futuro che non vogliamo e sappiamo anche molte delle cose che dobbiamo fare per cambiare rotta - si sottolinea nello Studio - Nonostante ciò, non stiamo facendo le cose giuste, alla scala adeguata e con la velocità necessaria”.

Secondo DNV GL, è ancora possibile contrapporre ad un simile scenario  un futuro in cui:
- l’incremento della temperatura è stato limitato a 2 °C e le emissioni ridotte del 50-80%;
- si è riusciti a invertire il tasso di degrado degli ecosistemi e ad ostacolare la perdita di biodiversità;
- l’utilizzo dell’energia pulita e le misure per l’efficienza energetica sono ampiamente diffuse;
- il sistema agricolo pur consumando meno energia, meno acqua e meno fertilizzanti riesce a sfamare 3 miliardi in più di individui;
- l’estrazione delle risorse minerarie va via via riducendosi, perché si ricicla sempre di più e la produzione è programmata con obiettivi di longevità e si lavora in un’ottica di circolarità dell’economia;
 - l’estrema povertà e la malnutrizione sono state debellate;
- è garantito a tutti l’accesso ad acqua potabile, a sistemi per la cura della salute, all’istruzione e al lavoro;
- il PIL non è l’unica unità di misura del benessere e del progresso di una nazione ma vengono presi in considerazione anche sviluppo e benessere sociale;
[…].

pianeta sotto pressione


Alla realizzazione di questo scenario di transizione verso un futuro sostenibile, si frappongono numerosi ostacoli che possono scoraggiare e che per essere superati devono essere definiti e compresi.

Per conseguire una società sicura e sostenibile al 2050, il Report ha individuato 36 barriere fondamentali che debbono essere aggirate, raggruppate in 5 categorie.

- Barriere cognitive e comportamentali: insufficiente consapevolezza; visione umano-centrica del valore della natura; abitudine a pensare in modo reattivo e con prospettive a breve termine; valori materialistici; errori di giudizio; negazionismo e tendenza a “non vedere” l’urgenza.

- Barriere istituzionali: insufficiente consapevolezza; tendenza a prendere decisioni che escludono anziché includere; obiettivi a breve termine; problemi di democrazia; errori di giudizio economico; crisi dei finanziamenti pubblici; mancanza di leadership visionaria; mancanza di direzione e coordinamento; quadri di riferimento istituzionali deboli; mancanza di collaborazione.

- Barriere economiche: mancanza di quantificazioni e valutazioni reali; incentivi non chiari; modelli economici lineari; visione finanziaria a breve termine; mancanza di divulgazione di informazioni su rischi ed effetti; mancanza di una visione della catena del valore; iniqua distribuzione di opportunità e benessere; mancanza di capacità; apatia dei lavoratori.

- Barriere tecnologiche: incertezza e imprevedibilità dei mercati; mercati maturi a fronte di soluzioni immature; mancanza di coordinamento; tendenza a una progettazione non “circolare”; dipendenza da energie non rinnovabili; barriere d’ingresso.

- Barriere societarie: mancanza di servizi di base; ineguaglianza; carenza di infrastrutture; conflitti e disordini sociali; bassa attenzione da parte dei media.

Per giungere a tale risultato gli esperti di DNV GL, oltre a un’esaustiva analisi della letteratura scientifica, hanno intervistato 33 tra i maggiori esperti a livello mondiale di sostenibilità, tra cui alcuni conosciuti ai nostri lettori: Achim Steiner, Direttore esecutivo del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP); Robert Engelman, Ricercatore senior ed ex Presidente del Worldwatch Institute; Peter Bekker, Presidente del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD); Pavan Sukhdev, Direttore del gruppo di ricerca che ha prodotto il Rapporto TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity); L. Hunter Lovins, fondatrice del Rocky Mountain Institute, celebre organismo indipendente di ricerca sui temi della politica delle risorse; Rajendra Pachauri, ex Presidente Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC); Jørgen Randers, co-autore del famoso Rapporto del MIT sui limiti dello sviluppo.
I loro contributi sono stati raccolti in un e-book dal titolo “NEXT: a safe and sustainable future”.

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