I risultati di uno Studio condotto a livello europeo e presentati dal CNR nel corso di una Conferenza indicano che gli ambienti “confinati” nei quali trascorriamo gran parte del nostro tempo sono più pericolosi per la salute dell’aria esterna.

inquinamento-ufficio

Quando si parla di cattiva qualità dell’aria, si pensa subito all’aria esterna, alle emissioni di auto, camini e fabbriche, ma esiste anche un inquinamento indoor all’interno di case e uffici dove sono presenti sostanze che possono essere pericolose per la nostra salute.
L’OMS ha individuato 10 composti che devono essere monitorati per il loro potere cancerogeno e per gli effetti negativi che questi hanno sulla salute, ma lo studio “OfficAir Project” a cui ha partecipato il CNR, che mira alla riduzione degli effetti sulla salute dell’esposizione agli inquinanti negli ambienti interni, ha esteso l’indagine ad altri composti, per considerare se gli inquinanti emessi direttamente da materiali e sorgenti vari, sia quei composti che pur non essendo di per sé dannosi, sono particolarmente reattivi all’ozono, dando vita ad inquinanti dannosi.

Così sono stati valutati oltre 30 inquinanti presenti negli spazi chiusi,  analizzando 1.500 campioni all’interno di 167 uffici, scelti tra quelli che presentavano caratteristiche di standardizzazione, di 8 Paesi (oltre l’Italia, Francia, Finlandia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Ungheria), selezionati in base alle diverse condizioni geografiche e meteorologiche.

I risultati della ricerca sono stati illustrati nel corso di una Conferenza congiunta del Dipartimento di Scienze del Sistema e Tecnologie per l’Ambiente e del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) dal titolo “Inquinamento Indoor. Emissioni da materiali da costruzioni, il ruolo della ventilazione, il ruolo delle piante”.

Sorprendentemente, negli ambienti chiusi di lavoro per alcuni inquinanti, come formaldeide, benzene e terpeni, sono stati riscontrati livelli superiori a quelli presenti nell’ambiente esterno.
Negli uffici esaminati in Italia, in inverno, la concentrazione di formaldeide, riconosciuto come cancerogeno, è risultata di 15 microgrammi per m3, mentre all’esterno si ferma attorno ai 4 microgrammi - ha affermato Rosanna Mabilia, del Dipartimentodi Scienze Bio-Agroalimentari - In estate le concentrazioni aumentano e si passa a 18 microgrammi all’interno e 9 all’esterno. La soglia oltre la quale la formaldeide desta preoccupazione è di 10 microgrammi per m3 “.
In tutti i Paesi selezionati sono state riscontrate concentrazioni di inquinanti indoor più elevate di quelle outdoor: “I dati sono allarmanti se si considera che passiamo la maggior parte della nostra giornata in ufficio e che una percentuale significativa della popolazione degli Stati membri dell’UE lavora quotidianamente negli uffici - ha osservato la ricercatrice -  percentuale destinata ad aumentare in futuro”.

Se l’obiettivo principale deve essere quello di rivedere l’edilizia in chiave “green”’ e investire sempre di più nella costruzione di edifici verdi, l’attenzione, però, va posta anche nella scelta dei materiali per gli arredi in legno e in materiale plastico.

Nel frattempo possono essere intraprese alcune azioni in grado di ridurre la concentrazione di inquinanti:

favorire il ricambio di aria;
fare una corretta manutenzione dei condizionatori;
porre attenzione alla scelta dei prodotti per la pulizia;
evitare l’uso di deodoranti e candele profumate;
tinteggiare le pareti con vernici ad acqua;
non eccedere nell’uso delle stampanti
usare  strutture metalliche per gli arredi, poiché  funzionano da catalizzatore in quanto capaci di assorbire e soprattutto rimuovere le sostanze inquinanti;
inserire delle piante in vaso che sono in grado di rimuovere attivamente e metabolizzare formaldeide, benzene e toluene presenti nell’aria, mentre i microrganismi localizzati sulle radici delle piante hanno un ruolo attivo nel processo di depurazione dell’aria.