L’ambiente urbano tra confortanti segnali e forti divari

L’ambiente urbano tra confortanti segnali e forti divari

Dall’indagine Istat emerge un quadro di moderato miglioramento dell’ambiente nelle nostre città capoluogo di provincia, ma più che alla governance i dati positivi riscontrati potrebbero essere attribuiti alla crisi economica.

ambiente urbano tra confortanti segnali e forti divari

L’Istat ha pubblicato, relativamente al 2012 nei comuni Capoluogo di Provincia, l’indagine “Dati ambientali nelle città” in cui vengono approfonditi i temi del trasporto urbano, degli impatti correlati, relativi alla qualità dell’aria e all’inquinamento acustico, e del verde urbano; mentre la parte focalizzata sulle utilities ambientali (acqua, energia e rifiuti) e sulle policy di eco management applicate dalle amministrazioni sarà oggetto, come recita un comunicato dell’Istituto, di una successiva pubblicazione che verrà diffusa a fine novembre 2013.

Quest’anno, il tradizionale report è stato incrementato, al fine di migliorare la conoscenza dell’ambiente urbano, sia inserendo nuove sezioni nei questionari tematici (quali ad esempio quella relativa all’approfondimento delle politiche di moderazione della circolazione, nell’ambito del questionario sulla qualità dell’aria, o la sezione relativa alle aree naturali protette, nel questionario del verde urbano), sia implementando nuovi quesiti nelle sezioni esistenti (quali ad esempio la rilevazione esaustiva delle centraline attive per la misurazione dell’inquinamento dell’aria), sia aumentando il numero di indicatori diffusi.

Il quadro che emerge è moderatamente confortante, anche se più che le buone pratiche e le scelte attuate dalla governance sembrano aver avuto un peso maggiore la crisi economica e la riduzione dei consumi.

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Ma vediamo sinteticamente i singoli aspetti presi in esame dall’Istat.

Per quanto attiene alla mobilità urbana, dopo il lieve incremento registrato nel 2011, torna a diminuire la domanda di trasporto pubblico e privato.

Nel 2012 il tasso di motorizzazione, seppur elevato quasi ovunque, è sceso dello 0,7% (609 autovetture per 1.000 abitanti). I tassi più elevati si registrano ad Aosta (2.455,2 per mille abitanti), Trento (1.149,5) e Bolzano (966,7), mentre i valori più contenuti si riscontrano a La Spezia (495,6), Genova (430,6) e Venezia (411,2).

Nel 2012, per la prima volta, la diffusione delle autovetture meno inquinanti risulta superiore a quella delle più inquinanti; il tasso di motorizzazione di quelle fino alla classe euro 3 è pari a 303,9, mentre le autovetture euro 4 o superiori 3 mostrano un tasso complessivo medio di 305,3 ogni mille abitanti.

Considerando il tipo di carburante utilizzato, nonostante i veicoli alimentati a benzina siano ancora più della metà in tutte le ripartizioni geografiche, si evidenzia negli anni un progressivo incremento dei veicoli alimentati da altri combustibili. Nel 2012, in particolare, la percentuale delle autovetture a benzina si riduce di 1,2 punti percentuali, a favore di quelle a gasolio (+0,9 punti percentuali) e bifuel (+0,3 punti percentuali).

Questi dati sono meritevoli di maggiori approfondimenti. Se il graduale esaurimento delle classi euro più obsolete non fa notizia perché non se ne producono più e in molti centri urbani ci sono limitazioni alla loro circolazione, la diffusione dei carburanti a minore impatto è conseguente sia ad una tecnologia più rispettosa dell'ambiente, sia a motivazioni economiche e a incentivi fiscali: minor disponibilità economica, induce alla riduzione degli acquisti di auto o a rivolgersi verso quelle di carburanti più economici, con conseguente riduzione della congestione del traffico. Insomma, meno reddito disponibile uguale meno acquisti di auto con conseguenti riduzioni delle congestioni urbane e delle emissioni inquinanti.

Si esaurisce negli ultimi anni la crescita del numero di motocicli: nei capoluoghi di provincia si contano mediamente 131,6 motocicli ogni mille abitanti (+0,1% rispetto al 2011); erano 123,7 nel 2008 e 130,1 nel 2010. Sono in Liguria i capoluoghi con il tasso più elevato, mentre quelli con il minimo sono in Sardegna.

La domanda di trasporto pubblico (numero di passeggeri trasportati in un anno dall’insieme delle diverse modalità di trasporto pubblico urbano) è pari, nel 2012, a 208,9 passeggeri per abitante, in diminuzione (-7,4%) rispetto all’anno precedente. Sono i grandi comuni capoluoghi di provincia quelli in cui si conta più di un viaggio al giorno per abitante, mentre nei capoluoghi del Sud (soprattutto di Sardegna e Sicilia) il numero di viaggi è particolarmente contenuto (10 all’anno per abitante).

Alla fine del 2012 erano 94 (l’85%), i comuni capoluogo di provincia che avevano approvato il Piano urbano del traffico veicolare (Put), strumento di pianificazione previsto dall’art. 36 del “Nuovo codice della strada” (D. Lgs. 20 aprile 1992 n. 285), finalizzato a migliorare le condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, a ridurre l’inquinamento acustico e atmosferico e al risparmio energetico.

Sarebbe il caso di approfondire le cause di questo scarso ricorso al trasporto pubblico per evidenziare se sia dovuto al caro biglietto o ad un’inadeguata offerta o, molto probabilmente, ad entrambe le cause. 

Rispetto al 2011 migliora la situazione per la qualità dell'aria, misurata attraverso tutte le 342 centraline di rilevazione: 171 di tipo traffico; 45 industriale e 126 di fondo (cioè localizzate lontano dalle fonti dirette di inquinamento) che hanno consentito una valutazione sulla qualità media dell’aria integrata anche dalla definizione del quadro delle politiche di moderazione della circolazione, adottate da 57 comuni nel 2012.

Sono diminuiti, rispetto al 2011, i capoluoghi dove il valore limite per la protezione della salute umana previsto per il PM10 è stato superato per più di 35 giorni, passati da 59 a 52. Miglioramenti sono stati registrati al Centro (da 12 a 9) e al Mezzogiorno (da 9 a 6), mentre non si sono registrati nel Nord. In questa ripartizione, circa un quinto (11 comuni) dei capoluoghi che hanno effettuato il monitoraggio del PM10 sono rimasti sotto la soglia delle 35 giornate di superamento dei livelli (erano 8 nel 2011), a conferma della persistenza di un quadro complessivamente negativo. La quota di comuni con superamenti giornalieri oltre i limiti ammessi rimane nel 2012 più elevata di quelle registrate tra il 2008 e il 2010.

Considerando il numero di giorni di superamento del PM10, i primi dieci comuni sono tutti del Nord, con l’eccezione di Frosinone in seconda posizione e Siracusa in nona, a pari merito con Verona. In molte di queste città è stato anche registrato il superamento del margine di tolleranza del valore limite previsto dalla normativa per l’anno di riferimento del PM2,5 (27,1 µg/m3) Durante il 2012 sono state applicate politiche di limitazione della circolazione del traffico privato in 48 comuni, sui 52 in cui i superamenti del limite del PM10 si sono verificati per più di 35 giornate nell’anno (non le hanno effettuate Asti, Lucca, Latina e Cagliari).

Per l’inquinamento acustico l’indagine ha rilevato che più del 60% dei capoluoghi (71), alla fine del 2012 ha approvato la Zonizzazione acustica del territorio comunale: l’86,4% dei capoluoghi del Centro, il 74,5% di quelli del Nord e appena il 36,2% dei comuni del Mezzogiorno.

In 28 capoluoghi si è reso necessario un Piano di risanamento acustico a seguito della zonizzazione del territorio e, alla fine del 2012, lo strumento risulta già approvato nella metà dei comuni interessati. Il superamento dei limiti di attenzione (9 comuni; tra le principali realtà urbane Firenze) e l’impossibilità di rispettare i vincoli stabiliti per le diverse aree individuate dalla zonizzazione acustica a causa di preesistenti destinazioni d’uso del territorio (8 comuni, tra i quali Torino e Cagliari), sono le principali motivazioni per le quali si è reso necessario ricorrere a piani di risanamento. In 6 casi (tra i grandi comuni Genova, Padova e Bologna) si sono verificate entrambe le situazioni, mentre in 5 città le motivazioni sono altre e principalmente riconducibili alla presenza di aree direttamente confinanti con limiti dell’inquinamento acustico che differiscono oltre una soglia di congruenza (tra i grandi Venezia) o alla presenza di edifici sensibili esposti ad elevati livelli di rumore derivante da traffico veicolare.

Nel 2012 sono stati effettuati nel complesso dei comuni capoluogo di provincia 9,3 interventi per misurare il rumore ogni 100 mila abitanti: l'83,1% a seguito di esposti dei cittadini e il 16,9% su iniziativa delle amministrazioni. In 83 comuni si registra almeno un superamento dei limiti previsti dalla normativa vigente.

In termini di fonti dell'inquinamento acustico nel 9,2% dei casi la sorgente controllata è un'infrastruttura stradale, nel 13,8% è un'attività produttiva e nel 63,5% è un'attività di servizio e commerciale. In queste ultime, in particolare, si registra la più elevata incidenza degli interventi con superamenti dei limiti dell'inquinamento acustico (60,5%).

Nel 2012 il verde urbano ha rappresentato in media il 2,8% del territorio (oltre 570 milioni di m2) dei comuni capoluogo di provincia, una quota che corrisponde ad una disponibilità di circa 31,4 m2 per abitante. Rispetto al 2011 la superficie complessiva del verde urbano cresce con un incremento di circa l’1%. Poco più del 15% della superficie comunale è inclusa in aree naturali protette, un dato sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente.

Considerando congiuntamente i due indicatori di densità, relativi alle superfici del verde urbano e delle aree naturali protette, si può approssimare la “cifra verde” che caratterizza i territori. Un elevato “profilo verde” (dove entrambi gli indicatori mostrano valori pari o superiori a quello medio) si delinea per 16 comuni (il 13,8% dei capoluoghi): 7 lombardi (Como, Monza, Brescia, Pavia, Lodi, Cremona, Mantova), Prato, Matera e Reggio di Calabria, e 6 grandi comuni (Genova, Trieste, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari).

Nonostante qualche situazione positiva, si deve sottolineare che nel nostro Paese il verde urbano è poco, specie se viene confrontato con quello a disposizione dei cittadini di molti centri urbani europei. 

Più in generale, dall’indagine Istat si notano segnali incoraggianti, ma sono ancora troppo evidenti i divari territoriali, nonché il ruolo della crisi economica nell’indurre a … “comportamenti virtuosi”.

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