Dai dati offerti dall’Istituto Nazionale di Statistica si registra in media una diminuzione del valore della spesa ambientale pro capite erogata, dalle amministrazioni regionali del Nord-ovest, del Nord-est e del Mezzogiorno (rispettivamente in calo di circa l’1%, del 7% e del 25%). Al contrario, le amministrazioni regionali del Centro fanno registrare mediamente un lieve aumento (+2% circa).

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L’Istat ha pubblicato on line l’11 febbraio 2014 “Noi Italia 2014” la sesta edizione del sistema informativo che in 120 indicatori, raccolti in 19 settori, fornisce un quadro d'insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.

Nel precedente articolo abbiamo stralciato la parte relativa al settore Energia, ora proponiamo la parte relativa all’Ambiente e ai suoi Indicatori.

Abbiamo ritenuto suddividere i 7 Indicatori, in due parti, oggetto di separata trattazione. In questo post: Spesa per l’ambiente; Rifiuti urbani raccolti; Rifiuti urbani smaltiti in discarica; Rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata.

A seguire: Emissioni di gas serra; Famiglie che dichiarano la presenza di problemi relativi alla qualità dell’aria; Consumo di acqua pro-capite per uso domestico.

Le statistiche dell’ambiente, per la centralità della materia di cui si occupano, sono oggetto di una crescente attenzione, soprattutto a seguito delle strategie europee che sottolineano la necessità di integrare la dimensione ambientale nella dimensione sociale ed economica delle politiche, di rafforzare la legislazione ambientale negli Stati membri e di richiedere maggiori sforzi di protezione dell’ambiente. Gli indicatori proposti rappresentano un utile strumento per delineare lo stato dell’arte ed effettuare il monitoraggio degli sforzi posti in atto dalle amministrazioni pubbliche per la tutela dell’ambiente e per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. 


Spesa per la tutela dell’ambiente


Nel 2010 in Italia la spesa ambientale delle amministrazioni regionali ammontava mediamente a 71,6 euro per abitante. Si confermano valori più elevati per la spesa in conto capitale, circa 41 euro per abitante, rispetto alla spesa corrente pari a circa 30 euro per abitante.

Interventi e attività finalizzate alla “protezione dell’ambiente”, ossia a salvaguardare l’ambiente da fenomeni di inquinamento e di degrado (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, erosione del suolo, ecc.) assorbono la quota prevalente di spese ambientali: nel 2010 la percentuale è del 63%. Il 37% è destinato ad interventi ed attività di salvaguardia dell’ambiente da fenomeni di esaurimento dello stock delle risorse naturali (risorse idriche, risorse energetiche, risorse forestali, ecc.).

La spesa ambientale è calcolata a partire da un processo di analisi e riclassificazione delle uscite finanziarie esposte nei conti consuntivi annuali delle amministrazioni regionali finalizzato ad una quantificazione del fenomeno secondo le definizioni e classificazioni internazionali di riferimento (Eurostat, Nazioni Unite). La spesa ambientale comprende tutte le spese destinate ad attività o interventi di “protezione dell’ambiente” e/o di “uso e gestione delle risorse naturali”, ivi incluse attività di tipo strumentale quali monitoraggio e controllo, ricerca e sviluppo sperimentale, amministrazione e regolamentazione, formazione, informazione e comunicazione.

L’indicatore riportato è ottenuto come rapporto tra il valore complessivo della spesa ambientale, corrente e in conto capitale, e la popolazione media. Sono incluse sia le spese ambientali per le attività realizzate direttamente dalle amministrazioni regionali (spese per il personale in servizio, acquisto di beni e servizi, acquisto di beni mobili, macchinari, ecc.), sia i trasferimenti correnti e in conto capitale per il finanziamento di analoghe spese realizzate da altri operatori economici (trasferimenti ad altri enti pubblici, ad imprese, ecc.).

Rispetto al 2009, nel 2010 si registra in media una diminuzione del valore della spesa ambientale pro capite erogata, dalle amministrazioni regionali del Nord-ovest, del Nord-est e del Mezzogiorno (rispettivamente in calo di circa l’1%, del 7% e del 25%). Al contrario, le amministrazioni regionali del Centro fanno registrare mediamente un lieve aumento della spesa ambientale pro capite (+2% circa).

Il 60% circa della spesa ambientale pro capite delle amministrazioni regionali del Nord-est e del Centro è destinata a spese in conto capitale; tale quota si attesta su valori del 54% nel Nord-ovest e del 57% nel Mezzogiorno.

Gli interventi di “protezione dell’ambiente” fanno registrare valori di spesa pro capite più elevati rispetto alle spese destinate ad interventi di “uso e gestione delle risorse naturali” in tutte le ripartizioni geografiche. Le amministrazioni regionali del Mezzogiorno e del Nord-est spendono, in media, rispettivamente 61 e 47 euro per abitante per interventi di “protezione dell’ambiente” a fronte di una spesa pro capite di 52 e 16 euro circa per usare e gestire le risorse naturali in un’ottica di sostenibilità.

Nelle amministrazioni regionali del Centro e del Nord-ovest le spese erogate per interventi di “protezione dell’ambiente” ammontano, in media, a 40 e 28 euro per abitante rispettivamente, a fronte di una spesa pro capite per “l’uso e la gestione delle risorse naturali” pari a 13 e 10 euro rispettivamente. Focalizzando l’attenzione sulle sole spese per la “protezione dell’ambiente”, le amministrazioni regionali del Nord-est e del Mezzogiorno destinano, in media, la quota più elevata ad interventi di protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e delle  acque di superficie; quelle del Nord-ovest e del Centro ad interventi di tutela della biodiversità e del paesaggio.

Rifiuti urbani raccolti

La produzione dei rifiuti rappresenta una delle problematiche ambientali con impatti immediati sulla vita quotidiana. La raccolta separata dei rifiuti permette di migliorare la fase successiva dello smaltimento, mediante un invio mirato agli impianti di recupero e/o riciclaggio, ma un ruolo importante riveste anche la riduzione dei rifiuti a monte.

Nella normativa europea relativa ai rifiuti (Dir. 2008/98/CE recepita in Italia con il d.lgs. 205/2010) si sottolinea l’importanza che gli Stati membri si impegnino ad adottare le misure necessarie per ridurre la produzione dei rifiuti e la loro pericolosità. Fondamentale in tal senso risulta la definizione di una politica di progettazione ecologica dei prodotti che permetta di produrre “beni sostenibili” sempre più riciclabili, riutilizzabili e privi, o quasi, di sostanze nocive.

Nel 2010 sono 537 i kg di rifiuti urbani raccolti in Italia per ogni abitante, 3,5 kg pro capite in più rispetto all’anno precedente (+0,7 per cento); interrotto, quindi, il trend decrescente iniziato nel 2007.

I rifiuti urbani sono costituiti dai rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da luoghi adibiti ad uso di civile abitazione, i rifiuti non pericolosi assimilati ai domestici per quantità e qualità (come ad esempio quelli provenienti da esercizi commerciali, uffici, ecc.), tutti i rifiuti giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua, i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi (come ad esempio giardini, parchi, ecc.) e i rifiuti provenienti da attività cimiteriali (d.lgs. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni). L’indicatore riportato, espresso in chilogrammi per abitante, è ottenuto rapportando il totale dei rifiuti urbani raccolti alla popolazione media residente.

Nel 2010 i rifiuti urbani raccolti nei Paesi dell’area UE27 sono 503 kg per abitante. La situazione è molto diversa tra i paesi: si raccolgono più di 650 kg pro capite a Cipro (746), in Lussemburgo (685) e in Danimarca (674); mentre valori inferiori ai 350 kg per abitante si rilevano in Lettonia (302), in Estonia (311), in Polonia (315), nella Repubblica Ceca (317) e in Slovacchia (333). Rispetto al 2009 le quantità pro capite raccolte crescono in modo consistente solo in Slovacchia (11 kg/ab) e in Lituania (15).

Le regioni dell’Italia centrale sono, anche nel 2010, quelle dove si raccolgono le maggiori quantità di rifiuti urbani; infatti la raccolta ammonta in tali aree a 614,8 kg pro capite, contro i 562,4 delle regioni del Nord-est, i 515,3 del Nord-ovest e i 495,2 delle regioni del Mezzogiorno.

L’Emilia-Romagna e la Toscana detengono il primato dei rifiuti urbani raccolti, nel 2010 pari rispettivamente a 679,6 e a 672,0 kg per abitante; la Basilicata è, invece, l’unica regione per la quale si rileva una raccolta di rifiuti urbani inferiore a 400 kg pro capite (376,4). Rispetto al 2009 le quantità raccolte risultano in aumento tra le regioni del Centro (Marche escluse), in particolare nel Lazio (+2,0%), e nel Nord-est: +1,3% in media, con picco in Friuli-Venezia Giulia (quasi 3% in più) e forte contrazione solo nella provincia autonoma di Trento (il territorio più virtuoso a livello nazionale: -4,1%). La situazione è complessivamente stazionaria nel Nord-ovest, dove si segnala l’incremento della Liguria (+1,3%), mentre nel Mezzogiorno la sostanziale stabilità è da attribuirsi alla diminuzione della quantità di rifiuti raccolti nella generalità delle regioni, compensata dalla vistosa eccezione della Campania (+2,3%).

Rifiuti urbani smaltiti in discarica

La direttiva 2008/98/CE (recepita in Italia con il d.lgs. 205/2010) introduce importanti criteri di priorità nella gestione dei rifiuti. L’obiettivo è raggiungere il miglior risultato ambientale, riducendo drasticamente gli effetti negativi della gestione dei rifiuti sulla salute umana e sull’ambiente. In tale contesto il ruolo principale è riservato alla prevenzione e al riciclaggio, mentre la discarica deve rappresentare la fase residuale del ciclo di vita dei rifiuti. Nel 2010 il 46,3% del totale dei rifiuti urbani raccolti su tutto il territorio nazionale, pari a 248,4 kg per abitante, è smaltito in discarica. Tale quota diminuisce rispetto al 2009 di 3,2 punti percentuali con una riduzione di 15,7 kg in termini di valori pro capite.

La discarica è l’area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, nonché qualunque area dove i rifiuti vengono depositati temporaneamente per più di un anno. Prima del conferimento in discarica tutti i rifiuti devono essere sottoposti a trattamento al fine di ridurne il volume e la pericolosità, ad eccezione di quelli che già rispettano i limiti imposti dalla normativa e per i quali il trattamento non aggiunge miglioramenti (d.lgs. 36/2003). L’indicatore, espresso in chilogrammi per abitante, è ottenuto rapportando il totale dei rifiuti urbani smaltiti in discarica alla popolazione residente media.

Nonostante le indicazioni degli organismi sovra-nazionali europei, nel 2010 nei Paesi dell’area UE27 il 37% dei rifiuti urbani raccolti, pari a 186,2 kg per abitante, viene ancora conferito in discarica. Rispetto all’anno precedente si registra una lieve diminuzione di 0,5 punti percentuali (corrispondente a meno di 6 kg per abitante). Paesi Bassi, Germania, Austria, Svezia e Belgio si confermano come i Paesi più virtuosi, facendo registrare quantità inferiori a 10 kg pro capite di rifiuti urbani conferiti in discarica. L’Italia (circa 255 kg per abitante) si colloca ampiamente al di sopra della media dei 27 Stati membri, sebbene con una quantità di rifiuti urbani conferiti in discarica nettamente inferiore rispetto a Paesi come Cipro (598,2 kg per abitante), Malta (487,5) e Bulgaria (402,1). Da segnalare, tuttavia, che in questi stessi Paesi sono stati perseguiti risultati tra i più importanti in termini di riduzione delle quantità di rifiuti conferiti alle discariche: rispetto al 2009 circa 130 kg in meno pro capite a Malta, 77 in meno a Cipro e circa 50 in Bulgaria.

Nel 2010 la situazione permane ancora molto eterogenea a livello nazionale: nelle ripartizioni settentrionali si conferiscono in discarica poco più di 130 kg di rifiuti urbani per abitante (ossia il 25,9% di quelli raccolti nel Nord-ovest e il 23,5% per il Nord-est); nel Mezzogiorno finiscono in discarica 327 kg per abitante (pari al 66,0%) valore che sale a 379 kg per abitante nelle regioni del Centro (pari a circa il 62%). A dispetto delle quote ancora elevate, rispetto al 2009 si registrano miglioramenti in tutte le ripartizioni, particolarmente nel Mezzogiorno (-24,1 kg pro capite). La regione che conferisce meno rifiuti in discarica è la Lombardia (solo 38,6 kg per abitante) seguita dal Friuli-Venezia Giulia (73,8). Le regioni che, al contrario, fanno maggiore ricorso alla discarica (400 o più kg per abitante) sono l’Umbria, il Lazio, la Liguria e la Sicilia, quest’ultima con il valore massimo di 483,3 kg per abitante. L’Umbria si distingue anche negativamente per l’incremento delle quantità conferite in discarica (oltre 73 kg in più pro capite), mentre, tra il 2009 e il 2010, le riduzioni più consistenti sono avvenute in Campania (-59,2 kg per abitante) e in Valle d’Aosta (-50,0 kg pro capite).


Rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata

La raccolta differenziata è il presupposto per una corretta gestione dei rifiuti. La Comunità europea, infatti, definisce l’ordine di priorità da perseguire in materia di gestione dei rifiuti (Dir. 2008/98/CE recepita in Italia con il d.lgs. 205/2010): prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo (ad esempio il recupero di energia) e smaltimento (ad esempio in discarica). In tale contesto la raccolta differenziata assume un ruolo fondamentale per ottimizzare le fasi successive di gestione.

Nel 2010 in Italia la raccolta differenziata è pari al 35,3% del totale dei rifiuti urbani raccolti, 1,7 punti percentuali in più rispetto al 2009.

La raccolta differenziata è la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo e alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico.

In base agli obiettivi imposti dalla normativa vigente entro il 31/12/2008 doveva essere assicurata una raccolta differenziata pari al 45,0%, al 50,0% entro la fine del 2009, al 60,0% entro il 31/12/2011 e al 65,0% del totale dei rifiuti urbani raccolti entro la fine del 2012 (d.lgs. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni e L. 296/2006).

Tale indicatore è ottenuto rapportando i rifiuti urbani oggetto della raccolta differenziata al totale dei rifiuti urbani. Attualmente l’indicatore non è tra quelli rilevati a livello comunitario per la tematica rifiuti e, quindi, non è possibile effettuare confronti internazionali.

Nel 2010 persiste ancora una forte differenza tra il Nord e il resto dell’Italia per quanto riguarda la percentuale di raccolta differenziata: si passa dal 52,7% del Nord-est e 46,3 del Nord-ovest, al 27,1 del Centro fino al 21,2% del Mezzogiorno. Queste due ripartizioni incrementano in modo più consistente le rispettive quote (entrambe +2,2 punti percentuali) a segnalare un progressivo processo di convergenza territoriale. L’obiettivo del 60% fissato per il 2011 è stato già raggiunto da Trento (60,8) ed appare perseguibile per Veneto (58,7), Bolzano (54,5) e Piemonte (50,7). Il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia, l’Emilia-Romagna, la Sardegna e la Valle d’Aosta fanno registrare valori compresi tra il 40% e il 50%, mentre quote di raccolta differenziata inferiori al 15% si rilevano in Puglia (14,6), Basilicata (13,3), Molise (12,8), Calabria (12,4) e Sicilia (9,4). Le migliori performance rispetto al 2009 sono quelle delle Marche (+9,5 punti percentuali), dell’Abruzzo (+4,0) e della Campania (+3,4).

Prosegue...