L’Agenzia Internazionale dell’Energia nel suo Rapporto Speciale del WEO 2013 indica come fermare le emissioni legate al settore energetico, senza alcun costo economico aggiuntivo.

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Anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che non è di certo un’Associazione ambientalista, ha unito la sua voce al coro degli scienziati del clima, avvertendo che non siamo sulla buona strada per limitare l’aumento della temperatura globale media a non più di 2 °C, obiettivo che i Governi avevano deciso alla Conferenza UNFCCC di Copenhagen (2009) e sul quale target si svolgono tuttora i negoziati internazionali su un nuovo accordo che non sarà (se lo sarà!) concluso prima del 2015 e non diventerà vincolante prima del 2020.

Ma le sue preoccupazioni sono anche di ordine economico, convalidando la tesi di Carbon Tracker Initiative che se si allungano i tempi per intraprendere un’azione decisiva per contrastare i cambiamenti climatici, c’è il rischio che molte Società del settore energetico non recuperino più gli asset.

“Il cambiamento climatico è francamente scivolato in secondo piano tra le priorità politiche. Ma il problema non sta scomparendo, al contrario”, ha affermato la Direttrice esecutiva della IEA Maria van der Hoeven in occasione della diffusione il 10 giugno 2013 a Londra del Rapporto Speciale del WEO dal titolo “Ridefinire il quadro Clima-Energia” (Redrawing the Energy-Climate Map) che mette in evidenza la necessità di un’azione più incisiva prima del 2020.
Sottolineando, poi, che il settore energetico è responsabile per circa i due terzi delle emissioni di gas serra a livello mondiale, la Direttrice ha aggiunto: “Questo Rapporto dimostra che la strada che stiamo percorrendo attualmente è in grado di provocare un aumento di temperatura compresa tra 3,6 °C e 5,3 °C, ma indica pure che molto di più si può fare per contrastare le emissioni del settore energetico, senza compromettere la crescita economica, una preoccupazione importante per molti Governi”.

Le nuove stime dell’Agenzia rivelano un aumento del 1,4% delle emissioni globali di anidride carbonica, prodotte dal settore energetico, raggiungendo un livello record di 31,6 gigatonnellate (Gt), ma con notevoli differenze regionali. Ad esempio: negli USA il passaggio dal carbone al gas nella produzione di energia elettrica ha contribuito a ridurre le emissioni di 200 milioni di tonnellate (Mt), riportandole al livello della metà degli anni ’90; in Europa nonostante l’incremento dell’utilizzo di carbone in alcuni Paesi, le emissioni sono diminuite di 50 Mt; la Cina ha conosciuto la più grande crescita in CO2 emissioni (300 Mt), ma l'incremento è stato uno dei più bassi dell’ultimo decennio decennio, dovuto alla diffusione delle energie rinnovabili e al miglioramento dell'intensità energetica; in Giappone sono aumentate di 70 Mt (a causa della chiusura di gran parte delle centrali nucleari dopo l’incidente di Fukushima).

Il Rapporto:
- descrive lo stato attuale e l’evoluzione attesa in materia di clima globale e di politica energetica che cosa sta succedendo e cosa è ancora necessario fare?);
- delinea 4 misure specifiche per il settore energetico che possono essere implementate in modo rapido ed efficace, senza alcun costo economico netto, e che contribuiscono a mantenere attuabile l’obiettivo dei + 2 °C, mentre i negoziati internazionali sul clima continuano;
- indica gli elementi di azione per raggiungere ulteriori riduzioni, dopo il 2020;
- dimostra che il settore dell'energia, nel proprio interesse, deve affrontare ora i rischi impliciti nel cambiamento climatico, siano essi gli impatti fisici dei cambiamenti climatici o le conseguenze di un'azione più drastica decisa dai Governi in seguito, allorché la necessità di ridurre le emissioni diventerà un imperativo categorico.

“Abbiamo identificato una serie di misure verificate che potrebbero fermare la crescita delle emissioni legate all’energia globale entro la fine di questo decennio, senza alcun costo economico netto - ha dichiarato il capo economista IEA Fatih Birol, Capo Economista dell’IEA e principale autore del Rapporto - L’adozione rapida e diffusa potrebbe agire come un ponte per ulteriori azioni, guadagnando tempo prezioso mentre continuano i negoziati internazionali sul clima”.

Approfondimenti sul numero di maggio-giugno di Regioni&Ambiente.