La FAO sottolinea il bisogno di gestire le risorse naturali e la sicurezza alimentare in modo coordinato e sostenibile per non perdere le foreste.

agricoltura distrugge foreste

In apertura della sua 23a sessione, la Commissione FAO ha presentato il nuovo report annuale Lo Stato delle foreste nel mondo (SOFO).   
Il rapporto, oltre a sottolineare l’importanza del ruolo delle foreste: conservazione del suolo, ciclo dell’acqua, assorbimento di carbonio e protezione delle specie animali e vegetali, riconosce che la principale causa di deforestazione a livello mondiale è l’agricoltura.  
Lo stesso Direttore Generale della Fao, José Graziano da Silva, ha detto esplicitamente che pensare di gestire la sicurezza alimentare e la protezione delle risorse naturali separatamente non è più possibile, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici che si stanno verificando. Inoltre, l’unico modo per far fronte ai problemi ambientali che sono presenti nel Pianeta è attuare un approccio che unifichi il settore agricolo e quello alimentare all’interno di una logica di sostenibilità.

Lo studio fa riferimento in particolar modo alle zone tropicali e subtropicali, in cui l’agricoltura sta distruggendo gran parte delle foreste. Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010 c’è stata una perdita netta di foreste di 7 milioni di ettari all’anno e, dalla parte opposta, un guadagno in terreno agricolo di 6 milioni di ettari all’anno. I Paesi a basso reddito, sempre nelle zone tropicali e subtropicali, sono quelli che hanno visto perdere la maggior parte delle foreste, in quanto le popolazioni rurali sono in crescita. Infatti, i dati mostrano che l’agricoltura è responsabile della perdita del 73% delle foreste, di cui il 40% riguarda l’agricoltura commerciale e il 33% quella di sussistenza. Il restante 27% è dovuto alla crescita urbana: di cui il 10% all’espansione abitativa, un altro 10% alle infrastrutture e il 7% all’estrazione mineraria. Però, la deforestazione in queste zone ha delle variabili: infatti se in America Latina l’agricoltura commerciale rappresenta il 70% della sua deforestazione, in Africa è solo un terzo, in quanto è l’agricoltura di sussistenza la causa principale della perdita forestale.
La Foresta Amazzonica ha visto perdere la maggior parte del terreno a causa dell’allevamento, delle piantagioni di soia e dell’olio di palma. Questo è causa di deforestazione anche nelle zone del Sud-Est asiatico. Politiche per ricompensare le perdite sono state attuate negli ultimi 5 anni, dal 2010 al 2015, in cui si è intervenuto grazie all’abbandono dei terreni agricoli e la creazione di foreste piantate (3,1 milioni di ettari l’anno), che, ad esempio, hanno posto fine alla deforestazione dell’Amazzonia.

forests state of the world

Il rapporto, però, non vuole sottrarre all’agricoltura il suo ruolo chiave nella gestione delle politiche alimentari, ma intende sottolineare l’importanza delle funzioni ecologiche svolte dalle foreste che vanno a beneficiare il settore agricolo e la produzione alimentare, determinando anche la salvezza per alcune popolazioni.

La popolazione mondiale è cresciuta del 37% dal 1990 e il consumo di cibo è aumentato del 40%. Il consumo di cibo continuerà ad aumentare in proporzione all'aumento della popolazione, modificando anche i modelli del consumo alimentare stesso. Il rapporto spiega che 2,4 milioni di persone si affidano alle foreste per sopravvivere: dall’uso del legno, come sterilizzatore di acqua e combustibile; agli alimenti, ricchi di proteine e vitamine. L’utilizzo accorto delle foreste da parte delle popolazioni dimostra che si può vivere rispettando l’ambiente e, allo stesso tempo, è possibile migliorare la qualità della vita diminuendo la povertà grazie ai beni offerti dalla natura.

Ad oggi le priorità su cui i Paesi si dovrebbero concentrare sono: la sicurezza alimentare, l'agricoltura sostenibile e la gestione sostenibile delle foreste.

La sicurezza alimentare può essere raggiunta attraverso l'intensificazione della produzione agricola e con altre misure come la protezione sociale, piuttosto che attraverso l'espansione delle aree agricole a scapito delle foreste – ha affermato Eva Müller, Direttrice della Divisione FAO Politiche e Risorse Forestali – Ciò di cui vi è bisogno è un migliore coordinamento intersettoriale delle politiche in materia di agricoltura, silvicoltura, alimentazione e uso del suolo, una migliore pianificazione dell'uso del suolo, quadri giuridici efficaci, e un maggiore coinvolgimento delle comunità locali e dei piccoli proprietari”.
I dati del rapporto dimostrano che non sempre i programmi politici sono adeguati alle risorse naturali disponibili. Ciò significa che dovrebbe esserci un migliore coordinamento tra le politiche, da quelle forestali, agricole, alimentari, all’uso del suolo e dello sviluppo rurale e nazionale.
Allo stesso tempo, però, vengono mostrati esempi di Paesi che, con successo, sono riusciti ad aumentare la sicurezza alimentare e allo stesso tempo mantenere, o addirittura accrescere, la copertura forestale. Infatti, dal 1990 sono stati più di 20 Paesi a portare a termine l’obiettivo. Di questi, 12 hanno aumentato la copertura forestale di oltre il 10%: l'Algeria, il Cile, la Cina, la Repubblica Dominicana, il Gambia, la Repubblica Islamica dell'Iran, il Marocco, la Tailandia, la Tunisia, la Turchia, l'Uruguay e il Vietnam. Lo studio si concentra poi su sette casi particolari: Cile, Costa Rica, Gambia, Georgia, Tunisia, Ghana e Vietnam.
È interessante che il Gambia, l’unico tra i sette Paesi ad essere a basso reddito, sia quello che è riuscito a fare più progressi nei termini stabiliti, cioè dal 1990 al 2015: oltre all’attenzione per le foreste, ha dimezzato la percentuale di persone che soffrono la fame. Si è convinti che la riuscita del progetto sia dovuto ad un insieme di fattori, sia giuridici, come la sicurezza dei diritti di proprietà fondiaria; ma anche politici, con incentivi per un'agricoltura e una silvicoltura sostenibili.

global demand for agricultural production

I casi studio vogliono dimostrare che le riforme economiche possono aumentare la sicurezza alimentare senza una conseguente deforestazione; che le politiche dell’uso del suolo riconoscono i valori sociali, economici e ambientali cercando di ridurre la povertà; che le comunità possono trarre beneficio dalle foreste in simbiosi con l’agricoltura; ma anche che è importante adottare diversi approcci in diversi contesti in conformità al mutare delle circostanze.