L’acqua di mare diventa potabile con il nuovo dissalatore ad energia solare

L’acqua di mare diventa potabile con il nuovo dissalatore ad energia solare

Dagli Usa arriva un dissalatore fotovoltaico, potente, a basso costo ed eco-sostenibile, che cambia l’acqua salata in acqua potabile attraverso un nuovo metodo di elettrodialisi inversa. E’ il progetto del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e di Jain, società di sistemi di irrigazione.

acqua marina

 Arriva a trasformare fino al 90% dell’acqua trattata, il nuovo dissalatore completamente “green” vincitore del premio “Desal 2015” dedicato alle idee “verdi”.

L’energia elettrica necessaria al funzionamento del dispositivo, infatti, è fornita da un impianto fotovoltaico che, unitamente all’alto rendimento dell’invenzione, al suo basso costo ed alla sua eco-sostenibilità, ne ha decretato il successo al concorso promosso dall’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID) e dal Bureau of Reclamation (USBR), in collaborazione con l’Agenzia svedese per la Cooperazione internazionale allo Sviluppo e il Ministero degli Affari Esteri dei Paesi Bassi.

Il Premio Desal nasce proprio con l’obiettivo di stimolare la ricerca verso tecnologie convenienti da un punto di vista ambientale ed energetico, ed è dedicato alle innovazioni con il miglior rapporto tra costo ed efficienza nella dissalazione eco-sostenibile, capaci di fornire acqua potabile per l’uomo e per le colture nei paesi in via di sviluppo.

Il progetto, messo a punto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston e dall’azienda Jain Irrigation Systems, società di sistemi di irrigazione, ha vinto proprio perché è in grado di trasformare il 90% dell’acqua salata trattata in potabile, utilizzando un nuovo metodo: quello dell’elettrodialisi e osmosi inversa, cioè un sistema eco-sostenibile che isola gli ioni “salati” presenti nel flusso e disinfetta il tutto tramite raggi ultravioletti.

Il tema dell’approvvigionamento idrico è quanto mai attuale. In intere aree del Pianeta manca drammaticamente l’acqua potabile sia per l’uomo che per le colture. Entro il 2050 si prevede che la domanda di “oro blu” crescerà di un 55%, con il 70% del consumo legato alla produzione alimentare. Per questo molti Paesi stanno mettendo in funzione impianti di desalinizzazione di vario tipo, in grado di recuperare dall’acqua marina o salmastra l’acqua potabile, come il Cile e la California alle prese proprio in questi giorni con nuove norme per il razionamento obbligatorio dell’acqua nelle città.

Ma tutti i metodi utilizzati finora con la tecnologia “tradizionale” si sono rivelati autosufficienti sotto il piano energetico, ma molto costosi sotto quello economico. Al contrario, l’invenzione del MIT sembra essere molto conveniente. “I pannelli fotovoltaici - ha dichiarato Amos Winter ricercatore dell’Istituto americano - ricaricano le batterie che alimentano una macchina per l’elettrodialisi, la quale funziona facendo passare l’acqua tra due elettrodi con carica opposta. Poiché il sale disciolto in acqua consiste in ioni positivi e negativi, gli elettrodi isolano questi ultimi dall’acqua, lasciando quella dolce al centro del flusso. Una serie di membrane successivamente separano l’acqua dolce da quella salata, mentre un fascio di raggi ultravioletti la disinfettano. Dato che le membrane, che permettono di cancellare l’accumulo di sale invertendo la polarità elettrica sono esposte a bassa pressione, seppur costose, durano più a lungo richiedendo meno manutenzione”.

Secondo Winter il metodo dell’elettrodialisi e osmosi inversa trasforma il 40/60% in acqua potabile. Inoltre, con questo processo viene rimosso il sale, ma anche il calcare, varie sostanze chimiche, pesticidi, fertilizzanti e microrganismi.

A detta dei ricercatori, il premio di 140mila dollari, finanziato dalla Securing Water for Food Initiative dell’USAID, servirà a sviluppare il progetto che è stato testato presso il Brackish Groundwater National Desalination Research Facility nel New Mexico, funzionando per 24 ore di seguito e dimostrando la capacità di depurare in questo lasso di tempo ben 2.100 galloni (7.950 litri) di acqua. Un’innovazione che più “green” non si può.

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