Nel Pacchetto “Unione dell’Energia”, presentato il 25 febbraio 2015, la Commissione UE ha inserito anche una Comunicazione che illustra il contributo dell’Unione affinché si raggiunga un nuovo Protocollo globale, trasparente, dinamico e giuridicamente vincolante, con impegni equi e ambiziosi.

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La Commissione UE il 25 febbraio 2015, oltre alla Strategia quadro per un’Unione dell’Energia resiliente con una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici, ha adottato anche la Comunicazione che illustra una visione per un accordo globale sul clima a Parigi.

Come noto, a Parigi-Le Bourget si svolgerà ((30 novembre - 10 dicembre 2015) la Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro ONU sui Cambiamenti Climatici (COP21-UNFCCC), per sottoscrivere un nuovo Accordo sulla riduzione delle emissioni climalteranti che entrerà in vigore solo dal 2020.
Nel corso dei Climate Change Talks di Ginevra (8-13 febbraio 2015) è stata raggiunta un’intesa preliminare, gli Stati, Unione europea compresa, dovranno indicare le priorità in modo che ai prossimi Climate Change Talks di Bonn (1°-11 giugno 2015) il testo abbia una redazione quasi definitiva.

In questo quadro, la Comunicazione “The Paris Protocol - A blueprint for tackling global climate change beyond 2020” illustra la visione dell’Unione europea per un accordo globale, trasparente, dinamico e giuridicamente vincolante, con impegni equi e ambiziosi.

Il documento traduce le decisioni prese al vertice europeo dell'ottobre 2014 di ridurre le emissioni interne di gas a effetto serra di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990, da conseguire entro il 2030 (il cosiddetto Intended Nationally Determined Contribution, Allegato alla Comunicazione). A livello internazionale, tale contributo fungerà da base ai negoziati internazionali e contribuirà alle azioni necessarie per mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto dei 2 ºC rispetto ai livelli preindustriali.

Ovviamente, la Comunicazione è correlata alla Strategia “Unione per l’Energia” (entrambe sono inserite nel Pacchetto omonimo), dal momento che il settore energetico è il principale autore delle emissioni climalteranti.
Nonostante l’UE abbia ridotto nell’ultimo decennio le emissioni, come ha rilevato l’Agenzia Europea dell’Ambiente, rimane pur sempre responsabile di circa il 10% delle emissioni mondiali, e, secondo la Commisione, la Strategia adottata dovrebbe far decrescere ulteriormente questa percentuale nel prossimo decennio per effetto del minor consumo di combustibili fossili a seguito del maggior utilizzo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, considerata come un fonte a sé stante.

Nella Comunicazione, si invita tutti i Paesi a presentare con largo anticipo rispetto alla Conferenza di Parigi le proposte di obiettivi di riduzione delle emissioni per il periodo successivo al 2020 e che va fino al 2025-2030. In particolare la Cina, gli Stati Uniti e gli altri Paesi del G20 dovrebbero essere in grado di farlo entro la fine del primo trimestre del 2015.

Viene inserita la proposta che l'accordo del 2015 assuma preferibilmente la forma di un protocollo dell'UNFCCC ed entri in vigore non appena sarà stato ratificato dai Paesi che totalizzano 40 Gt di CO2 equivalente. Ciò corrisponde a circa l'80% delle emissioni mondiali del 2010. L'UE, la Cina e gli Stati Uniti dovrebbero dar prova di leadership politica, aderendo al protocollo il prima possibile.
Oltre agli impegni per la riduzione delle emissioni, tutti i Paesi dovrebbero essere incoraggiati a partecipare ai finanziamenti per il clima, allo sviluppo e al trasferimento di tecnologia e alla costituzione di capacità.

Affinché i Paesi raggiungano uno sviluppo sostenibile resiliente ai cambiamenti climatici, il Protocollo dovrebbe rafforzare gli impegni assunti dalle Parti per intraprendere azioni di adattamento, cooperare e promuovere l'uso efficace ed efficiente delle strategie per ridurre le emissioni e adattarsi agli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

La Comunicazione sottolinea la necessità che il Protocollo richieda riduzioni delle emissioni dei gas a effetto serra in tutti i settori, inclusi il settore aereo e marittimo, nonché dei gas fluorurati. L'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO), l'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e il Protocollo di Montreal, rispettivamente, dovrebbero intervenire in questi settori entro la fine del 2016.
Anche le altre politiche dell'UE, come quelle in materia di commercio, ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione, nonché cooperazione economica e allo sviluppo, possono sostenere e rafforzare la politica dell'UE in materia di clima a livello internazionale.

La comunicazione è accompagnata da un Piano d'azione diplomatico in materia di clima che punta a far guadagnare gradualmente consensi alla posizione dell'UE e a stringere alleanze con partner internazionali ambiziosi in prospettiva della Conferenza di Parigi.

La Comunicazione sarà presentata ai Ministri dell'Ambiente dell'UE nella riunione del 6 marzo e nelle prossime settimane l'UE ultimerà il proprio contributo al nuovo accordo mondiale sul clima per presentarlo all'UNFCCC entro la fine di marzo.
Tra le priorità dell'UE nei mesi a venire vi sono quella di assicurare un dialogo e una cooperazione intensi con i Paesi partner e quella di incoraggiare il G20 e le altre economie con redditi medi e alti ad assumere un ruolo di guida attraverso contributi tempestivi e ambiziosi, in particolare nell'ambito del Major Economies Forum, del G20 e del G7. La Commissione europea sta valutando la possibilità di organizzare una conferenza internazionale specifica per migliorare la comprensione reciproca dell'entità dei contributi proposti (INDC) e l'adeguatezza dell'ambizione collettiva prima della Conferenza di Parigi.

Ogni persona e ogni Paese del mondo trarranno beneficio se possiamo impedire i cambiamenti climatici raggiungano livelli pericolosi - ha dichiarato il Commissario UE per l’Energia e il Clima, Miguel Arias Cañete - Parigi ci offre l’opportunità di fare questo e noi dobbiamo afferrare con entrambe le mani”.