Il Rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia indica le sfide che attendono i sistemi di generazione elettrica dei Paesi dell’OCSE, dove la domanda diminuisce o rimane stabile, mentre la produzione da fonti discontinue come da eolico e fotovoltaico è destinata, comunque, ad aumentare. Le utility  dell’energia non possono sperare di mantenere alti i profitti senza investimenti nella flessibilità delle reti per una maggior integrazione delle rinnovabili.

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L’Europa rischia di perdere la sua posizione di leadership nel settore delle energie rinnovabili, se non investe adeguatamente nelle reti e nell’integrazione dei mercati”, ha dichiarato il Direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Maria van der Hoeven che ha partecipato oggi a EWEA 2014, evento annuale della European Wind Energy Association, che si tiene a Barcellona in Spagna dal 10 al 13 marzo 2014.

Qualche giorno prima, l’AIE aveva aveva pubblicato il suo ultimo Rapporto “The Power of Trasformation. Wind, Sun and the Economics of Flexibile Power Systems” in cui si afferma che i sistemi di alimentazione possono rimanere affidabili e convenienti pur sostenendo quote elevate di rinnovabili come da energia eolica e solare fotovoltaica, fondamentali per soddisfare le esigenze energetiche future e per decarbonizzare il settore elettrico.

Entrambe le tecnologie sono cresciute molto rapidamente e diffusamente negli ultimi anni (uno dei pochi punti luminosi in un quadro altrimenti desolante di scarsi progressi dell’energia pulita, afferma l’AIE) e gli scenari previsti indicano che questa tendenza continuerà per decenni. 
Tuttavia, la discontinuità intrinseca dell’energia eolica e solare fotovoltaica sta sollevando preoccupazioni circa l’affidabilità e la convenienza della loro integrazione in quote elevate nei sistemi di alimentazione.

Attualmente, eolico e fotovoltaico rendono conto quasi del 3% della produzione elettrica mondiale, ma alcuni Paesi dispongono già di quote molto elevate: in Italia, Germania, Irlanda, Spagna e Danimarca, eolico e fotovoltaico rappresentano da circa il 10 ad oltre il 30% della produzione elettrica e in condizioni meteorologiche particolari possono arrivare a fornire  temporaneamente oltre la metà della domanda di energia complessiva. In Danimarca, l’energia eolica riesce spesso a soddisfare tutta la domanda di energia elettrica. Le previsioni a 5 della IEA prevedono un ulteriore rapido incremento per le rinnovabili intermittenti.

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Secondo lo Studio dell’AIE, l’integrazione di quote elevate (30% o più della produzione elettrica annuale) può avvenire ad un costo aggiuntivo contenuto nel lungo termine. Tuttavia, i costi dipendono inevitabilmente da quanto sia già flessibile l’infrastruttura energetica e dalle singole strategie nazionali per assicurare tale flessibilità. La gestione di questa transizione sarà più difficile per alcuni Paesi o per certi sistemi energetici rispetto ad altri, si afferma nel Rapporto.
Integrare elevate quote di energie rinnovabili variabili trasformerà davvero i nostri sistemi di alimentazione – ha dichiarato  la van der Hoeven - Questa nuova analisi prevede un cambiamento di prospettiva. Nel metodo classico, le energie rinnovabili discontinue vengono aggiunte ad un sistema esistente senza considerare tutte le opzioni disponibili per adeguarle nel suo complesso. Questo approccio non coglie il punto. L’integrazione non è semplicemente l’aggiunta di energia eolica e solare nella parte superiore del ‘business as usual’. Dobbiamo trasformare il sistema nel suo insieme per rendere tutto ciò redditizio”. 

Nel rapporto si sostiene, inoltre, che per ogni Paese, l’integrazione del 5-10% della produzione di vento e sole, non comporta grosse sfide tecniche o economiche, purché siano soddisfatte tre condizioni:
- che siano evitati “punti caldi” locali di distribuzione non controllati;
- che le fonti rinnovabili contribuiscano a stabilizzare la rete quando necessario;
- che le previsioni su eolico e fotovoltaico siano utilizzate in modo efficace.
Questi livelli inferiori di integrazione sono possibili all'interno dei sistemi esistenti, perché le stesse risorse flessibili che i sistemi di alimentazione già utilizzano per far fronte alla variabilità della domanda possono essere messe a lavorare per aiutare a integrare la variabilità dell’eolico e del solare. Tali risorse possono essere trovate sotto forma di impianti elettrici flessibili, infrastrutture di rete, stoccaggio e la risposta dal lato della domanda.

Per quote superiori al 30% sarà richiesta, invece, una trasformazione del sistema, basata su 3 principali requisiti:
- distribuzione di energie rinnovabili discontinue in un sistema sostenibile in modo da utilizzare le tecnologie disponibili;
- miglioramento giornaliero dei sistemi di alimentazione e dei mercati;
- investimenti finanziari in ulteriori risorse flessibili.

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Le sfide di tale trasformazione dipendono dal fatto che il sistema elettrico sia “dinamico” con consumi in forte crescita, come nei Paesi in via di sviluppo, ovvero “stabile”, come quello in Europa, dove i consumi sono stabili o tendono a ridursi.
Nei sistemi elettrici “stabili”, in assenza di un aumento della domanda, l’incremento della produzione di energia elettrica da eolico e fotovoltaico avviene a scapito dei produttori tradizionali, determinando significativi impatti economici su di loro. Questa situazione avviene su regole economiche fondamentali, non solo quale conseguenza dell’intermittenza delle fonti rinnovabili. La sfida della trasformazione nei sistemi “stabili” è duplice: mettere in piedi un nuovo sistema flessibile e ridimensionare, al contempo, la parte rigida del vecchio.

Per quanto attiene al sistema “stabile” italiano, segnaliamo che dal XIV Osservatorio sulle Utilities di Agici Finanza d’Impresa, realizzato in collaborazione con Accenture e presentato il 5 marzo 2014, risulta che i consumi di elettricità nel nostro Paese rimarranno bloccati almeno fino al 2020, mettendo in crisi le utility che ancora ragionano avendo come riferimento il vecchio modello energetico. Si è appreso, infatti, che nel periodo 2011-2013, hanno svalutato asset fossili per 18 miliardi di euro e per i prossimi tre anni prevedono di tagliare i costi per 10 miliardi di euro e gli investimenti di 37 miliardi, nonché di chiudere centrali per 29 GW.

Par di capire che un vecchio modello è ormai al tramonto e non si può sperare di mantenere alti i profitti, tentando di comprimere lo sviluppo delle rinnovabili, accusandole di produrre a costi più alti rispetto a quelli tradizionali, che si scaricherebbero sulle bollette dei consumatori. 
Nel Rapporto dell’AIE, si afferma che i Governi con sistemi “stabili” devono affrontare questioni politiche difficili su come gestire gli effetti distributivi, in particolare se sia necessario dismettere alcuni impianti di generazione prima della loro fine vita e, in caso affermativo, chi pagherà per i guadagni non realizzati. Rispondere a queste sfide sarà possibile solo attraverso uno sforzo di collaborazione da parte dei decisori politici e dell’industria.
In ogni caso, “queste sfide superabili non devono farci perdere di vista i benefici che le rinnovabili possono portare in termini di sicurezza energetica e di lotta ai cambiamenti climatici pericolosi - ha osservato la van der Hoeven - Se i Paesi OCSE vogliono mantenere la loro posizione di leadership in questo settore, dovranno affrontare queste domande a testa alta”.

Al contrario, nei sistemi di generazione elettrica “dinamici”, come in India, Cina, Brasile e nelle altre economie emergenti, l’energia eolica e il solare fotovoltaico possono essere soluzioni più efficaci per soddisfare la domanda in crescita. L'integrazione nella rete delle rinnovabili VRE può - e deve - essere una priorità fin dall’inizio. Con investimenti adeguati, un sistema flessibile può essere costruito fin dall'inizio, in parallelo con l’implementazione delle energie rinnovabili discontinue. 
Le economie emergenti hanno davvero un’opportunità in tale situazione - ha concluso la Direttrice esecutiva dell’AIE - Loro possono saltare direttamente verso un sistema di generazione elettrica del 21° secolo, raccogliendone i benefici”.