Sono molte le perplessità circa la struttura e configurazione del nuovo esecutivo scelto da Juncker, soprattutto per quanto riguarda gli accorpamenti di settori strategici per lo sviluppo sostenibile quali Ambiente e Azione per il Clima, accorpati rispettivamente ad Affari Marittimi e Pesca, e all’Energia, e ai nominativi di chi dovrebbe sovrintenderli. Di fronte alle tante perplessità suscitate e già rappresentate, vedremo se il Parlamento sarà capace di imporre sostituzioni come nel 2004.

commissione ue junker

Presento oggi la squadra che riporterà l'Europa sulla strada verso l'occupazione e la crescita - ha dichiarato il nuovo Presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, rendendo nota il 10 settembre 2014 la composizione della sua squadra e la nuova struttura della prossima Commissione europea che si insedierà a Palazzo Berlaymont a Bruxelles il prossimo 1° novembre, dopo aver ottenuto la fiducia del Parlamento europeo, prevista per il 21 o 22 ottobre 2014 - La configurazione della nuova Commissione risponde alla sua funzione. Dobbiamo essere aperti al cambiamento, dobbiamo dimostrare che la Commissione può cambiare. Oggi vi presento una Commissione europea politica, dinamica ed efficiente, capace di dare all'Europa un nuovo inizio. Ho assegnato i portafogli alle persone, non ai Paesi. Sto mettendo in campo27 giocatori, ognuno con uno specifico ruolo, per una squadra vincente”.

Che il neoPresidente abbia dovuto distribuire gli incarichi tra i vari gruppi e il rispettivo peso politico dell’eterogenea maggioranza che l’ha votato è del tutto normale.
Che abbia designato i Commissari sulla base delle esperienze di Governo acquisite è altrettanto ovvio.
Che abbia voluto dare un maggior peso alla rappresentanza femminile (9 contro 19 uomini) è scelta logica, anche se sarebbe stato auspicabile un maggior equilibrio di genere.
Quel che non ci convince è il nuovo assetto dato all’esecutivo, che, nelle dichiarate intenzioni di “eliminare i compartimenti stagni e abbandonare le strutture statiche”, in realtà sottende un vero e proprio declassamento di ruolo e funzioni svolte da precedenti “portafogli” ovvero “Ministeri”, come è accaduto per l’Ambiente che è stato combinato con quello degli Affari marittimi e Pescaper riflettere l'identica logica della crescita ‘blu’ e "verde’”, e ad Azione per il Clima che è stato accorpato a quello dell’Energia, perché non si deve “elaborare politiche responsabili in materia di cambiamenti climatici”, senza “anche rispondere a un imperativo industriale, se l'Europa vuole ancora disporre di energia a prezzi competitivi a medio termine”.
Inoltre, “entrambi i nuovi portafogli contribuiranno al project team ‘Unione dell’energia’, diretto e coordinato da Alenka Bratušek”, uno dei 7 Vicepresidenti della Commissione UE.

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Le nostre preoccupazioni si fanno più solide, leggendo le “lettere di missione” inviate da Juncker ai prescelti. Al Commissario Ambiente, Affari Marittimi e Pesca.


Juncker gli chiede di concentrarsi sulla revisione del quadro legislativo ambientale esistente per renderlo adatto allo scopo, tra cui:
- le Direttive “Habitat” e “Uccelli”, i due atti legislativi che più hanno contributi in questi anni a difendere la biodiversità in Europa, “per valutare l’opportunità di fonderle in un unico atto legislativo”;
- il recente Pacchetto “Aria Pulita in Europa”, fortemente contestato dalle lobby industriali, “per valutare se il nuovo approccio proposto affronti adeguatamente le fonti di inquinamento atmosferico con gli strumenti giusti”;
- l’ancora più recente Pacchetto sull’Economia Circolare, che suggerisce inoltre di misurare la produttività delle risorse in base al rapporto tra PIL e consumo di materie prime, proponendo di individuare nell’aumento del 30% di tale produttività entro il 2030 un possibile obiettivo, “alla luce delle prime reazioni del Parlamento europeo e del Consiglio, per verificare se e come sia coerente con la nostra agenda su lavoro e crescita e sui nostri più generali obiettivi ambientali”.
Nello svolgere tale funzioni il Commissario verrà supportato dalla Direzione Generale Affari Marittimi e Pesca (DG MARE) e dalla Direzione Generale Ambiente (DG ENV) alla quale sono state sottratte le relazioni con l’ECHA, l’Agenzia sulle Sostanze Chimiche il cui ruolo è di proteggere i cittadini europei dai prodotti chimici nocivi, passate alla Direzione Generale Imprese e Industria (DG ENTR).

Al Commissario di Azione per il Clima e Energia, Juncker chiede di:
- contribuire, come parte del team di progetto guidato e coordinato dal Vice-Presidente di Unione dell’Energia, al completamento del mercato interno dell'energia, identificando e selezionando i progetti infrastrutturali su cui concentrarsi;
- contribuire, come parte del team di progetto guidato e coordinato dal Vice-Presidente per l'Occupazione, la Crescita, gli Investimenti e la Competitività, ai posti di lavoro, alla crescita e al pacchetto di investimenti da presentare entro i primi tre mesi del mandato, realizzando le condizioni per assicurare che l'UE funga da catalizzatore per investimenti pubblici e privati, con particolare riguardo alle infrastrutture sia per le reti energetiche che per le energie rinnovabili e l'efficienza energetica;
- aumentare la sicurezza energetica dell'UE, diversificando le fonti e le rotte di importazioni di energia, facendo leva sul potere negoziale dell’UE;
- condurre e preparare i negoziati del Pacchetto “Clima ed Energia al 2030;
- continuare a sviluppare le politiche UE per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica;
- rafforzare e promuovere il sistema di scambio delle emissioni (ETS) per garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE in modo efficace dal punto di vista dei costi;
- sostenere il Vice-Presidente di “Unione dell’Energia”, al fine di garantire che l'UE svolga un ruolo di primo piano nella politica climatica internazionale, a partire dalla Conferenza di Parigi (2015).

Di fronte a queste indicazioni, è difficile sottrarsi alla sensazione che per i prossimi anni le politiche ambientali dell’UE saranno condizionate dalla “crescita economica” e quelle climatiche subordinate al mercato energetico.

Sembra cadere nel vuoto l’ammonimento dell’inviato speciale dell’ONU sui cambiamenti climatici, l’irlandese Mary Robinson che in visita a Bruxelles lo stesso 10 settembre 2014 per incontrare il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz con l’obiettivo di sollecitare l’UE a svolgere un ruolo chiave nella lotta al global warming fin dal Summit ONU di New York del 23 settembre prossimo, ha affermato:“Quel che ho imparato è che aggiungere un po’ di verde al business as usual non basta. Dobbiamo cambiare realmente il corso della storia e mi auguro che i leader europei agiranno di conseguenza”.

Se poi, aggiungiamo, che:
- il Commissario prescelto per Ambiente , Affari Marittimi e Pesca, è Karmenu Vella, già Ministro dei Lavori Pubblici, Ministro dell’Industria e, per due volte, Ministro del Turismo di Malta, Paese sottoposto a molteplici procedure di infrazione da parte della Commissione UE e a condanne della Corte europea di Giustizia per la mancata attuazione della legislazione UE sulla conservazione degli uccelli e sulla pesca;
- il Commissario prescelto per Clima ed Energia è Miguel Arias Cañete, già Ministro dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e dell’Ambiente del Governo spagnolo ed oggetto in patria di accusa di conflitto di interessi per essere azionista e presidente di due società petrolifere;
si capisce il motivo per cui Green 10, la coalizione di delle 10 più importanti organizzazioni ambientaliste europee, abbia scritto al nuovo Presidente della Commissione UE per esprimere “Gravi preoccupazioni sulla direzione che sta intraprendendo l’UE”.

A questo punto la palla passa al Parlamento europeo che, seppure non abbia il potere di sfiduciarli singolarmente, può tuttavia sfiduciare l’intera Commissione. Tant’è che, qualora fossero giudicati inidonei a ricoprire i ruoli assegnati, il Presidente Juncker potrebbe essere costretto a presentare altri nomi o persuadere lo Stato membro cui appartiene a proporre un altro nome, come avvenne nel 2004 quando il Governo Berlusconi fu costretto a ritirare la candidatura a Commissario di Rocco Buttiglione, bocciato dal Parlamento, sostituendola con quella di Franco Frattini.

Nonostante ci sia chi evoca per la nuova Commissione la “sindrome Buttiglione”, non riteniamo che il Parlamento europeo eletto la primavera scorsa abbia gli stessi “attributi” per imporre un’identica soluzione, anche se saremmo ben felici di essere smentiti.